mercoledì 10 novembre 2010

La sottile linea Firenze-Roma.


Francesca Puglisi.
Sono stata alla Stazione Leopolda. Ho scelto di esserci, perché dove ci sono oltre 4000 miei coetanei a discutere di politica, del paese e del Pd, credo sia giusto andare per ascoltare e dialogare.
Allo stesso modo sono andata all’assemblea dei circoli di Roma, circoli che dal mese di maggio sto girando da nord a sud per spiegare e discutere le proposte del Partito democratico sulla scuola. Stessa voglia di “rimboccarsi le maniche” per aiutare questo paese a voltare pagina.
A Firenze ho trovato energia allo stato puro, idee, proposte e persone in cerca di un Pd in cui riconoscersi. Non intenti distruttivi, ma la voglia di poter contare e partecipare, stimolare il gruppo dirigente ad aprirsi all’ascolto e la richiesta di coerenza tra ciò che si predica e ciò che si razzola.
Un Pd in cerca di un vocabolario nuovo per parlare al primo partito del nostro paese: il partito dei delusi dalla politica, che non va a votare e che deve diventare il primo alleato del Pd per il governo.
Sono uomini e donne tra i 25 e i 50 anni a cui destra e sinistra hanno predicato flessibilità e oggi si ritrovano nella precarietà. Quando hai la certezza di non avere un futuro per te e per i tuoi figli, se potrai permetterti di averne, difficilmente hai fiducia nella politica. Quando sei cresciuto vedendo in tv Tangentopoli prima, Berlusconi e le sue cricche poi, un centrosinistra che in cinque anni cambia tre presidenti del consiglio e poi resta al governo 18 mesi, affondato da Mastella e Turigliatto, come puoi affidare te stesso e la tua vita alla cosiddetta “responsabilità dei gruppi dirigenti”? Manifestare l’esigenza di rinnovamento della rappresentanza politica, significa che, nonostante la stanchezza, ora questi uomini e queste donne vogliono prendere in mano il proprio futuro e non lo delegheranno a chicchessia.
Le parole del vocabolario di prossima Italia non contrastano con quelle pronunciate dalle proposte del Pd alle assemblee nazionali di Roma e Varese: lavoro, legalità, fisco, scuola pubblica, green economy, donne, diritti civili. Sono le parole dello stesso vocabolario su cui stiamo lavorando, noi invisibili, della segreteria nazionale. A noi il compito di far sentire tutti partecipi di un disegno collettivo, è su questo che dobbiamo interrogarci e migliorare.
Invito tutto il gruppo dirigente a non ignorare ciò che è accaduto a Firenze, quell’energia e quell’entusiasmo, che Renzi e Civati hanno raccolto e messo a disposizione del Partito democratico è qualcosa di prezioso che va accolto, valorizzato, incluso. Non era forse questo il cantiere del “nuovo Ulivo” che volevamo aprire nel paese, capace di essere coinvolgente perché sa coinvolgere le risorse civili ed intellettuali di un paese che è di gran lunga migliore di chi lo governa? In uno dei video trasmessi alla stazione Leopolda, Julio Velasco dice: «Non siamo la squadra dei sogni, ma una squadra che sogna». Io che non ho giocato a pallavolo, ma a basket, credo nel gioco di squadra. E una squadra è vincente, quando riesci a far sentire parte della sfida tutti i giocatori in campo, il quintetto base, chi sta in panchina e persino la riserva a casa.
Vorrei che la prossima volta ad accogliere il treno di Prossima fermata Italia in stazione ci fosse il capotreno: Pierluigi Bersani.

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