"Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee,o le sue idee non valgono nulla o non vale nulla lui" (Ezra Pound) www.marcotatti.it contatto:marcotatti@tiscali.it
venerdì 15 luglio 2011
I nostri riformisti che,sulle Province,hanno perso la faccia
Stamattina,prendo in mano "Il Venerdì di Repubblica" e, come ogni settimana,inizio a sfogliarlo.Subito all'inizio trovo e leggo questo articolo.Per un istante mi sorge il dubbio che,vista la firma,si sia trattato di un errore di impaginazione,di stampa e che magari è stato, per sbaglio,inserito un articolo di Feltri o di Belpietro!
Lo leggo di nuovo,e ancora una volta.
No no,l'articolo è proprio di Curzio Maltese,editorialista di punta di "Repubblica".
E allora penso che in fondo la differenza sostanziale tra i giornalisti sopraccitati e quelli a noi vicini(come Maltese)è proprio questa:quelli non potranno mai,e sottolineo mai,prendere,a parti invertite, queste posizioni verso Berlusconi e il suo governo,mentre Maltese e quanti sono vicini a noi lo fanno con molta serietà,competenza e rispetto per questa importantissima professione,dimostrando ampiamente che il ruolo del giornalismo,di quel giornalismo di cui c'è tanto bisogno nel nostro Paese,è altra cosa rispetto al servilismo tout court.
Certo,francamente da democratico mi ha fatto molto male leggere queste righe,e tuttavia nel momento in cui prendiamo,peraltro in un periodo topico per la politica italiana,certe cantonate beh,prendiamoci anche queste lezioni!
Facciamo però subito tesoro di questi inverosimili errori e andiamo avanti con serietà e responsabilità.
di Curzio Maltese(dalla rubrica "contromano" del "Venerdì di Repubblica" del 15/7/2011
Una delle grandi questioni politiche degli ultimi vent'anni è questa:i grandi capi del riformismo italiano ci sono o ci fanno? Le giustificazioni al voto del Pd che ha mantenuto le Province viaggiavano nello scivoloso terreno fra il ridicolo e il penoso. Con sconfinamenti nell'ultima ideologia superstite della sinistra:il "benaltrismo". "Ci vuole ben altro che l'abolizione delle Province per rimettere in sesto i conti dello Stato".
Certo,ma intanto milioni di cittadini si sarebbero accontentati di veder abolito il più impopolare e costoso(14 miliardi) degli enti inutili.Perchè il Pd non ha voluto? L'unica logica spiegazione è che il Pd non vuole mandare a casa i suoi quaranta presidenti di Province e il personale politico al seguito.
Le altre sono francamente degli alibi.
"Così s'incoraggia l'antipolitica" hanno tuonato i dirigenti locali e nazionali del Pd,ma è vero l'esatto contrario.A parte questo,di che vanno cianciando questi professionisti della politica ignorante?
Di abolire le Province si parla fin dalla Costituente.Si decise allora di mantenerle soltanto in attesa delle Regioni.
Quindi le Province avrebbero dovuto morire nel 1970 e invece sono raddoppiate.Il Pd vorrebbe ridurle,ma non abolirle.Confermando una concezione miserabile del riformismo all'italiana,che consiste nel trovare un eterno compromesso con il peggio espresso dalla destra. Ma se il partito riformista non ha neppure il coraggio di varare la più popolare delle riforme,come pensa di poter cambiare il Paese?
La vera questione è che il Pd,per meglio dire la sua dirigenza,non è in grado di intercettare e neppure di capire la spinta profonda al cambiamento della società italiana.In qualche modo chiara al resto dell'opposizione,da Di Pietro a Vendola,perfino da Casini a Fini.Il Pd ha vinto a sua insaputa le elezioni di Milano e di Napoli con candidati che non avrebbe mai scelto,ha vinto a sua insaputa i referendum che non voleva.Ed è diventato nei sondaggi il primo partito per demeriti altrui.Poi,quando si è trattato di ritirare i premi della lotteria,ha perso i biglietti vincenti.
I dirigenti più capaci del Pd,e ce ne sono,dovrebbero riflettere e cambiare in fretta strada.Altrimenti la storia è gia scritta.L'ennesima resurrezione di Berlusconi,magari in forma di un berlusconismo senza il Cavaliere.Deludere ancora le attese degli elettori del centrosinistra significa andare incontro,alle prossime elezioni,a una disfatta storica e definitiva,contro una santa alleanza di centrodestra,da Casini alla Lega,con Berlusconi a fare da burattinaio.
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