
Emiliano Deiana.
Domenica ero ad Oristano. Non sono andato a "rottamare" nessuno, semmai sono andato ad autorottamarmi (a 36 anni) perchè penso che l'unica cosa di buono che potrà fare in politica la mia generazione sarà"aprire " il Partito Democratico a quelli che hanno 16, 18, 20 anni. Oggi ho letto commenti di tutti i tipi: sui giornali, sui blog, su Fb. Alcuni entusiasti, altri polemici, altri altezzosi. Quel che si è fatto ad Oristano è molto semplice: si è parlato. Si è parlato di scuola, lavoro, pari opportunità, comunità locali, università, disabilità, servizi sociali, impresa, pastori e molto altro ancora. Forse troppa carne al fuoco? Forse. Molto meglio di quelle riunioni dove ci sono tre relatori (sempre gli stessi) che tengono la lezioncina. Nessuno ha buttato guano sul Partito, nessuno ha buttato guano sui Dirigenti nè Nazionali nè Regionali.
A Oristano c'erano belle persone, persone normali che dedicano parte del loro tempo al Partito e alla politica. Persone che vogliono bene al Partito Democratico anche quando i Dirigenti assumono iniziative discutibili. Persone che voglione bene al Partito Democratico anche quando a quelle iniziative rispondono con la critica. In pochi, in pochissimi abbiamo parlato di "politica" quella cosa brutta, sporca e cattiva che spaventa i cittadini. La maggior parte degli intervenuti hanno parlato di cose concrete, indicando problemi e soluzioni a problemi. Talvolta in maniera confusa, caotica. Ma è dal caos che nascono le idee migliori. E poi la genuinità dei ragazzi che affermano e vogliono affermare solo una cosa: la propria esistenza e dignità. Nella società e nel partito. Non contro nessuno, ma a favore di qualcosa.
Chi non è venuto, chi non ha avuto la pazienza di aspettare l'evolversi della giornata, chi ha giudicato senza conoscere come si sono svolti i fatti ha sbagliato. Ha sbagliato in maniera clamorosa. Chi ha bollato l'iniziativa come quella di coloro che a una casta vuole sostituire un'altra casta uguale e contraria ha preso un granchio fra i più clamorosi. A me Matteo Renzi non piace per nulla, ad esempio. E non mi "iscrivo" alla corrente (più virtaule che reale) dei rottamatori come non mi sono iscritto mai a nessuna corrente.
Sono andato lì per dire la mia, esattamente come vado in ogni posto dove penso che la mia visione delle cose - legata soprattutto alla Sardegna - possa essere utile. Sono andato lì con la mia timidezza e i miei mille difetti e complessi cercando di portare la mia esperienza nell'amministrare un piccolo comune. Ho cercato di metterci un pò di ironia che mi aiuta a vincere la sindrome da microfono. E quando c'è una platea che non solo ascolta, ma interviene e si confronta ad uscirne arricchiti siamo tutti noi. E il Partito per primo. Io non sono contrario alle allenze neanche al Centro. Ma le alleanze si fanno con chi ha i medesimi programmi e la visione di un tratto di strada da fare assieme. Le alleanze sopratutto si fanno quando si ha coscienza di cosa si è e di chi si è. Solo allora si potrà decidere dove si vuole andare.
Come ho detto nel mio intervento si deve ripartire dal senso nuovo da dare alle parole. Parole guarite e curate dai pestaggi del manganello mediatico. Parole che sono l'evoluzione di un pensiero, di una concezione e che si trasformano in fatto, in "utopia concreta". Un'utopia che si materializza e migliora la qualità della vita delle persone. E per fare questo si deve partire per forza dalle comunità locali che si amministrano. Sono migliaia i Comuni amministrati da esponenti del Pd, sono migliaia gli amministratori immersi, da mattina a sera, nell'amministrare uomini e territori. Nel prendere decisioni, nell'esplorare nuove vie allo sviluppo.
E' da qui che si può e si deve ripartire per ricollegare comunità e partito. Istituzioni e persone. L'incontro di Oristano è un passo anche in quella direzione. Un incontro a cui bisogna dare gambe e che aiuta molto il Partito e i suoi Dirigenti perchè tenta di porre un argine alla disaffezione, all'indifferenza e all'emigrazione verso il più grande "mercato" italiano: il mercato di coloro che non andranno a votare la prossima volta. I refrattari, gli scontenti, i disillusi. O non sono italiani anche quelli?
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