
di Maria Simonetti da "L'Espresso" del 3 dicembre 2010.
Scrittori, registi e comici dell'isola hanno sempre più successo, in Italia e all'estero. Dalla Murgia alla Canalis, da Valerio Scanu a Enrico Pau. Fino a Barbara Serra, volto di Al Jazeera. Come mai?
Da quando ha vinto il Campiello 2010 con la sua inquietante "Accabadora" (Einaudi), che presto diventerà il film "Ultima madre" prodotto da Francesco Tagliabue, la scrittrice Michela Murgia non si è più fermata. E da Cabras, Oristano, dove è nata nel 1972, è assurta in tv in qualità di "opinionista barbarica" nelle "Invasioni" di Daria Bignardi, su La7. Il fortunato exploit ha convinto le più svariate case editrici a sfornare subito nuovi autori sardi. Barbès ha pubblicato "Mirta", romanzo d'esordio di Anna Maria Cossiga, figlia dell'ex presidente della Repubblica, mentre Bompiani scommette su Wilson Saba e il suo "Figli delle stelle" e Neo Edizioni punta tutto sul gusto pulp e sarcastico di Gianni Tetti. Feltrinelli, infine, riscopre il premio Nobel per la Letteratura Grazia Deledda mandando in libreria "Amore lontano", epistolario in gran parte inedito delle lettere che Grazietta ventenne scrisse al giornalista Stanislao Manca dei duchi dell'Asinara, il "gigante biondo dagli occhi tigreschi" di cui si era invaghita.
Dall'isola di 1 milione e 600 mila abitanti (e tre milioni e mezzo di pecore) di cui 600 mila emigrati altrove, la tracimazione di talenti non si arresta. Prendete Elisabetta Canalis: dopo aver trascinato George (Clooney) nel paesello natìo di Tresnuraghes, Nuoro, a conoscere mamma e papà, a marzo sbarcherà a Sanremo, a condurre con Gianni Morandi il Festival. Che, attenzione, è stato vinto da Marco Carta nel 2009 e da Valerio Scanu nel 2010. Dice qualcosa? Mentre il "Canto a tenore" dei pastori dei Nuraghi è stato inserito dall'Unesco nella lista del Patrimonio Immateriale dell'Umanità. Le cronache raccontano perfino di Filippo Candio da Cagliari, primo italiano arrivato in finale al Wsop di Las Vegas, il top dei tornei di poker sportivo; e che dire della sua concittadina Cristiana Collu, illuminata direttrice del Man, il Museo di Arte della Provincia di Nuoro, dove ha appena attirato pulmann di studenti con una mostra su Fabrizio De Andrè?
In punta di penna
Grazia Deledda, Gavino Ledda, Salvatore Niffoi: di scrittori la Sardegna è terra ricca. Oggi uno dei più amati è Marcello Fois, autore per Il Maestrale della trilogia noir ambientata a Nuoro a fine '800 che ruota sull'avvocato Bustianu, ispirato al poeta Sebastiano Satta. Nato a Cagliari nel 1951 ("Ma solo per questioni logistiche: se si voleva partorire assistiti, l'unico ospedale era lì", racconta), Fois vive pendolando tra Bologna e Nuoro, mantenendo "un contatto fisico estremo" con la sua terra. "Tutti noi sardi abbiamo in comune una doppia cittadinanza", dice polemicamente: "Siamo una materia prima lavorata altrove che, dopo il successo, viene rivenduta in casa. Finalmente oggi siamo apprezzati anche fuori dalla Sardegna: ma questo riconoscimento ha avuto un prezzo altissimo". Per guadagnarsi visibilità Fois ha scritto molto per cinema, radio e tv. Con un trucco: "Siamo dovuti diventare tutti giallisti".
A cominciare da Giorgio Todde, oculista a Cagliari, creatore dell'imbalsamatore-detective Efisio Marini (realmente esistito) a cui ha dedicato vari romanzi, fino a Elias Mandreu, pseudonimo di tre autori di Nuoro che scrivono in collettivo, di cui Il Maestrale ha pubblicato i gialli "Nero Riflesso" e "Dopotutto".
Le scrittrici isolane, invece, raccontano storie di sentimenti profondi, di saghe familiari e radici con la terra. Come Milena Agus, definita "la Bovary sarda" per i suoi rapinosi set sullo sfondo dell'amata Cagliari (dove è molto attiva Aìsara, piccola casa editrice tutta al femminile).
Anche Anna Maria Cossiga, antropologa, ha scelto di descrivere una Sardegna magica, in cui si partorisce dormendo (la bella scena iniziale di "Mirta"), tra le "janas", i folletti del bosco e le erbe fatate. Eppure sulla "sardità" come corrente culturale che si fa sempre più impetuosa,Michela Murgia nutre dei dubbi: "In Sardegna c'è la stessa percentuale di creatività che altrove. Solo che oggi c'è più attenzione ai nostri lavori da parte di un'Italia etnocentrica che ha sempre considerato periferica la cultura delle sue isole", dice. Con "Accabadora" lei della Sardegna ha portato alla luce una tradizione potente: quella del "fill 'e anima", sorta di adozione sulla parola per cui il bambino di una famiglia diventa "figlio di anima" di un'altra, da lui scelta. Rivela Murgia: "Anch'io sono una "fill 'e anima", avendo vissuto con mia madre e poi con mia zia, e ne vado fiera. Ho avuto la fortuna di vedere la mia condizione di figlia moltiplicata per due. E non è la figura dell'accabadora, colei che secondo la tradizione accelerava la fine dei moribondi, la novità del mio romanzo, bensì proprio il racconto di questa forma di famiglia, un formidabile ammortizzatore sociale oltre che affettivo".
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