martedì 1 febbraio 2011

I neocatecumenali del PD


Emiliano Deiana

Questa ennesima Nota sulle Primarie cagliaritane mira a dire poche cose. A me chi perde (in qualsiasi competizione) fa sempre una certa tenerezza, anche quando a perdere è un vecchio volpone come Antonello Cabras che, visto come sono andate le cose, tanto volpe non dev'essere.

A mio giudizio andrebbe osservata con la lente di ingrandimento la presunta voglia di rinnovamento del popolo del centrosinistra. Già definirlo "popolo" mi sembra un'enormità, diciamo il "paesotto" del centrosinistra che va meglio, molto meglio!

Difatti 5.700 elettori sono pochini per una competizione come quella per la designazione del candidato a sindaco per il centrosinistra a Cagliari. Sono pochissimi se si pensa che a Carbonia hanno votato più o meno 5.000 persone. Già questo dato dovrebbe far riflettere e parecchio.

Partiamo (o ripartiamo) da Antonello Cabras per il quale non nutro nè una particolare simpatia politica (pur riconoscendone le indubbie capacità), nè una particolare avversità. Sulla carta Cabras contava sul sostegno di tutto il Partito Democratico: da Silvio Lai a Emanuele Sanna, da Renato Soru a Paolo Fadda, da Siro Marroccu a Graziano Milia, da Marco Espa a Chicco Porcu e chi più ne ha più ne metta. Alcuni hanno discettato sul metodo di designazione del candidato, ma le fratture (possibili) sono state ricomposte alla meglio. Così all'apparenza, naturalmente.

Quello che più dava all'occhio cos'era? L'appoggio di Renato Soru al suo ex pigmalione e poi avversario, nel 2007, alla guida del Pd sardo. Molti "soriani" doc hanno storto il naso e si sono allineati; molti altri adepti della scuola dell'uomo di Sanluri lo hanno abbandonato al suo destino appoggiando in maniera esplicita Massimo Zedda. Quando ci sono Primarie di coalizione sono cose da mettere in contro, mica siamo in caserma.

Ma questa è solo l'apparenza. Poi ci sono due (o tre) esponenti di primissimo piano del Pd cagliaritano e/o regionale che non parlano mai, Non si sa cosa pensano, non si sa quali logiche (se non il perpetuare del proprio personalissimo potere) seguano, di quali persone si circondino: Paolo Fadda ed Emanuele Sanna. Uno democristianissimo e l'altro comunistissimo (forse migliorista o giù di lì). La mia anagrafe non mi consente di ricostruire per filo e per segno i percorsi delle loro avventurose e silenziosissime carriere, ma il modus operandi è facilmente ricostruibile.

Loro agiscono nell'ombra, tessono alleanze, hanno rapporti con "i" poteri che a Cagliari sono più forti: non necessariamente legati al mattone o alla medicina. Sempre in silenzio. Poi qualche loro epigone di provincia qualcosa la sbrocca e allora si inizia a ragionare e a capire. E che forse quello che appare una "rivoluzione" contro il socialdemocratico Cabras non è poi quella rivoluzione che sembra. Non è quella rivoluzione dei garofani nè quella delle Piramidi, diciamo. Forse è una restaurazione, piuttosto.

Ma andiamo avanti nel ragionamento: dicevamo di alcuni loro epigoni che qualcosa se la lasciano sfuggire o per qualche birretta di troppo o per il vizio di scrivere sonore minchiate su Facebook. E nei mesi scorsi avanzava l'ipotesi di Fantola candidato a Sindaco di Cagliari col sostegno del Partito Democratico. Fantola il custode del Potere cagliaritano sempre uguale a se stesso. Un potere figlio delle famiglie più potenti e ricche della città che hanno sempre deciso sindaci, consiglieri regionali, deputati, consigli di amministrazione, consorzi industriali. Un potere del soldo prima ancora che politico, un potere che usa la politica per rafforzarsi. Un potere gestito come una setta, come i catecumenali nella Chiesa. Una setta che battezza con l'olio il rappresentante del Potere di Cagliari, colui che lo riceve in delega e che deve rispondere sempre alle stesse logiche e agli stessi giochi di sempre. Un potere che si fonda sulla fedeltà e sul silenzio. Sulla fratellanza e sull'obbedienza. Sul monopolio dell'economie, sul mattone, sulle cliniche, sulle designazioni dei primari.

E allora una volta bocciata l'ipotesi del sostegno esplicito del Pd al candidato Fantola occorreva aggirare l'ostacolo trombando il candidato del Pd alle Primarie (Cabras), facendo addossare la colpa sul più probabile mandante di quell'affossamento (Soru). Trombandolo, naturalmente, col metodo più vecchio del mondo: non muovendo un dito in campagna elettorale!

Una manovra degna di un libro di Simenon: uccidere la vittima sacrificale per far addossare la colpa su colui che aveva più motivi (e nessun alibi) per ucciderlo. Geniali!

Una volta sconfitto Cabras e designato un candidato debole (con tutto il rispetto per Massimo Zedda) la strada di Fantola - col sostegno mascherato di una parte del Pd - è in discesa. I necatecumenali del Pd potranno agevolare ancora e sempre la loro setta, ingrossarne le fila e perseguire interessi che sono del tutto estranei da qualsiasi logica interna al gioco democratico.

Per questo motivo la lettura che la vittoria di Massimo Zedda è la vittoria della rivoluzione dei garofani è parziale se non sballata. Quella è la vittoria di un tentativo (che siamo ancora in tempo ad evitare) di una restaurazione. Non per colpa di Massimo Zedda naturalmente, nè per colpa di coloro che l'hanno sostenuto. E maggiormente hanno toppato - a mio avviso - coloro che, pur appartenenti al Pd ("soriani" e non) hanno votato e sostenuto altri candidati. Hanno sbagliato in buona fede non inquadrando in maniera esatta nè la posta in palio nè il terreno sul quale si giocava questa sfida. Ma non tutto è perduto: il peggiore errore che potranno fare i "cabrasiani" e Cabras e Soru in prima persona è negare il loro sostegno a Massimo Zedda. Anzi: devono candidarsi come capolista del Pd Cabras e capolista di una lista di sostegno al sindaco Soru. Solo così potremo avere la speranza di sconfiggere un tentativo così arrogante e parallelo di restaurazione, fuori e dentro il Pd. Perchè non è vero che l'alchimia, che i componenti chimici non si siano mai saldati all'interno del Partito Democratico sardo. Si sono saldati il Cesio 137 democristianissimo e l'uranio impoverito comunistissimo. La miscela, come si vede, è esplosiva e provoca la morte immediata anche dei volponi più furbi della galassia democratica. E il prossimo che viene e mi dice che Cabras è una volpe gli sputo in un occhio. Al confronto di quei due è una illibata verginella.

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