lunedì 14 marzo 2011

Bravo Gianni!


Sabato pomeriggio ho preso parte,a Oristano, all'assemblea provinciale del Partito Democratico,il mio partito.
Avevo deciso,fin dal giorno del ricevimento della convocazione,di parteciparvi,con il desiderio di sentire la relazione del segretario sullo stato di salute del partito e il conseguente dibattito.
La carne al fuoco era certamente molta,dalla situazione regionale,passando per le primarie andate male a Cagliari e Iglesias,dalle ultime notizie di Olbia;lo stato dell'arte sul livello nazionale,per poi arrivare a quello che più ci interessava,il Pd di Oristano e provincia.
Il pomeriggio inizia subito alla grande.Infatti appena messo piede nella sala di via Canepa noto un piacevolissimo particolare,quasi tutti i presenti portano sul bavero di giacche e giubbotti una fantastica coccarda tricolore per le celebrazioni dell'anniversario sull'Unità d'Italia.
E io,che non ho potuto partecipare al precedente appuntamento in Piazza Roma in difesa della scuola pubblica e della Costituzione e dunque non mi sono potuto appuntare la spilla, quasi mi sento un pesce fuor d'acqua per non avere quel simbolo ricco di un significato straordinario.
Poi comincia l'assemblea con la relazione di Gianni Sanna.
Che dire,un documento molto bello,di spessore,una relazione congressuale,come ha ricordato Roberto Scema,una analisi a 360 gradi sullo stato del partito, precisa,onesta,seria,di prospettiva.Mi ci sono riconosciuto totalmente e la ho condivisa anche nelle virgole!
L'ampio e articolato dibattito che ha suscitato ovviamente è stato all'altezza della relazione.
Complimenti Gianni,io credo che ci sia assoluto bisogno di momenti del genere,da condividere tutti insieme.
Il partito c'è,è vivo.Deve crescere,questo sì,ma non ho dubbi che,anche alla luce dell'appuntamento di sabato,questo avverrà.
Camminiamo tutti insieme,uniti.
Il nostro è un partito di prospettiva, anche a Oristano.
L'appuntamento di sabato,ne sono certo,rappresenta un gran bel viatico!

Di seguito pubblico la relazione del Segretario Provinciale,Gianni Sanna.

"Costituzione,Unità e PD.Il nostro impegno per concorrere a creare le condizioni di un futuro a città e territorio."

Buonasera a tutti.

Siamo qui, di sabato sera, nella giornata che molte piazze d’Italia dedicano alla Costituzione ed alla scuola pubblica.

Anche da noi, in piazza Roma, su iniziativa del Circolo di Oristano, c’è stato un breve Flash/Mob dalle 15.30 alle 16.20.

Un evento sentito, per non mancare all’appuntamento. Perché crediamo nella scuola pubblica e perché la Costituzione ci appartiene.

Perché la Costituzione è apparentemente “soltanto un pezzo di carta”, mentre lo stato dispone dei mezzi materiali per agire diversamente da come essa prescrive.

Ed allora dove sta la sua forza? Come è possibile che i principi dichiarati nella Costituzione trovino effettiva applicazione?

Vedete esiste effettivamente un contrasto di fondo tra il mondo del diritto ed il mondo della politica.

Il primo stabilisce come le cose devono essere in base alle norme ( prima di tutto quelle della Costituzione che sono poste al di sopra di tutte le altre), il secondo determina come le cose sono in base ai rapporti di forza tra le parti sociali, quelle politiche….

E badate, al di là dei meccanismi introdotti dai diversi ordinamenti per stabilire il primato del primo sul secondo, è sempre possibile che l’ordine costituzionale venga travolto dai nuovi rapporti di forza che si creano attraverso le relazioni ed i conflitti sociali.

E tuttavia le costituzioni non sono puramente e semplicemente dei “pezzi di carta”.

Enunciano principi che riflettono concreti rapporti di forza che si sono storicamente determinati tra quei gruppi, quelle correnti politiche e culturali che rappresentano i soggetti portanti di un nuovo regime politico.

Sono un patto concluso tra le forze politiche dominanti.

Qui sta in definitiva la forza di ogni costituzione. I gruppi che hanno aderito al patto costituzionale hanno uno specifico interesse a rispettarlo ed a pretendere che gli altri facciano lo stesso, perché altrimenti l’equilibrio politico sociale potrebbe rompersi con conseguenze gravi per tutti.

Perché la Costituzione sia effettivamente rispettata occorre quindi che quel patto iniziale sia mantenuto e continuamente rinnovato .

E che malgrado l’esistenza di divergenze anche aspre, rimanga in vita da parte di tutte le forze più importanti, la volontà di accettare alcune regole comuni.

Per questo noi oggi eravamo in piazza. Per di più nella ricorrenza, almeno locale, dei festeggiamenti per il 150° dell’Unità d’Italia promossa dal Prefetto.

“La Costituzione può ancora dare tanto al Paese e ciò non significa che sia intoccabile”. «La Costituzione italiana è frutto di una esperienza esemplare di alto compromesso delle principali culture politiche del Paese. Eventuali modifiche non devono stravolgerne l’impianto fondante definito innanzitutto nella prima parte».

Leggevo stamane che con queste ultime parole si è espresso anche il documento approvato alla 46 settimana sociale dei cattolici e quindi della Cei.

Con una sollecitazione finale, che personalmente condivido, indirizzata ai partiti politici e che quindi ci interpella.

“c’è bisogno di una legge, coerente con i correttivi che vanno apportati alla legge elettorale e alla forma di governo, che disciplini alcuni aspetti cruciali della vita dei partiti, prevedendone la pubblicità del bilancio e regole certe di democrazia interna”.

Pubblicità e democrazia nei Partiti. Se vogliamo che quel raccordo corretto tra eletto ed elettore non si spezzi ed allo stesso tempo non si rafforzino degenerazioni che vediamo quotidianamente rappresentate senza pudore a tutti i livelli. Insomma il 49 contiene un principio ancora completamente inapplicato della nostra Costituzione.

***

Scusatemi per questa breve disgressione, ma la ritenevo fondamentale, soprattutto per noi Democratici. Perché quei principi di fondo contenuti nella Costituzione rappresentano l’orizzonte di senso, il sistema valoriale, direi il collante che tiene insieme la nostra forza politica. Perché in quella Costituzione ci sono le nostre tradizioni ed insieme quella sintesi che le supera. Quel riformismo, che sta alla base del secondo comma dell’art. 3, che ci ha generato e che è stato riassunto così efficacemente al Lingotto nel 2007 all’atto della nostra nascita.

Il Pd sta li e non può essere altro. Come sta nell’art.2 e nel riconoscimento dei diritti fondamentali della persona. Quelli individuali e quelli sociali, il cui riconoscimento e la cui tutela non possiamo delegare a nessuno.

Lo ricordo sempre a me stesso per non dimenticare mai che questo criterio aiuta a capire ed al tempo stesso guida il senso delle nostre posizioni. Delle posizioni del Pd in questi ultimi diciotto mesi.

Ci sono questi valori dietro le due proposte lanciate dal Pd in piazza San Giovanni.

La prima: una Riforma Repubblicana per rafforzare la Costituzione,modernizzando Istituzioni e regole.

La seconda: Una alleanza per la crescita e il lavoro.

Una riforma delle Istituzioni e delle regole innanzitutto, per ricostruire.

Semplificando e rendendo efficiente il Parlamento e la forma di Governo, riducendo il numero dei Parlamentari, facendo una legge elettorale seria, facendo un federalismo responsabile e congegnato per unire, riportando ogni costo della politica alla media europea ( quanto aiuterebbe se localmente, dove governiamo, dessimo segni chiari in questo senso), semplificando procedure ordinarie, mettendo il cacciavite – come dice Bersani - nel funzionamento di ogni settore della pubblica amministrazione , definendo le incompatibilità e i conflitti di interesse, cancellando monopoli e posizioni dominanti a cominciare dall’informazione, introducendo norme, a cominciare da quelle finanziarie, per snidare le illegalità e le mafie. occupandoci dei diritti, dell’articolo 3 della nostra Costituzione, con leggi che sostengano la parità e riconoscano le differenze a cominciare dal ruolo delle donne nei ruoli di direzione, leggi che combattano l’omofobia, che garantiscano la dignità della persona nella malattia, che impediscano che il disordine dell’immigrazione ricada sulla parte più debole della nostra popolazione e che dicano finalmente a un bambino nato qui e figlio di immigrati: tu sei dei nostri, sei un italiano.

La nuova cittadinanza ed i nuovi diritti, o semplicemente i diritti, per i quali Selma dobbiamo attivare subito il Forum. Perché ne va della nostra identità. Perché chi parla di cittadinanza accosti a quella parola il soggetto politico Democratico

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La seconda un’alleanza per la crescita e per il lavoro; e cioè un patto fra Istituzioni, lavoro, impresa, soggetti della conoscenza e della sussidiarietà. Dove in quel patto ci sta una rilettura del nostro welfare a partire dal tema dei servizi e dalla condizione della famiglia piegata dalla caduta dei redditi, dalla non autosufficienza, dalla nuova disoccupazione giovanile.

Parlavo con una nostra giovane dirigente l’altra sera: preparata, scolasticamente eccellente, laureata, ormai con un master in tasca, che si è vista offrire dopo tanti curriculum presentati, solo un posto in un call center di un istituto di credito o un contratto per procacciare assicurazioni a domicilio..

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Su queste proposte il Pd ha lanciato la sfida. Su queste proposte è impegnato a costruire una proposta alternativa.

Nella fase del tramonto berlusconiano. Che sarà un crepuscolo che creerà tensioni drammatiche sul piano politico e istituzionale. Berlusconi si difenderà con tutte le energie per sopravvivere e alla fine del ciclo la ricostruzione democratica avrà bisogno di un concorso di forze. Non basteremo solo e non sarà sufficiente l’intero arco del centro-sinistra.

Se non per governare ( questo problema è oggettivamente aperto e la sua soluzione dipenderà dal momento in cui si terranno le elezioni e dal livello di scontro istituzionale cui ci porterà Berlusconi), almeno per ricominciare, per rinnovare quel patto su alcune regole comuni che non si toccano e che valgono per tutti.

Io sinceramente condivido che tenuta, grinta e progetto siano le tre parole chiave su cui il nostro campo si deve reggere nel prossimo anno. Tenuta perché Berlusconi cercherà di reggersi e noi dovremo avere più grinta di lui, grinta perché i sondaggi dimostrano che sta perdendo la presa sull’opinione pubblica mentre l’opposizione migliora la sua capacità di parlare ai cittadini, progetto perché comunque si andrà a votare prima della scadenza della legislatura e comunque a maggio ci sono le amministrative. E riguardano anche i nostri comuni e sulle quali stiamo operando.

***

Certo, di fronte a questa complessità noi abbiamo bisogno di un partito che sappia ritrovarsi. Dove il suo carattere plurale è una risorsa e non può mai essere un pretesto per tutelare ed amplificare le differenze interne, i marchi d’origine, magari da custodire e tramandare gelosamente solo per resistere. Il discorso vale a tutti i livelli. Riguarda la dimensione nazionale ma attiene anche alla nostra esperienza regionale e locale. Il partito a livello regionale va verso lo svezzamento ed a livello provinciale ha appena compiuto il suo primo compleanno.

Forse qualche considerazione è d’obbligo e qualche valutazione è necessaria. Può aiutarci nel cammino che ci attende.

A me pare sul piano regionale che non sarebbe male dare seguito a quanto emerso nell’ultima Direzione Regionale ad Oristano. Mettere la parola fine ai posizionamenti congressuali di quindici mesi fa, al dualismo maggioranza/minoranza, a questa infinita partita a scacchi che si gioca al nostro interno. Che non ci porta da nessuna parte e che tiene lontani dalle nostre discussioni ormai non soltanto i nostri elettori ma anche gran parte degli iscritti ed un numero sempre crescente degli stessi quadri dirigenti. Peraltro oggi non è più come un anno fa. E poi in un partito l’esperienza associativa non si vive come in un consiglio comunale, con le posizioni di maggioranza e minoranza che rimangono cristallizzate per cinque anni, registrando al massimo qualche piccolo smottamento – ora di qua ora di là – per sole ragioni di convenienza. In un partito il progetto è uno, non due o tre e tutti contrapposti. Anche in un partito plurale come il nostro.



Credo sia indispensabile che a livello regionale, e laddove nei territori ancora non è capitato, si arrivi ad una condivisione nella conduzione del partito. Certo mai sacrificando la discussione anche serrata, quando è necessario anche attraverso ampie consultazione dei nostri iscritti, per poi alla fine quadrare la proposta e sostenerla con convinzione . Insomma un’assunzione di responsabilità di tutti non è oltremodo procrastinabile. Silvio Lai l’ha evocata. Ora bisogna darle gambe. E sarebbe utile con una certa tempestività.

Peraltro non è da oggi che ritengo che gli Aventini non sono più sostenibili se vogliamo appunto che questo partito non si trasformi rapidamente in una copia sbiadita di quello delle stagioni decadenti che ne hanno preceduto i natali. E poi alla lunga gli Aventini producono effetti opposti a quelli desiderati: disperdono altrove il nostro consenso ed impegno ( in fondo le primarie a Cagliari ci insegnano anche questo) e rafforzano dentro, anziché ridimensionare, le posizioni meno disponibili al cambiamento.

Il Pd non può essere in Sardegna la storia dei Ds senza soluzione di continuità: non c’è dubbio. Né gli ex Margherita hanno appaltato ad alcuno il vessillo del cattolicesimo democratico dentro questa esperienza. Il Pd è o dovrebbe essere un’altra cosa.

Silvio deve chiudere rapidamente la stagione post-congressuale e le sue conseguenti divisioni.

Deve aprirne una nuova nella quale mettere alla prova la sua leadership nel partito e quella del partito nei territori. Come? Ho difficoltà ad individuare il percorso. Penso tuttavia che l’equilibrio non potrà mai essere trovato accontentando i “particolari”: ci sarebbe il rischio di un tilt da sistema. Non va dimenticato che in molti territori alcune nostre “articolazioni” interne, le chiamo così e non anime o tradizioni culturali per pudore e rispetto di quest’ultime, sono così radicate da costituire sistema, con i pregi ed i difetti che la lunga consuetudine col potere comporta: in alcuni casi un tutt’uno col sistema istituzionale. Forse l’equilibrio va trovato su un altro piano, su un piano alto, meno contingente e pertanto instabile.

Magari partendo da un progetto, che passi attraverso un’autonoma organizzazione federata a quella nazionale del partito sardo e non ad un organizzazione solo decentrata come si evince tristemente dallo statuto regionale non ancora definitivamente approvato; da qualche sana regola che ci accompagni in questo percorso che garantisca tutti e favorisca finalmente l’avvento di una classe dirigente solo democratica, senza aggettivi; da alcune proposte che declinino coraggiosamente la nostra idea di Regione secondo uno schema che ne valorizzi marcatamente la propria capacità di autodeterminare il proprio futuro. Sapendo che dietro questo progetto non c’è una tabula rasa, che c’è un cammino coraggioso che abbiamo già compiuto, foriero di risultati ed anche di qualche errore. Di tanto entusiasmo e di molte delusioni.

E che la sua prospettiva è la Sardegna del 2020.

Guardando finalmente avanti e non nostalgicamente indietro. Perché la storia non si ripete mai sempre uguale.

***

E poi c’è la nostra esperienza locale, quella provinciale. I nostri sforzi, le nostre difficoltà. La nostra unità e le nostre debolezze.

Se dovessi esprimere un giudizio dopo un anno di attività, mi limiterei a dire che abbiamo fatto solo una parte del percorso, calcando, in alcuni passaggi, sentieri che almeno all’inizio si sono rivelati un po’ ostici. Bisognava intervenire anche sulle abitudini. E non è stato facile.

• non eravamo omogenei allo schema maggioranza/minoranza che ha segnato l’esperienza regionale del partito almeno sino a ieri, e ciò talvolta ha creato anche “disagi personali” al Segretario Provinciale, chiamato nella dimensione regionale a fare i conti con meccanismi decisionali assolutamente diversi da quelli praticati localmente

• abbiamo realizzato un accordo unitario che ha provato a mixare appartenenze, storie o semplicemente sensibilità, senza mai riconoscere a queste ultime il diritto di esistere come articolazioni organizzative nei momenti delle scelte (uno mio, uno tuo): tutti necessari, nessuno determinante;

• abbiamo evitato meticolosamente caminetti: la segreteria si è assunta le sue responsabilità ed i suoi membri sono riusciti nella maggior parte dei casi a condividere l’esperienza senza mai sentirsi i guardiani di nessuno. Gli organi deputati poi hanno assunto le decisoni;

• abbiamo provato a mettere su un organizzazione territoriale, esistente in parte solo sulla carta e che il tesseramento 2010, con un operazione verità, ha messo a nudo ( circa 300 tessere in meno sui 1400 iscritti dell’anno 2008/2009 e con più di 300 nuove adesioni )

• abbiamo promosso la nascita di nuovi circoli accompagnando il processo senza mai forzarlo e favorendo la collaborazione, anche nella scelta delle rappresentanze istituzionali con alcuni successi e qualche mediocre risultato

• abbiamo promosso occasioni di riflessione nel territorio ed in città per riabituare iscritti ed elettori alla partecipazione ed alla fatica del dibattito utile. La conferenza programmatica itinerante prima delle provinciali, i forum, i flash/mob, le mille piazze. Mediamente un’iniziativa al mese. Alle due prime conferenze programmatiche abbiamo registrato presenze modeste, poi via via grande partecipazione, soprattutto alle iniziative dei forum.

• abbiamo messo ordine alle poche risorse disponibili, secondo criteri di trasparenza che vi saranno successivamente illustrati da Valerio.

Questi alcuni dei nostri sforzi.

Certo in quest’anno abbiamo fatto i conti anche con le nostre debolezze, correggendone alcune gradualmente e provando a costruire percorsi che permettano di superarne altre.

Abbiamo provato ad evitare gli assoli. Pubblicamente le posizioni sono state quasi sempre sintonizzate, superando il gap di un partito dalle mille voci, il protagonismo dei singoli.

Consapevoli che la credibilità passa anche attraverso la percezione dei cittadini e degli interlocutori politici e sociali di un disegno comune che ci appartiene

Abbiamo provato a non mancare su nessuna delle grandi questioni con il nostro punto di vista, sempre ragionato, documentato, condiviso al nostro interno. E’ successo sulla desertificazione dei nostri comuni dell’interno, è successo sul piano di riordinamento scolastico, sulla 162, sul futuro degli ospedali di Bosa e Ghilarza, sull’ambiente e le rinnovabili, sul fotovoltaico, sull’informazione, sulle quote latte, su Fenosu.

Forse non abbiamo urlato . Ma la nostra posizione è stata ferma anche se scevra da demagogia, nella consapevolezza che oggi siamo all’opposizione e domani vorremo essere al governo.

Abbiamo sollecitato prese di posizione nelle istituzioni più rappresentative, facendo i conti con maggioranze di centro destra ampie ma litigiose, sin dall’inizio della loro attività in affanno e prive persino dell’ entusiasmo degli esordienti.

Abbiamo messo su una conferenza dei nostri amministratori per rapportarci puntualmente con le problematiche delle nostre comunità e per riuscire a costruire un sistema di rete che permettesse a chi si dibatte quotidianamente con problemi talvolta insormontabili di disporre di soluzioni virtuose sperimentate da altri e per rendere al tempo stesso più puntuale ed in un certo senso pragmatica la nostra proposta di governo.

Amministratori e circoli saranno peraltro i protagonisti sin dalle prossime settimane delle iniziative territoriali, che si muoveranno su un’articolazione zonale coincidente più o meno con l’Unione dei Comuni.

I gruppi consiliari di Provincia e Comune, a partire dalla seconda metà del 2010 si sono coordinati sulle decisioni strategiche di competenza dei due enti. Da ultimo la vicenda dell’aeroporto. Sulla quale magari riferiranno alcuni colleghi.

Naturalmente il coordinamento non può riguardare solo noi, i gruppi consiliari del partito democratico, deve riguardare anche noi e le altre forze chiamate a svolgere il ruolo di minoranza.

Il problema assume in Comune connotati particolari, atteso che oltre al centrosinistra condivide questa funzione anche l’Udc e Forza Paris.

Credo che sia giunto il momento di capire se rispetto all’esperienza di governo della città esiste oltre ad un comune giudizio negativo su questa esperienza amministrativa anche la possibilità di elaborare una possibile proposta comune per il futuro di Oristano. O se si ritiene invece che la recente aggregazione che ha condotto il centrodestra compatto alla riconquista della Provincia, e successivamente alle sue immediate divisioni ed alle difficoltà di porre in essere efficaci atti di governo, sia il prezzo che la città di Oristano si appresta a pagare di nuovamente per altri cinque anni per un gap di coraggio ad avviare un’azione di cambiamento.

Detto ciò registro che proprio questa maggioranza ci sta proponendo sceneggiate invero incomprensibili. Invero non solo al Comune di Oristano ma anche in Provincia.

Al Comune guardiamo sbigottiti al Pdl e Sindaco che giocano una partita pericolosa per la Città, duellando per equilibri interni alla stessa maggioranza. Entrambi responsabili in egual misura del vuoto progettuale di questa Amministrazione. E della condizione in cui versa Oristano. Perché va detto a scanso di equivoci e senza distinguo : da un lato ci sono le responsabilità di un Sindaco e la scarsa dimistichezza col suo ruolo istituzionale, dall’altro c’è proprio il Pdl e le sue pesanti responsabilità amministrative con cinque assessori su otto nei settori strategici dell’azione amministrativa, col presidente del Consiglio Comunale, con la presidenza del cinquanta per cento delle commissioni consiliari.



I cittadini si attendono che loro governino, perché per questo li hanno votati. Ed hanno diritto di pretenderlo. E noi con loro.

E su quello che hanno fatto, prima o poi li giudicheranno. Questa volta speriamo senza dimenticare.

Su Oristano occorre prepararsi da subito. Un’idea della città da mettere nero su bianco e da subito una schiena di lista che la sostenga. Un progetto su cui aggregare il consenso di una società civile arrabbiata e forse rassegnata, ma che magari è pronta a non stare davanti al televisore ed ad uscire fuori se una proposta convincente ed una classe politica credibile si propone alla sua attenzione. Costruendo un’alleanza, ma non partendo da un’alleanza. Per smentire anche nei comportamenti che siamo tutti uguali.

Al Pd della mia città, ai colleghi del gruppo consiliare mi sentirei di chiedere di vivere la situazione divaricante nella maggioranza che governa la città di Oristano denunciandola, senza tuttavia rinunciare al grande senso di responsabilità richiesto a chi esercita pubbliche funzioni. Di farlo con grande intelligenza. Senza mai perdere di vista gli interessi della comunità, che pure ci ha affidato solo il ruolo di minoranza e non la croce del governo. Di condividere quando è possibile, di opporci quando è necessario. Di controllare sempre come è nostro dovere. Di non sommarci mai al Pdl per il piccolo cabotaggio, privo di qualunque prospettiva politica. Di non facilitare ad alcuno dei nostri avversari il percorso delle sue responsabilità. Di intessere rapporti e praticare comportamenti che accrescano la nostra credibilità ed autorevolezza.

Perché questa è la strada per superare la nostra debolezza politica in questo territorio, il nostro ritardo elettorale, il gap del centro-sinistra. Non ci sono altre strade, a costo di passare per presbiti.

E permettetemi infine, parlando delle nostre debolezze, un breve cenno sull’uscita dal Partito Democratico di Peppino Marras, delle sue dichiarazioni pubbliche e di un servizio dell’Unione Sarda in proposito. Senza sopravalutare il fatto una riflessione va fatta, solo per riportare l’evento nella giusta dimensione.

A me dispiace, come democratico e lasciatemi dirvi anche come Segretario del Partito Democratico. Ho condiviso con lui l’esperienza nella Dc, nei Popolari e nel Pd.

Se ne va, ci ha detto che approda all’API, la formazione di Rutelli. Una di quelle poche scatole vuote rimaste, che a suo dire andavano riempite. Lascia il centrosinistra e va dunque nel cosiddetto Terzo Polo.

Mi è capitato già di dire che ne avevo avvertito da un pò di tempo il sentore. Anche per una chiacchierata fatta meno di un mese fa ed i cui contenuti mi avevano incupito.

Ne prendo atto, ci ho riflettuto, credo seriamente. Perché dietro ogni gesto c’é sempre una ragione.

E va capita anche quando come in questo caso non si può assolutamente condividere per argomentazioni, modi e tempi.

Ha detto infatti di voler tornare al centro nella sua dichiarazione pubblica. Cosa voglia dire fatico a capacitarmene atteso che il pd non è certo un partito estremista e che Peppino è stato capogruppo ed il principale protagonista della linea del Pd in Consiglio Comunale ad Oristano e che proprio per questo motivo otto mesi fa si è candidato sempre col Pd in Consiglio Provinciale.

E poi una scatola vuota, come ha detto lui, non è mai uno spazio politico.

Al massimo, per dirla con un amico, può essere il luogo per le non scelte, un luogo senza troppe regole o controlli in modo da non dover mai rendere conto a nessuno.

I partiti non sono prigioni. Comunque.

E può capitare per tanti motivi che un eletto in Parlamento, in un Consiglio Regionale, in un Consiglio Provinciale o Comunale a un certo punto cambi partito. Dopo due anni, dopo quattro o solo dopo pochi mesi dalla sua elezione.

La buona fede e le scelte di ciascuno vanno comunque rispettate.

Ma insieme alle scelte di ciascuno vanno rispettate anche quelle di tutti coloro che nell’esercizio del diritto di voto hanno scelto l’eletto votando quel simbolo, o rivoltando il concetto: hanno scelto quel simbolo ed hanno così votato l’eletto.

Certo quando si fa il salto non si può restituire il voto, anche quando lo si vorrebbe fare almeno per tacitare chi te l’ha dato, però si può restituire il seggio.

Per il rispetto, che si ha il diritto di pretendere verso le scelte proprie, e per quello che poi si deve alle scelte di tutti.

Concludendo, volevo dire che un anno fa la mia elezione unitaria è passata attraverso un mix di procedure antiche ma anche di percorsi nuovi che hanno permesso di sondare innanzitutto nei circoli il livello di gradimento della proposta.

A quell’idea ho cercato di rimanere sempre fedele, anche quando ho avvertito dei distinguo in occasione della designazione del candidato presidente della Provincia, che mi sono stati rimproverati anche di recente sulla stampa locale.

L’unità e l’inclusione rimarrà un punto fermo del mio impegno verso iscritti ed elettori ben sapendo che affinché essa sia vera e non semplicemente una prigione dorata, dovrà sempre rappresentare uno stadio successivo a quello della discussione e del confronto interno.

E poi si decide e quella decisione vale ed è un impegno per tutti.

Non abbiamo marginalizzato nessuno. E’ troppo fresco il ricordo di sapere cosa vuol dire esserlo. Oggi rispetto al gennaio dello scorso anno esiste un’ossatura comune, ma mi sento di rinnovare l’invito di un anno fa: mettiamo “a disposizione” di tutti, le risorse di ciascuno perché possano diventare amici e compagni di tutti.

Nel territorio il partito si costruisce così. Non ci sono altre strade. E non basta il Segretario Provinciale ed il Gruppo dirigente.

Un partito che sa creare le relazioni, che unisce i territori, che tiene insieme la Città ed i piccoli comuni, che ci tiene collegati, che invita anche le generazioni ad un confronto.

Perché comunque ci deve essere un tempo per tutti.

Un progetto unitario che da l’idea di una comunità di persone che lavorano allo stesso obiettivo.

E quello che oggi rivendichiamo non solo per noi, ma per tutto il partito democratico sardo.

Sarà un anno impegnativo e la strada sarà accidentata.. Se dobbiamo aggiustare qualcosa facciamolo ora, perchè tra un mese non avremo più tempo per parlare di noi, per analisi introspettive in quanto ci interpellano la città e il territorio.

La nostra unità sino ad oggi ci aiutato a percorrere la strada intrapresa ed a raccogliere qualche risultato, risentendo il meno possibile di difficoltà che non sono dipese solo da noi.

Non sarebbe stato possibili diversamente raggiungere gli obiettivi che ci eravamo prefissi, promuovere le iniziative che abbiamo promosso, iniziare ad incidere sulla percezione che si ha di noi.

Quel disegno di allora spero possa rappresentare ancora il viatico per promuovere il Partito Democratico finalmente forza di governo di questo territorio.

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