giovedì 9 dicembre 2010

Renzi,perchè si.


Marta Meo,da "Europa" del 9 dicembre 2010.
Ed oggi c’è qualcuno che ha ancora voglia di parlare dell’incontro ad Arcore tra il sindaco di Firenze Matteo Renzi e il presidente del consiglio Silvio Berlusconi.
E a leggere commenti sulla carta stampata e in rete dimostriamo per l’ennesima volta che noi democratici, lo dico come Montanelli diceva, «noi italiani» amiamo passare il tempo a parlare di noi stessi invece che parlare all’Italia, invece che uscire all’aperto a guardarlo questo nostro paese che oggi vive con timore e imbarazzo perfino quello che i suoi figli potranno chiedergli per Natale.
Un’Italia affollata da preoccupazioni, da pensieri tristi, della sensazione che non se ne venga fuori e dalla sostanziale certezza che dal 2011 la crisi metterà angoscia anche a chi finora ha tenuto duro in silenzio vivendo dei propri risparmi per decoro e onorabilità.
Sembra che non ci interessino quei milioni di giovani italiani che non studiano e non lavorano e che sono stati resi apatici dalla certezza che, impegno o non impegno, comunque non ce la faranno, comunque non ne vale la pena. Un paese intristito e reso sterile dall’incertezza e che assomiglia sempre più a quel Giappone di qualche anno fa che noi guardavamo come un fenomeno esotico.
In un paese come questo può succedere anche che un sindaco che viene ricevuto dal presidente del consiglio, a casa e non in una sede istituzionale, non solo non abbia il dovere di andarci, ma abbia anzi il potere di dire che lui a casa sua preferisce proprio non metterci piede.
Il sindaco che ha in tasca una serie di richieste che riguardano la sostenibilità economica e sociale che un turismo di massa ha sulla comunità che lo ha eletto in nome di un mantra malriuscito e del tutto inefficace del centrosinistra italiano deve fregarsene delle gerarchie, delle regole d’ingaggio e dei riti tra le istituzioni e non far prevalere sul suo ruolo istituzionale quello di portatore sano di antiberlusconismo viscerale.
Ora noi non sappiamo cosa sia arrivato a palazzo Vecchio e ai fiorentini da questo incontro, che forse era l’unica cosa da chiedere a Renzi immediatamente dopo, sappiamo però che l’incontro non viene gradito dai vertici del partito democratico a cui il sindaco di Firenze appartiene.
Perché Renzi, così ambizioso, fuori dagli schemi ed eccessivamente dialogante, va arginato, stigmatizzato e bacchettato, che tradotto in lingua italiana, (anzi più che italiana in quello strano idioma novecentesco che si continua a parlare a Sant’Andrea delle Fratte) significa che a prescindere dal ruolo istituzionale di Renzi a parlare con il presidente in caso ci vanno solo quelli che da vent’anni fanno la spola tra il parlamento, le Botteghe Oscure e Sant’Andrea delle Fratte, gli altri no, non possono e così in nome di una nuova regola di partito un sindaco dovrebbe dire di no al presidente del consiglio perché qualcuno ha detto che a piedi ad Arcore evidentemente ci può andare solo lui.
Io sono dell’idea che se il presidente del consiglio (chiunque egli sia) accorda un incontro ad un sindaco il sindaco va dove è stato convocato punto e basta e penso che un segretario di partito abbia il dovere di difendere e sostenere l’operato dei sindaci eletti sotto la sua bandiera soprattutto se, come nel caso di Firenze, la città non è allo sfascio e non è sommersa dai rifiuti da anni.
E poi penso che il vero problema alla fine sia come sempre tutto squisitamente e solo politico e che siamo di nuovo di fronte al metodo antico della stigmatizzazione di ogni azione che odori della possibilità di un riformismo che rompe schemi in nome dei quali si sono fatti e disfatti tanti partiti, ci si è lasciati alle spalle tanti padri fondatori e tante coraggiose teste pensanti.
E così per tutte le persone che dimostrano il coraggio di andare oltre le ideologie e la voglia (e forse anche un po’ di forza) di raccogliere la sfida della modernizzazione del paese ce ne sono sempre delle altre, sovente più potenti, che avendo stabilito che la cosa non s’ha da fare sono pronte a tutto, financo a sacrificare un progetto politico importante perché questo non avvenga. E così chi s’era innamorato della politica nella speranza del Pd e di un centrosinistra semplicemente odierno, mi sa che se la deve metter via: qui difficilmente avrà albergo.

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