"Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee,o le sue idee non valgono nulla o non vale nulla lui" (Ezra Pound) www.marcotatti.it contatto:marcotatti@tiscali.it
mercoledì 18 maggio 2011
S'avanza la rivincita di Soru
Dal Blog di Giorgio Melis
Massimo Zedda come piccolo Pisapia cagliaritano? Ma quando mai. Pisapia ovviamente ha segnato il clou della giornata elettorale per l’importanza cruciale, decisiva di Milano nella politica italiana e per Berlusconi: il Cav. vi ha lasciato lo scalpo di veri-finti cappelli rossicci. Il giovane Zedda – elettoralmente e politicamente – su scala isolana ha fatto più e meglio di Pisapia:anche senza possederne la caratura per anagrafe ed esperienza politica. Non ha ancora vinto ma può farcela: ci sono le condizioni. Intanto, il primo turno ribalta clamorosamente, in modo e misura imprevisti, le valutazioni della vigilia. Molto se non quasi tutti erano certi che Massimo Fantola avrebbe fatto un solo boccone del giovane avversario. Avendo con e per sé le sette famiglie dominanti: come le vecchie sette sorelle del petrolio. Ancora con Fantola, i cosiddetti “is de nosus” ma anche il voto popolare ormai squallidamente mercenario di S.Elia da vent’anni. L’enorme grumo di interessi costituiti e consolidati da decenni. L’apporto della massoneria di massa e basso livello di molti suoi alleati. La spallata vescovile, stavolta strapazzata: a differenza del 2009 contro Renato Soru. Anche a Capoterra, dove l’ex assessuora Lucia Baire, la pupilla di monsignor Mani lunghe e ora innocue, è stata doppiata. Senza contare la rendita di posizione di vent’anni di destra a Cagliari, con l’abbraccio fin troppo caloroso di Emilio Floris.
Insomma pareva ed era una replica del Golia contro un Davide a rischio perché il marchio vendoliano poteva sminuirne la forza. E invece, è stato lui a trainare le catatoniche liste di partito. Inclusa quella sua del Sel, per non parlare del debolissimo Pd al 18 per cento e dell’Idv giustamente punito per l’ondivago trend contro le primarie e sul sì al candidato del centrosinistra. Alla fine, è stato Zedda ad autodeterminare gran parte del provvisorio successo. Sul suo nome è confluito oltre il 45 per cento dei voti, il 7 per cento in più della somma delle liste collegate. Incidentalmente, il 6 per cento in più del dato di Gian Mario Selis (39%) nel 2006 contro Emilio Floris.
La spinta al cambiamento anche generazionale, di facce possibilmente non segnate da antiche rughe politiche, ha fatto premio a sinistra sulla presa degli interessi dominanti a destra: anche contro l’informazione a favore di Fantola, che disponeva di mezzi imponenti.
Certo, Zedda ha fruito del trend generale di un berlusconismo avviato al capolinea. Comunque ha sbaragliato al primo turno un’armata che sembrava invincibile: , benché tutto possa ancora accadere. Può anche aver giocato a suo favore la vergognosa catena di tagli di nastro degli ultimi giorni, classiche operazioni di fine regime. Gli spudorati interventi a gamba tesa della squalificata Giunta regionale e di Cappellacci in particolare: è stato promesso a Fantola di tutto e di più, specie finanziamenti che non ci sono (il ridicolo tunnel sotto via Roma) o recuperati dalle opere finanziate di Renato Soru e sabotate. Insomma, il peso mosca Zedda è stato promosso dagli elettori almeno come un buon peso medio, in gran dispetto dei sostenitori palesi e occulti dell’avversario. Perché Fantola a Cagliari è stato immaginato come un simil-Cappellacci alla Regione: con un possibile bis del disastro che va comunque ancora scongiurato. Per crescere ancora di statura, Zedda dovrebbe fare pubblicamente a Fantola una domanda-contestazione. Niente di personale, gli va chiesto (ancora non è stato fatto da nessuno): sarebbe il vero sindaco o il vicesindaco di Sergio Zuncheddu? E non solo perché suo fratello sia il braccio destro dell’editore-palazzinaro.
E’ che Zuncheddu è stato e resta decisivo nel dettare la linea sui punti cruciali da Mauro Pili ad Emilio Floris, ora di Cappellacci e inevitabilmente lo sarebbe o vorrebbe di Massimo Fantola. In più, con la benevolenza od opportunistica sottomissione storica di tanti presunti leader (?) del centrosinistra. Per questo, per distinguersi più e meglio, Zedda dovrebbe sottolineare un quesito spinoso: in caso di elezione, Fantola non sarebbe stato o sarebbe l’ombra di un sindaco col sindaco-ombra Zuncheddu? Alle cui scelte attraverso il suo impero mediatico sono legati molti degli eventi più negativi nella politica isolana, con conseguenze disastrose di cui dovrebbe rispondere di fronte agli e-lettori. Chissà che non accada davvero e magari presto. E’ capitato di scriverglielo e gli va ripetuto: non abbiamo paura, mai avuta per nessuno, figurarsi di lui. La storia non è finita, la vita continua. A essere ridimensionato e disarcionato non sarà solo Berlusconi, anche in Sardegna. E’ tempo di non aver più timori per un sistema informativo scaduto e scadente: per scelte offensive contro i lettori, per il rispetto della verità e della deontologia professionale, la qualità stessa di scrittura piegata a un servaggio umiliante. Non si lasci impressionare il giovane Zedda, se la spunterà al ballottaggio, dalle lusinghe o dagli eventuali siluri preventivi del gruppo Zuncheddu. Si potranno contrastare denunciandoli agli elettori: non subendoli in silenzio, pavidamente, o accettando i condizionamenti come hanno fatto i nomenklati squalificati del centrosinistra. Stesso discorso vale per la mancanza di una maggioranza garantita in Consiglio comunale. Se vincerà al ballottaggio, Zedda troverà in Consiglio tutti i voti necessari, forse anche troppi. Potendo scegliere tra quelli più rispettabili di un centrodestra in decomposizione, a cottura accelerata. Come dimostra il fatto che Massimo Fantola non solo non ha fruito della storica, inerziale deriva a destra di Cagliari ma addirittura ha perso il 14 per cento rispetto al 56 ottenuto da Emilio Floris nel 2006.***
Sono dati che confermano come nell’Isola il voto abbia avuto un segno univoco, limpido, perentorio: anche se bisognerà aspettare il ballottaggio a Cagliari. Il centrodestra è in rotta ovunque: come era accaduto alle scorse provinciali. Quando la stella di Berlusconi non era ancora offuscata ma da noi pesava come un maleficio la sconfitta di Renato Soru e la conseguente disastrosa Giunta Cappellacci: deleteria del suo, ci ha attirato addosso i colpi di maglio del governo più nemico mai visto. Ora il trend nazionale coincide e ingloba lo smottamento del centrodestra in tutta la Sardegna, incluso il demolito superbunker di Olbia. Comincia il conto alla rovescia per Cappellacci, anche se si imbullonerà con i suoi alle poltrone consiliari per scansare urne punitive, da incubo e tregenda per la destra. Nessuno la evoca, ma questa è anche la rivincita di Soru sugli avversari interni ed esterni. Dopo l’assoluzione in Tribunale, è iniziato il suo ritorno come protagonista politico. Il suo nome e la sua ombra si stagliano sui risultati che hanno ribaltato lo scenario politico sardo, anche se non vi era personalmente coinvolto.
L’analisi del voto richiede maggiori certezze sui flussi e le loro caratteristiche. All’ingrosso, la crisi del Pd continua: senza che il crollo della destra lo avvantaggi in modo sensibile. Mentre lo aiutano candidature extrapartito come Zedda a Cagliari e Marta Testa a Iglesias: segno di un declino allarmante di leadership e qualità del personale dirigente del partito. Benché torni a vincere dappertutto, dal Sulcis a Villacidro e in molti altri centri: alcuni rimasti tormentosamente a sinistra, altri smottati a destra e ora in parte tornati all’ovile.
Ma l’altro grande evento della tornata è la disfatta di Settimo Nizzi a Olbia. Dove il massiccio, roccioso, rassicurante Gianni Giovannelli ha smazzolato e umiliato con un distacco enorme l’avversario che credeva di trattarlo come un birillo: prima issato nel ruolo apicale, poi buttato giù con protervia e malriposta tracotanza. Simbolicamente, la caduta d Nizzi è il più negativo segnale per la destra sarda. Nizzi rappresenta il peggior berlusconismo sfrenato e impudente, con un tocco personale di spocchia aggressiva, anche brutale e insopportabile. Si sentiva un berlusconetto, sempre d’assalto. Da sindaco aveva sanato gli abusi della reggia del padrone, che li aveva realizzati assai prima di presentare perfino i progetti. Si è comportato da ras territoriale, facendo e distruggendo, dal consorzio industriale al Comune. Alla fine l’arroganza glie è crollata addosso con le macerie del primato berlusconiano nella ridotta gallurese. Non gli ha portato bene che il Cavaliere abbia dedicato l’unico passaggio elettorale in Sardegna proprio a Olbia, al Nizzi ancora convinto di poter vincere contro tutti mentre proprio la Gallura era ed è fra le più colpite dall’inimicizia globale del governo contro l’intera Sardegna. E’ una lezione esemplare, questa inflitta a Nizzi, che mette di buon’umore. Lascia ben sperare per una ripresa di dibattito politico seria e responsabile anche nella Gallura già azzurrissima. Ora al capolinea nella sua opzione strategica: Nizzi è anche uno degli uomini di punta del Pdl.
La cui crisi si riflette in un incredibile Psdaz che mentre in Consiglio cerca di smarcarsi dal peggio della Giunta, si allea col peggior berlusconismo da Olbia a Iglesias a Cagliari. Uscendone con le ossa rotte e la credibilità ridotta a zero. Ci sono enormi macerie nella politica sarda: nella destra ormai alla frutta come nel centrosinistra ancora alla ricerca di un baricentro da cui ripartire. Ma nell’eclisse non solo politica dei 4 Mori, per quel che hanno rappresentato per i sardi, c’è un di più di squallore e pena.
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