mercoledì 23 febbraio 2011

La Margherita e i DS e Progetto Sardegna mobbizzano i militanti del PD sardo.


Luca Mereu

Io non so fare le fini analisi politiche di Antonello Cabras.

Non ho la sapienza giuridica di Francesco Sanna e neppure i quintali di pelo sullo stomaco di Paolo Fadda.

Non ho la grinta di Siro Marroccu, il carisma di Tore Cherchi o il papa' di Marco Meloni.

Non so vendere il prodotto come Chicco Porcu e non ho neppure l'ansia da arrampicatore sociale di uno di quei scarti di capobastone capaci solo di abbaiare quando il padrone li aizza.

Ma vista la brutta piega che sta prendendo il PD sardo non c'è nulla, nelle pseudo-qualità di cui sopra, che potrà essere vantato un giorno come particolare prerogativa o come succedaneo di una superiore sapienza politica: viste le rovine sul quale pochi eletti stanno maramaldeggiando per continuare ad spremere un partito ormai già troppo spremuto.

Incuranti del tristo panorama attuale e gia' proiettati alle prossime scadenze elettorali. Che già si intravedono futuribili scranni da parlamentare e da consigliere regionale.

Colpa mia, lo ammetto mi frega una certa tensione ideale e il fatto che ho iniziato a fare politica con la nascita del PD.

Non avendo nessuna passata appartenenza da difendere son finito apolide e per gli apolidi c'è giusto un timbro sulla carta d'identità.

Ecco l'origine del male e delle mie sventure. Primarie escluse.

E' così facile: DS-Margherita-Progetto Sardegna.

Margherita-DS-Progetto Sardegna.

Progetto Sardegna-DS- Margherita.

Ripetetelo tutti assieme come un mantra capace di esorcizzare il demone che possiede il partito.

Il movente di tutti i misfatti.

Ripetetelo assieme in tutte le combinazioni possibili.

Inutile menare il can per l'aia.

Urlatelo ora che è in vista la lottizzazione dell'Anci, dell'Ersu, della Proservice, un rimpasto nei consorzi industriali con ufficio disinfestazioni annesso secondo la regola aurea...aspè, com'era che dicevano i partners in crime Cuccu e Moriconi?

Ah, si: "I patti non erano quelli, toccava a noi".

Porcogiuda, si scannano persino per dividere per aree i Giovani Democratici: se non fosse che molti di quei ragazzi sono d'accordo con alcuni di quei mammasantissima allerterei subito il Telefono Azzurro. Ma si sa che i giovani scimmiottano i grandi e a quell'età sono incapaci di intendere e di volere.

Se non si inizierà a pensare al partito come un blocco monolitico dove le cariche siano contendibili e dove le appartenenze passate risultino merce avariata - dopo quasi 4 anni, qualsiasi prodotto deperibile va in malora - non credo avrà molto senso continuare questo monotono stillicidio.

Invece a tutt'oggi le vecchie casacche, sono ancora complementari e fisiologiche tra loro come la corda con l'impiccato.

E noi ai piedi del boia a guardarci l'indecente spettacolo indecisi se ingoiare i conati di vomito o abbandonare il campo.

Vedo tanti di quei dirigenti di partito che si sono prostituiti talmente tante volte da non ricordarsi più il motivo per il quale l'hanno fatto. E per giustificare l'incoerenza dire che è necessario garantire, sempre e comunque, il pluralismo.

Pluralismo, lo chiamano loro.

Ora la palla passa a Silvio Lai, il nostro segretario, che ha in mano il boccino. Sta a lui decidere se continuare a stare a questo gioco perverso e logorante, tenuto in ostaggio da pochi notabili, continuando a consumare i polpastrelli sulla calcolatrice per far risultare il numeratore fratto le aree di provenienza oppure resettare più o meno tutto il pregresso e varare un nuovo inizio. Adeguando, ad esempio, le segreterie, le direzioni o indirizzando assessori e incarichi partitici vari prescindendo dalle aree, dalle correnti, dai gruppi e dai gruppuscoli; cementando il rapporto con gli amministratori espressione del partito che ormai operano in completa solitudine; organizzare forum tecnici provinciali, snelli e strutturati per interessi e competenze; rilanciare la funzione e il ruolo dei circoli del PD cercando di supportarli anche economicamente perchè altrimenti la militanza diventa invisibilità; "aprire" il partito alla relazione con la società civile che siamo nati per quello; rilanciare, infine, lo stile comunicativo del PD che attualmente non è certo 2.0 ma vicino allo zero. Quasi si avesse pudore a dire, in un italiano depurato dal politichese, che ci sono problemi.

C'è un dato di fatto, certo e immutabile come il Sole: tutto l'elettorato giovane - quello che da linfa e futuro a un partito e che non si fa tirare le orecchie dal Tore Ladu di turno - si sposterà al partito di Nichi Vendola. Tivoli è lì come monito. E anche io, se devo essere sincero, non mi sento tanto bene.

E c'è una battuta che gira tra le chat di Facebook, Skype e Messenger tra molti giovani (e meno) militanti PD, stufi marci di questo andazzo. Viene pronunciata tra il serio e il faceto, ma pure con un carico di malinconia che strozza le parole in gola: "Tanto la finiremo tutti in SEL".

Non devo essere certo io a spiegarvi la storia della profezia che si autodetermina, vero?

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