Alessandro Bianchi da "Europa" del 9 dicembre 2010.
Caro e stimato direttore, devo dirti che non sono affatto d’accordo con l’editoriale di ieri di Europa che aveva come titolo: “Che bella lezione per Renzi l’odioso”.
Non lo sono per più motivi.
Il primo è il richiamo bonario alla battuta di Bersani «che sarebbe andato anche a piedi ad Arcore per presentare le proposte del Pd». Credo fermamente che sul tema dei rapporti con l’individuo che ha devastato la vita politica e morale del nostro paese non sia consentito scherzare, per cui anche «il simpaticissimo» segretario del Pd avrebbe dovuto evitare di farlo.
Il secondo motivo è che il sindaco di Firenze – come ogni autorità istituzionale di un paese civile – se vuole discutere con il presidente del consiglio pro-tempore di problemi attinenti alla città da lui amministrata, lo deve fare nelle sedi deputate: palazzo Chigi o anche altri luoghi istituzionali, come la camera e il senato. Mai a palazzo Grazioli, mai e poi mai ad Arcore! Non è una questione di cattivo gusto da archiviare in fretta. È una questione molto seria di etica politica e la reazione non è affatto sproporzionata, anzi mi sembra poco proporzionata.
Perché – e questo è il terzo motivo – se di fronte a questo episodi non scatta un moto di indignazione; se ci facciamo scivolare tutto sopra, comprese le patetiche spiegazioni ex-post del sindaco; se non prendiamo sul serio il fatto che dobbiamo far crescere una generazione di politici e amministratori competenti e perbene; se consentiamo ad un giovanotto d’assalto di proporsi come “il nuovo che avanza” e poi andare ad elemosinare in privato diritti pubblici; se non prendiamo tutto questo tremendamente sul serio, considerando l’episodio del pellegrinaggio ad Arcore come una offesa grave alla figura del sindaco di una grande città, allora davvero non abbiamo alcuna prospettiva di un futuro migliore.
Allora davvero dovremo rassegnarci a vivere in un paese nel quale l’etica nei comportamenti pubblici non è più un valore; in cui i modelli da imitare sono quelli infiltrati come un veleno nella società dal titolare del più gigantesco conflitto di interessi mai visto; in cui tutti, a prescindere dalla loro collocazione e dal loro ruolo, entrano a far parte di quella corte dei miracoli che occupa da tempo i luoghi vitali della società italiana, e li sta riducendo a macerie.
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