venerdì 12 novembre 2010

Cosa faremo dopo Firenze.


Giuseppe Civati.
La rottamazione è stata solo il punto di partenza. Come ha detto Matteo Renzi, si tratta di un «ritorno allo statuto» quasi ovvio, se solo ci prendessimo l’impegno di rispettare le regole che ci siamo dati.
Tutto quello che c’è stato, a Firenze, racconta una storia che va molto più in là. Quello che è successo a Firenze sta nei numeri, certamente, perché hanno partecipato all’incontro 7000 persone fisicamente e quasi 30000 in collegamento via web. E sta però anche nella qualità dei contributi che sono pervenuti, nella scelta degli argomenti, nell’approccio, nel dare valore a cose e questioni che in Italia nemmeno si discutono e, in ogni caso, non si affrontano praticamente mai.
È stata l’assemblea dei prossimi, senza gerarchie, ma solo relazioni. In ogni senso, anche quelle dal palco, che duravano cinque minuti.
Per il resto, lo abbiamo detto un milione di volte non sarà una corrente, la nostra. Né saremo l’ennesima componente a cui aggiungere il suffisso «–dem».
Lo abbiamo detto chiaramente: il dibattito tra le correnti ci interessa molto poco. Noi minacciamo soltanto di rimanere nel Pd. E di lavorare per la ditta, anche se troviamo l’espressione, come tante altre, molto infelice. Perché il partito forse non è una ditta. Questo è il punto.
È per questo che a Firenze abbiamo lanciato una campagna culturale, sentimentale e politica. Che non prende di mira i dirigenti del Pd, che pure invece ricambiano quotidianamente con battute più o meno felici nei nostri confronti. Che non si risolve nella richiesta di rinnovamento, ma cerca di praticarlo. Che non si vive come qualcosa di estraneo al Pd, ma di essenzialmente democratico.
Quella che abbiamo lanciato è una campagna tra web e territorio. Anzi, parliamo italiano: tra rete e città, all’insegna della costruzione di una grande comunità di persone, di idee, di punti di vista.
Perché per entrare nella Terza repubblica non è sufficiente un nuovo sistema elettorale, ci vuole una nuova cultura politica. Che prediliga il confronto e il dibattito, che sappia premiare le competenze, che ci parli di politici più vicini e più “casti”, di una politica che stia tra le altre “cose” e le sappia interpretare.
Dopo la Leopolda di Firenze, apriremo altre stazioni, anzi, meglio: ne accompagneremo l’apertura, perché tante richieste di partecipazione ci sono pervenute da ogni parte d’Italia. Faremo in modo che le voci del vocabolario del cambiamento (il nostro manifesto programmatico, per dirla in termini più politici, che tra una settimana sarà online), siano discusse e affrontate con l’approfondimento necessario.
Faremo politica, nel frattempo, parlando delle questioni che ci sono più care: ambiente, cittadinanza, diritti e fisco. Sì, il fisco, perché crediamo che la riforma fiscale sia la cosa più urgente. Perché c’è poca libertà e c’è molta disuguaglianza nell’Italia che Berlusconi ci ha consegnato. E il fisco è al centro di questo patto tra i cittadini e le istituzioni che ci pare essere completamente saltato.
Ci sarà un sito, www.prossimaitalia.it, in cui faremo il censimento di tutte le competenze e le disponibilità. In cui segnaleremo le campagne che ci sembrano più urgenti, in cui faremo un MoveOn democratico, come abbiamo promesso da tempo di fare.
Sarà un’assemblea permanente e costituente, abbiamo detto, perché vorremmo che questo metodo e la scelta degli argomenti che alla Leopolda abbiamo compiuto, diventino patrimonio di tutti. E siano da tutti partecipati.
Tutto quello che produrremo, com’è già accaduto in passato, sarà a completa disposizione del Pd. Non faremo accordi, non cerchiamo spazi. Faremo iniziativa politica. Cercando di portare al Pd un po’ di ragioni (e di passione, se ne saremo capaci) che il fatturato della ditta per ora non registra.

Nessun commento:

Posta un commento