"Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee,o le sue idee non valgono nulla o non vale nulla lui" (Ezra Pound) www.marcotatti.it contatto:marcotatti@tiscali.it
venerdì 1 luglio 2011
Un nuovo quotidiano sardo
Da oggi è nelle edicole di tutta la Sardegna un nuovo quotidiano "Sardegna 24",diretto da Giovanni Maria Bellu,già redattore a "Repubblica" e ultimamente condirettore de "L'Unità" la cui direttrice era Concita De Gregorio.Bellu è certamente un grande giornalista,ma soprattutto è sardo,uno di quei tanti sardi "eccellenti" che hanno dovuto lasciare la nostra isola per cercare lavoro fuori.La parodia di una terra,la nostra,che nonostante le tante potenzialità e le tante eccellenze in tutti i campi,continua,suo malgrado,a recitare un ruolo certamente di secondo piano(forse usando anche un eufemismo)e di subalternità rispetto alle dinamiche economiche,sociali,politiche e culturali che rappresentano il cuore pulsante del nostro Paese e che determinano la crescita dello stesso.Non vi è alcun dubbio che questo stato di cose sia alimentato ogni giorno di più dal ruolo non dignitoso che il Presidente della Regione Sarda e la sua maggioranza,peraltro in continua fibrillazione,esercitano nei confronti del governo amico di Roma,quello che con il suo leader tre anni fa,nel corso della campagna elettorale regionale,scendeva in Sardegna promettendo mari e monti,interventi salvifici presso le multinazionali che chiudevano mandando a casa centinaia di lavoratori.Ovviamente era solo una grande buffala,la stessa che da 15 anni continua a propinare all'intero Paese.Tuttavia ora l'aria sta cambiando,per non dire che è già cambiata,le elezioni provinciali dello scorso anno hanno anticipato il risultato delle amministrative di qualche settimana fa ma soprattutto quel referendum che,in maniera trasversale,e questa è soprattutto la grande novità,ha certificato che è definitivamente finito l'incantesimo,che noi italiani e, per quanto ci riguarda,noi sardi vogliamo riappropriarci della nostra dignità strappataci in cambio di vane promesse.Anche in Sardegna il berlusconismo è al tramonto,la Regione in queste ultime settimane,al netto delle lotte intestine nella maggioranza,è impegnata in operazioni di imbonimento(vedi la farsa della cosiddetta flotta sarda)che però,come detto,non suscitano ovviamente alcun entusiasmo tra noi sardi,ma semmai ci fanno prendere coscienza che nel momento in cui si fa ricorso agli spot siamo ai titoli di coda.
Questo primo editoriale di Bellu,molto lucido e molto obiettivo, rappresenta anche l'anticipazione di quello che questo nuovo quotidiano vorrà recitare nel panorama editoriale sardo.
Dunque benvenuto "Sardegna 24",ne avevamo bisogno.Davvero.
Emigrare,ritornare e provare rabbia.
di Giovanni Maria Bellu
Chi vi scrive è un emigrato fortunato. Uno dei seicentomila sardi che hanno lasciato la Sardegna per lavorare altrove. Ma in una posizione di privilegio, comoda, protetta. All'inizio mi pareva strano che si usasse la stessa parola - emigrato - per operai e soldati, camerieri e minatori, gente che si spezza la schiena per mettere assieme il pranzo e la cena, e per categorie privilegiate quali gli imprenditori e, appunto, i giornalisti. Ne ho recuperato il senso generale lentamente, incontrando emigrati sardi in Italia e nel mondo, dagli Stati Uniti all'Australia, dalla Germania all'Argentina, e scoprendo che avevamo condiviso tutti, indipendentemente dalla professione e dal censo, lo stesso processo: la trasformazione della nostalgia in rabbia.
E' un processo lento ma inesorabile. A un certo punto si esaurisce il piacere di perdersi nelle strade sconosciute e cominci a vedere il dolore e la solitudine metropolitani, poi un giorno l'acqua torbida di Ostia t'immalinconisce e la memoria del Poetto ti strugge, poi un altro giorno incontri in Somalia uomini che si uccidono per contendersi un pezzo di deserto e rivedi come un Eden gli spazi immensi della tua infanzia in Barbagia. E siccome avevi ormai cominciato a misurare le distanze col passo del luogo straniero, quei flash di memoria ti restituiscono il senso dell'essere la tua terra “quasi un Continente”. Scopri che quella definizione abusata, troppo spesso ripetuta, che ormai quasi ti irritava, è esatta: non esiste al mondo un altro luogo dove, in un così piccolo spazio, si concentri il mondo. Il passaggio dalla nostalgia alla rabbia è un viaggio a ritroso: cominci a rivedere la tua terra in ogni angolo del pianeta. E più lo giri, più la ritrovi: ti perseguita. Poi magari per il tuo lavoro ti capita d'incrociare le storie di uomini che lasciano la loro terra, rischiando la vita, spesso perdendola nel Mediterraneo, perché proprio non possono restare nel luogo dove sono nati, e allora ritrovi la consapevolezza della tua fortuna. Non è scontata la democrazia, non è scontato il benessere. Bisogna coltivarli. La democrazia va coltivata con lo stesso amore con cui si coltiva la terra. Cominci a notare le occasioni perdute e i talenti dissipati. Li ho visti, in queste settimane, mentre formavo la redazione di Sardegna24: decine e decine di curricula stellari, studi di eccellenza nelle migliori università del mondo, ed esperienze lavorative misere segnate da retribuzioni modeste e precarie. Il nostro futuro umiliato a favore degli amici degli amici, dei raccomandati, dei furbi. Rilevi che un tempo, quando sei partito, per lo meno agivano di nascosto, si vergognavano. Oggi, invece, quasi rivendicano come un valore la loro cialtroneria e la loro amoralità. Aguzzi lo sguardo e pensi che con tutta quella terra, con tutto quel mare, con tutta quella varietà, potremmo essere ricchi. Ricchi nella misura giusta: quella che dà a tutti i bambini che nascono le stesse opportunità. E constati che non solo non è così, ma che siamo gli ultimi. Gli ultimi nella pur misera ripresa del Paese, gli ultimi nella capacità di rivendicare i nostri diritti. Siamo minores – come i tiranni del malaffare che oggi come ieri dobbiamo buttare a mare – minores e patetici. Siamo giunti a utilizzare alcuni dei luoghi sacri della nostra memoria - Scintu, Dimonios – per coprire – come raccontiamo in questo nostro primo numero – l'incapacità di utilizzare le leggi per salvaguardare i nostri diritti. Povera Sardegna massacrata dai mediocri e dai vassalli. Povera Sardegna che umilia se stessa umiliando le sue migliori intelligenze. Povera terra mia trasformata nel bordello di un miliardario senza dignità. Può finire così una privilegiata esperienza migratoria. Semplicemente con la rabbia che nasce dall'indignazione.
Non esiste il giornalismo obiettivo. Esiste il giornalismo onesto. E' la più importante tra le cose che ho imparato da Eugenio Scalfari quando, più di vent'anni fa, andai a lavorare a Repubblica. Non esiste il giornalismo asettico, esiste il giornalismo che offre un punto di vista sul mondo, come abbiamo tentato di fare in questi ultimi anni con Concita De Gregorio a l'Unità. Esiste solo il giornalismo che riferisce la verità sostanziale dei fatti, senza travisamenti e senza censure. Il giornalismo che informa. Quello dove i lettori comprano i giornali non per contare i morti, ma per capire i vivi. E' un lavoro duro che richiede pazienza e umiltà. Gli editori di questo giornale mi hanno garantito assoluta autonomia, e la eserciterò in pieno. Sarete voi, i lettori, a giudicare. E sarete voi stessi i protagonisti di questo progetto, perché Sardegna24 è il giornale che avete tra le mani, ma anche un sito internet, una radio. Una “piattaforma multimediale” aperta al contributo di tutti.
Oggi, in questo primo numero, ho pensato che la cosa più onesta fosse rendere esplicite le motivazioni. Secondo la lezione di uno dei più grandi report del nostro tempo, Ryszard Kapuscinski, credo nel giornalismo che cambia la realtà e dà voce agli ultimi.
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