
MOZIONE DEL COMITATO DEI FAMILIARI
per l’attuazione della L.162/98 in Sardegna
Sulla attualità dei Piani personalizzati
di sostegno alle persone con disabilità grave
Il Comitato familiari per l’attuazione della L.162/98 in Sardegna
riunitosi
in Assemblea pubblica a Cagliari il 5 novembre 2010 per discutere su “Attualità dei
Piani personalizzati di sostegno alle persone con disabilità grave”, Delibera
Regionale del 18/11/2010 n.34/30 che concerne la Modifica dei criteri per la
predisposizione e l’erogazione dei finanziamenti,
con oltre 200 partecipanti da tutta la Sardegna,
genitori e familiari, persone con disabilità grave e esponenti del movimento per la
vita indipendente, rappresentanti delle organizzazioni aderenti,
alla presenza di rappresentanti istituzionali fra cui parlamentari, consiglieri regionali
e provinciali dei vari schieramenti politici, del volontariato, degli operatori del
sociale, della sanità e dei sindacati
coscienti
di essere sostenuti dalla Regione (anche in sostituzione dello Stato) con la L.162/98
nei loro bisogni di assistenza e inclusione sociale, attraverso la partecipazione e
coprogettazione dei piani personalizzati
allarmati
dai risultati che i nuovi Criteri regionali producono per le persone con disabilità gravi
e loro famiglie, cioè le riduzioni drastiche dei piani di sostegno, fin qui garantiti
dalla Regione per la qualità di vita dei loro figli,
denunciano
l’impossibilità del mantenimento dei livelli assistenziali rispetto al 2009,
poiché la riduzione dei finanziamenti regionali da 116 milioni a 91 milioni di euro
insieme all’introduzione dei nuovi criteri potrebbe provocare riduzioni inaccettabili
dei finanziamenti per almeno l’85%, del totale dei piani; la riduzione sarà prodotta
all’interno dei singoli piani, in alcuni casi, fino anche dell’80%, come confermano le
prime notizie pervenute dai Comuni e famiglie sui paini già presentati, con le gravi
conseguenze di:
‐ riduzione delle ore dei servizi già in corso,
‐ interruzione della continuità assistenziale ed educativa,
‐ aumento di burocrazia e di carico assistenziale
‐ licenziamento di operatori e possibile ritorno al “lavoro nero”;
‐ la rinuncia del servizio L.162/98 e cioè l’uscita dalla presa in carico dei servizi
per alcuni – fra cui anche giovani con disabilità
insieme al forte rischio di esclusione sociale,
di emarginazione dei singoli e aumento delle difficoltà per le famiglie già
fortemente provate, del pericolo di istituzionalizzazione: non si ha più la garanzia
del sostegno alla domiciliarietà e alla famiglia “che si prende cura”, aspetti centrali
della L.162/98, intenti che pur dichiarati in Delibera non corrispondono agli effetti
provocati dai nuovi Criteri.
Il Comitato familiari per l’attuazione della L.162/98 in Sardegna
che riunisce genitori e familiari, persone con disabilità grave e esponenti del
movimento per la vita indipendente, rappresentanti delle organizzazioni aderenti,
accoglie i Documenti del Comitato dei familiari 162
già elaborati nelle varie fasi dell’azione a sostegno della L.162/98 già presentate in
Commissione Consultiva, all’Assessore alla Sanità e Politiche Sociali e riassunte nel
presente testo,
che si riferiscono alle loro esperienze di vita, alla competenza diretta quali persone
con disabilità gravi e loro familiari, frutto anche di sperimentazioni continue, di
lavoro di documentazione e riflessione del “modello Sardegna” ‐ di
personalizzazione, coprogettazione e partecipazione dei diretti interessati, quali
protagonisti attivi della progettazione e attuazione di servizi loro dedicati che vanno
dall’assistenza personale per i più gravi fino ai percorsi di vita indipendente, e che
sono ora un patrimonio di Qualità sociale, di tutti, istituzioni, persone e famiglie
dell’intera società sarda
ricorda
che L.162/98 non è legge sulla povertà, ma è contro l'esclusione sociale, sul diritto
al percorso personalizzato di assistenza e di inclusione
sostiene
che non si debbano fare passi indietro nell’attuazione di questo servizio,
una buona pratica per migliaia di sardi con disabilità grave, ancora migliorabile con
l’apporto dei diretti interessati persone con disabilità loro familiari e loro
organizzazioni che in Sardegna dal 1999 collaborano attivamente con tutte le
istituzioni coinvolte e che non si debbano apportare revisioni ai procedimenti che
apportano danni diretti sulla pelle delle persone con disabilità grave e sulle loro
famiglie, senza adeguate sperimentazioni e simulazioni,
riscontra e notifica
le seguenti criticità dovute all’introduzione dei nuovi criteri con Delibera 34/30
del 18 ottobre 2010:
• Viene penalizzato nel punteggio e nella riduzione drastica del finanziamento chi è disabile
dalla nascita (‐ 3 punti) e chi non ha nessun servizio (‐ 5 punti) e resta inalterato il punteggio
di coloro che hanno ore di servizi pubblici di assistenza (meno punti meno finanziamenti);
• il nuovo criterio che attribuisce 15 punti per più piani personalizzati L162/98 nella stesso
nucleo familiare non favorisce le persone con disabilità (il finanziamento max resta infatti di 20
mila euro); bisognava invece dare priorità assoluta nei finanziamenti dei piani dato il carico
familiare.
• Il limite del diritto di accesso per i bambini da zero a tre anni con disabilità grave al progetto
personalizzato 162 nega il diritto di accesso al progetto personalizzato 162, con una
valutazione dei soli aspetti sanitari senza la considerazione del bisogno o del disagio anche
sociale;
• calcolo nel carico familiare dei permessi della legge 104/92: è un’incoerenza rispetto al
prendersi cura da parte dei familiari, un passo indietro rispetto ai diritti esigibili, alle
disposizioni legislative che sono il frutto di battaglie nazionali delle persone con disabilità, dei
familiari e loro organizzazioni;
• sola firma del medico della scheda di gravità: comporta aumento dei costi (se fossero 50 euro
per 28 mila casi: 1 milione 400 mila euro!), di stress e burocrazie che ricadono sulla famiglia e
persone con disabilità;
• Sull’ISEE e il calcolo del reddito: il reddito di cui tener conto dovrebbe essere solo quello della
persona con disabilità grave e non della sua famiglia. Inoltre il livello minimo da cui partono le
riduzioni 8.000 euro è troppo basso, vicino al minimo livello vitale, di povertà. Ma la L.162/98
non è legge sulla povertà.
chiede
all’Assessore alla Sanità e Politiche sociali della Regione Sardegna, alla Giunta di
riportare i criteri dello scorso anno, e integrare i finanziamenti per la copertura dei
piani e
chiede inoltre
che la Regione prosegua un ulteriore esame delle procedure amministrative e
sociali, col supporto della Commissione Consultiva assessoriale con i tempi adeguati
ad affrontare tutti gli aspetti e proposte migliorative del sistema regionale della
presa in carico sociale e sociosanitaria, rilevati non solo dal Comitato dei Familiari ,
ma anche dai Comuni, Asl, dagli stessi Uffici regionali ecc. al fine di migliorare tale
buona prassi regionale istituzionale e tutto il sistema dei servizi in Sardegna.
A TAL FINE IL COMITATO CHIEDE DI ESSERE ULTERIORMENTE ASCOLTATO
DALL’ASSESSORE ALLA SANITÀ E POLITICHE SOCIALI DELLA REGIONE SARDEGNA,
COI SUOI PORTAVOCE E INFORMA CHE SARÀ INDETTA UNA MANIFESTAZIONE
PUBBLICA REGIONALE DI DIMOSTRAZIONE DELLE PROPRIE ISTANZE QUI
RAPPRESENTATE E ALTRE INIZIATIVE RITENUTE UTILE AGLI SCOPI.
Il Comitato dei familiari 162, con responsabilità, rinnova la sua disponibilità ad
offrire la propria collaborazione all’Assessorato e alle altre Istituzioni regionali e
Locali per il miglioramento dell’attuazione della L.162/98 in Sardegna.
Cagliari, 5 novembre 2010
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