venerdì 27 maggio 2011

Cagliari di tutti i sardi: per Zedda


Questo il bellissimo articolo di Sandro Roggio pubblicato su Sardegna Democratica che ci da l'idea dell'importanza per la Sardegna intera del voto di Cagliari nel ballottaggio di domenica e lunedì a favore di Massimo Zedda.



Quando Massimo Zedda mi ha coinvolto - nella fase delle primarie - a sostegno della sua candidatura, ho pensato all'importanza di Cagliari per tutti i sardi, anche per quelli che come me abitano da un'altra parte dell'isola. E gli ho mandato un messaggio, nello stile dello spot, che cominciava così: “mi piacerebbe molto avere il dono dell’ubiquità – nel senso della residenza dappertutto - quando si vota nelle città che mi piacciono e che vorrei governate bene. Non sono residente a Cagliari, ma se lo fossi voterei alle primarie Massimo Zedda”.

Oggi sono convinto che al di là delle ragioni politiche generali (se la Destra perdesse pure a Cagliari sarebbe bellissimo !), c'è una motivazione più direttamente legata alla Sardegna per votare a sinistra. Cagliari è non solo la città più grande ma quella che dà l'esempio nel bene e nel male. Le cose che accadono a Cagliari si ritrovano in modi diversi in altri posti della Sardegna, prima o poi.
Una città bella come Cagliari, se è trattata male - e imbruttisce - provoca l’effetto domino, e il brutto è contagioso più di una malattia infettiva, si trasferisce da un luogo a un altro con grande rapidità. Cagliari, una magica concatenazione di siti: un paesaggio raro per evidenti ragioni legate alla singolare stratificazione, all’accumulo di segni. Se Cagliari perdesse le sue qualità se ne risentirebbe a Sassari, Nuoro, a Olbia, eccetera.

I cattivi esempi nel governo del territorio si fanno strada e il peggio può venire dalle ambiguità nel/del centrosinistra che su questo tema non pensa allo stesso modo. Per questo spero che Zedda vinca al ballottaggio, perché la sua azione - immagino - sarà netta e adotterà un metodo contro le doppiezze e le mediazioni estenuanti di chi replica a “cemento” con “un po' meno cemento” (e a “guerra” con “un po' meno guerra” ; a “razzismo” se “con modi gentili”... ).

Ecco, Cagliari si presta per dare un segnale di cambiamento autentico nella progettazione alla scala urbana (così come il governo Soru ha lasciato un segno chiaro nel governo del territorio sardo che - appunto - si prestava). Cagliari, per la sua complessità, si presta per dare risposte su casi esemplari e cruciali e d'interesse translocale, che potranno essere coordinati solo in un programma di avanguardia a presidio dell' interesse comune.

Il caso Tuvixeddu - del quale si parla in Europa - sarà uno dei baricentri del dibattito politico nei prossimi mesi. E' facile immaginarlo. Non lo potrà affrontare, anzi lo subirà, chi ha in mente negoziati al ribasso (“ un po' alla casta e un po' alla plebe”). Gli accordi tra soggetti pubblici e privati hanno come presupposto il primato del progetto pubblico e l' Accordo di programma alla base della disavventura Tuvixeddu è stato pensato e sottoscritto dalla casta per la casta.

Su questo ha ragione Marcello Fois: bisogna non farsi trovare mai equilibristi in quel “punto medio” dove nulla cambia; quel punto è affidabile “per quei pochissimi, che dalla loggia, dalla curia, dal cantiere, dall’accademia locale, hanno fatto man bassa di beni pubblici, posti di lavoro, territorio, incarichi”.

Massimo Zedda mi ha detto di recente che ha in mente di spostare l'ottica e aprire il confronto su Cagliari ai sardi - e non solo ai cagliaritani. Questo progetto contribuirà a rimuoverlo quel “punto medio” e aiuterà la Sardegna a guardarsi oltre ogni localismo, rendendo ogni amministrazione locale più attrezzata e mai subalterna agli interessi di predoni di risorse comuni.

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