"Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee,o le sue idee non valgono nulla o non vale nulla lui" (Ezra Pound) www.marcotatti.it contatto:marcotatti@tiscali.it
mercoledì 30 marzo 2011
Chi ci sta?
Emiliano Deiana.
Adesso nel Pd in Sardegna si e' aperta la gara a chi ha detto per primo che il Partito Democratico Sardo dovesse essere autonomo e federato con quello nazionale. Tutti sardi-sardissimi, con le berritte e gli abiti di orbace, colloquiando in sardo-sardissimo nei corridoi di Via Emilia. L'insana corsa a mettere il cappello su una iniziativa che, se non riempita di contenuti, rischia di rimanere un comma all'interno di uno Statuto e un bollino su un simbolo e niente più è iniziata.
E su questo ci si sono ritrovati tutti i contendenti col solo Paolo Fadda rimasto fuori come il palo durante la rapina dei Soliti Ignoti: non si sa mai che serva una sponda per gli amici che fingono di stare al gioco. Si sono ritrovati tutti d'accordo su un nuovo Congresso fondativo e su un'assemblea Programmatica da tenersi a luglio.
Leggendo le cronache marziane del Peretti della Nuova Sardegna pareva ci fossero vincitori e vinti e non invece quel che è stato, un sussulto di serietà da parte dei più per tentare di togliere il Pd dalle secche nelle quali è incagliato dal 2007.
E se si resta alle categorie dei vincitori e dei vinti probabilmente è stato sconfitto un disegno che prevedeva l'affossamento del Segretario Regionale Silvio Lai con il più classico dei ribaltoni: cambio di maggioranza in assemblea e nuovo Segretario senza passare dalle forche caudine delle Primarie di iscritti ed elettori. Non credo serva a nessuno fare nomi e cognomi, tutti sanno quale ruolo hanno giocato i diversi protagonisti e le tendenze egemoniche che le muovevano. Basta scorrere il tenore degli interventi di sabato in assemblea per capire qual'era la tendenza con un Partito Democratico neomoderato, di Centro, garante di equilibri di potere trentennali nelle varie aree della Sardegna. Un Partito balcanizzato fra cagliaritani, sassaresi, galluresi e con l'eterna bomba ad orologeria nuorese. Un Pd nuorese garante di alleanze strane ad Orosei e in altri centri in simbiosi con uomini del Pdl. Un Partito - questo immaginato da alcuni personaggi - che è la negazione stessa di una visione bipolare della politica, ma si affermerebbe come Partito che gestisce pezzi di potere, da solo o alleato coi i più scaltri e loschi dei transughi della destra.
Un affossamento del Segretario che aveva raggiunto l'apice durante le Primarie per il Sindaco di cagliari con un Cabras azzoppato dal fuoco amico più che dallo strapotere di Massimo Zedda. Un affossamento che passava dall'elezione del nuovo Presidente dell'Anci e da successivi agguati all'interno del gruppo in Consiglio regionale.
Un Pd pensato ad immagine e somiglianza della Democrazia Cristiana con tutti i difetti della Dc e senza nessun pregio. Il richiamo faddiano a Soddu, Giagu e Dettori serve ad ammantare la proposta di un minimo di dignità, ma nasconde al suo interno tutti i germi che porterebbero il Pd ad una subitanea morte.
Il fatto che alcuni abbiano firmato il documento che porterà il Pd all'Assemblea Programmatica di luglio e al Congresso Fondativo non garantisce un bel nulla. Ed è allora è compito dei più "illuminati" fra i Dirigenti quello di riportare al centro la Sardegna e i suoi problemi, le sue perculiarità e le sue infinite e mai sfruttate potenzialità.
Parlare vagamente di PD Sardo non significa nulla. Ha senso se si parla del rapporto fra la Sardegna e lo Stato, ha senso se si indica a quale tipo di organizzazione statale si aspira in esecuzione dell'articolo 117 della Costituzione, ha senso se si chiarisce quale ruolo e quali temi vuol portare al centro il Partito Democratico per il bene dei sardi e della Sardegna. Altrimenti è solo una schermaglia che anticiperà nuovi riposizionamenti personali nascosti dietro problemi che non si affrontano nemmeno. Ed allora il Partito Democratico Sardo si deve rendere autonomo dalle consorterie di Roma, ma non lo deve fare delegittimando questo o quel dirigente nazionale, ma segnando una discontinuità di metodi e di mezzi.
Esempi? Un paio. Se resta in vigore il Porcellum per le elezioni di Camera e Senato il Pd della Sardegna ha il dovere politico e morale di svolgere Primarie aperte per la scelta dei candidati. E allora se sul PD Sardo sono tutti d'accordo chi è invece d'accordo su questo tema? Chi si affranca da Roma nei fatti e chi resta avvinghiato alle correnti nazionali per elemosinare un posto in lista. E così a cascata anche le Primarie di Collegio per le elezioni regionali. Questo è l'unico modo per mischiare davvero le carte e produrre cambiamento e ricambio della classe dirigente. Chi è d'accordo che alzi la mano. Chi non è d'accordo che corra pure a nascondersi sotto la gonna di D'Alema, Fioroni, Bersani, Franceschini, Veltroni o Fassino. E anche se vestiti di fustagno che la smettano di parlare di Pd Sardo, almeno.
Un altro esempio? La guerra. Io credo che ci sia uno scollamento evidente sul tema della guerra (di qualsiasi guerra) fra i Dirigenti del Pd e la base. Una base largamente educata ai valori della pace e che vede come il fumo negli occhi qualsiasi soluzione bellica per risolvere controversie internazionali o regionali. Tutti però siamo d'accordo sul fatto che di pace non bisogna solo parlarne in emergenza, ma praticarla nel quotidiano. E come può la Sardegna concretamente aiutare i processi di pace? Ad esempio affrancandosi e rendendosi autonoma dal punto di vista energetico dall'approvvigionamento estero sfruttando appieno le energie rinnovabili. Nessuna guerra si farebbe in nome della Sardegna e anche la posizione sulla guerra in caso di conflitto per l'accaparramento delle risorse energetiche sarebbe consequenziale. Anche su questo tema ci saranno sicuramente i favorevoli e i contrari. Ma i contrari, coloro che restano legati alla Saras e ai loro intrallazzi, non parlino più di Pd Sardo. E così per l'acqua pubblica e sul nucleare.
E ancora? Andare in fondo nell'applicazione dell'art. 5 dello Statuto di Autonomia e creare davvero un sistema formativo sardo che si affranchi definitivamente dalle varie riforme nazionali che mirano a distruggere la scuola pubblica in Italia e soprattutto nelle aree marginali del Paese. Chi è d'accordo è per il Pd Sardo chi è contrario sarà sempre volubile alle interferenze ministeriali o alla questua presso il Ministro amico.
Ecco per fondare il Pd Sardo occorre parlare di questi temi, occorre sfiorare l'indipendentismo light o l'autonomismo strong ed aggregarsi o dividersi su di essi e non sulle aderenze a questo a quel capoccia. Io credo che la solo proposta delle Primarie per Camera e Senato servano a diradare molte delle nubi che si addensano su quel documento unitario nella forma, ma disgregante nella sostanza. Penso e credo di non sbagliarmi che vedremmo la più grande alleanza fra i maggiorenti e la più enorme convergenza fra i militanti. Poi spetta a chi ha coraggio spingere affinche si realizzi l'antico adagio latino del simul stabunt simul cadent. Se invece fra i Dirigenti si coglierà, in queste ed altre proposte, non il rischio, ma l'opportunità nascerà davvero un Pd Sardo unito, forte che può legittimamente aspirare a governare i processi di necessario cambiamento che la Sardegna aspetta.
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