giovedì 17 marzo 2011

Annalisa e l'Unità d'Italia.












Annalisa Frau.



150°anniversario dell'Unità d'Italia sotto la pioggia. Le bandiere tricolori, cha da ieri sventolano sui balconi delle case che si affacciano sulla via Roma di Gonnoscodina, delizioso omaggio alla patria, sono bagnate ma non hanno perso la brillantezza dei colori. Non mi scoraggio: è una giornata speciale e lo spiego ad Enrica, usciamo nonostante il maltempo.

Oggi l'Italia è nei nostri pensieri, l'Italia con la I maiuscola, quella che io ho scoperto sui libri di scuola, quella che, speriamo, i nostri figli potranno ritrovare, a scuola, sulla scorta degli stimoli e delle mille esperienze che oggi, grazie a Dio, le famiglie possono offrire.

Unità d'Italia a scuola non come valore uniformante, ma sfondo luminoso, dagli accesi colori verde, bianco, rosso, su cui possano posarsi le nostre diversità, le nostre individualità, le nostre differenze che pacificamente devono poter convivere e coabitare in virtù di dei più alti principi:libertà, tolleranza, pace.


La scuola non dimentichi che questa Unità d'Italia è unità con gli stranieri, con gli immigrati , con i nostri studenti ROM, è unità d'Italia in un periodo di crisi economica e di riscoperta, per tutti, ricchi e poveri, dei valori di sobrietà e austerità, dovuti a tutti quando si profila la possibilità di differenziazioni sociali di tipo economico, che vanno contrastate e colmate, a partire da un riconoscimento della dignità e del rispetto,di un impegno a tutti i livelli per un'affermazione dell'uguaglianza e della giustizia soprattutto.


Nell'Italia che vorrei c'e lavoro per tutti, c'è la casa per tutti, c'è la migliore sanità per tutti, la più alta politica per tutti, insomma c'è spazio per ognuno, si lascia spazio a ciascuno, a chi ha esperienza, a chi ancora non ce l 'ha e agisce sulla scorta dell' entusiasmo e del desiderio di fare della propria vita l'ambito privilegiato in cui si realizzano aspirazioni e sogni di bene comune,per se stesso, per gli altri, per i propri figli. Devo ricordarmi di dirlo ai miei studenti, devo dire loro che devono farsi costruttori di un'Italia migliore, dando ciascuno il meglio di sè stessi, sempre, in ogni momento della vita.


Devo dire loro che l'esistenza comporta gioie e sacrifici, incontri e distacchi, che a volte è grande la tentazione di infilarsi in un rifugio e non volerlo lasciare, che invece bisogna lasciarlo,per mettersi in gioco, per crescere, magari per tornarci più forti e maturi.

Devo molto a chi, intralciando la mia strada, è stato sprezzante verso i miei desideri di tranquillità e di benessere, e mi ha sfidato sul campo degli affetti e degli ideali, a costo di incrinare la stima e il rispetto che ci univa. Ebbene, grazie.

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