"Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee,o le sue idee non valgono nulla o non vale nulla lui" (Ezra Pound) www.marcotatti.it contatto:marcotatti@tiscali.it
mercoledì 9 marzo 2011
Discorso di Michela Murgia al Comune di Cagliari nel corso della consegna del premio "Donna Sarda dell'anno",assegnatole dalle Lioness di Cagliari.
Visto che ormai abbiamo rotto il cerimoniale, anche io prima di ritirare il premio voglio aggiungere due parole alle riflessioni del sindaco Floris. Sono onorata che il circolo Lioness abbia voluto tributarmi questo riconoscimento. Ho ricevuto molti premi nel corso dell’anno appena trascorso, ma desidero dirvi che la soddisfazione maggiore l’ho avuta dal fatto che il primo – il premio Giuseppe Dessì - è venuto dalla mia terra. Questo dimostra una volta di più che non è vero che nessuno è profeta in patria, e che non c'è affatto bisogno di aspettare che il nulla osta venga da fuori per considerarci all’altezza del mondo: la Sardegna sa riconoscere i talenti dei suoi figli e spesso sa valorizzarli. Poi sono arrivati gli altri riconoscimenti, tra questi il Campiello è stato sicuramente importantissimo, ma niente vale come il sapere che la propria voce è stata riconosciuta là dove è nata, come sta avvenendo del resto anche oggi qui in questa sala.
Devo dire però che Cagliari in questo processo di valorizzazione non è stata sempre prontissima. L’unica altra volta che ho ricevuto attenzione dal capoluogo è stato l’anno scorso, quando mi giunse un invito a fare da testimonial alle celebrazioni per i cinquant’anni della bambola Barbie, in una iniziativa sostenuta economicamente anche dal comune. Mi dissero che sia io che Barbie rappresentavamo esempi femminili di emancipazione. Ritengo di credere in un processo di emancipazione molto diverso da quello rappresentato da Barbie, per cui - mi scuserà il sindaco oggi – in quella circostanza declinai l’invito. Ben diverso è il valore del riconoscimento che mi viene oggi dalle Lioness, e infatti sono qui.
Sono felice di sentire dalla viva voce del sindaco che la cultura è uno dei settori di maggior interesse per la politica sarda. Vorrei fosse sempre vero, e sappiamo tutti che invece purtroppo così non è. Mi permetto di cogliere questa occasione per chiedergli di darne prova difendendo con più forza la scuola pubblica dall’attacco che sta subendo proprio dalle istituzioni che dovrebbero proteggerla. Le piccole scuole del territorio stanno chiudendo secondo un criterio di razionalizzazione che tiene conto solo di calcoli economici, e questa logica miope, in un contesto ad alto tasso di abbandono scolastico come il nostro, renderà più difficile l’accesso dei giovani sardi all’istruzione di base.
Voi oggi mi onorate perché ritenete che io dia lustro alla Sardegna, ma non dimenticate che ho studiato in una piccola scuola di provincia, e per questo oggi nel ritirare questo premio rendo merito al lavoro dei miei insegnanti e alla lungimiranza di una classe politica che allora era ancora in grado di capire che il futuro dei propri figli non lo si può calcolare con lo stesso criterio con cui si fa quadrare il bilancio di un’azienda commerciale. Con i parametri attuali quella scuola allora sarebbe stata chiusa, e io forse adesso non sarei qui. L’investimento in cultura non passa solo dal riconoscimento di chi della cultura ha fatto già il suo mestiere, ma dai luoghi primari dove la cultura diventa patrimonio di tutti: la scuola.
Grazie ancora alle Lioness per avermi dato l'occasione di ribadirlo davanti a una platea così sensibile e attenta.
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