"Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee,o le sue idee non valgono nulla o non vale nulla lui" (Ezra Pound) www.marcotatti.it contatto:marcotatti@tiscali.it
lunedì 23 maggio 2011
A Cagliari la sfida contro i Golia della politica
di Caterina Pes.
Difficilmente, per chi sta dall’altra parte del mare, è possibile comprendere la straordinaria portata dell’esito elettorale di Cagliari.
I trionfi di Torino, Bologna e i pronostici di Milano e Napoli hanno oscurato in parte quello che per noi democratici sardi è un risultato storico. Il giovane candidato del centrosinistra Massimo Zedda – che nonostante i suoi anni vanta una lunga militanza politica – è riuscito a trascinare al secondo turno, e persino con dei margini di vantaggio, Massimo Fantola, il decotto uomo designato dal centrodestra che lo scrittore Marcello Fois ha definito, in un’espressione quanto mai significativa, “un punto medio attraverso il quale nulla cambia”.
Cagliari invece ha un profondo bisogno di cambiare, governata com’è da potentati locali che ne soffocano qualsiasi prospettiva di sviluppo, immobile di fronte al mare, inconsapevole del suo splendore. Non è un caso che il capoluogo sardo sia la capitale delle tre emme – medici, massoni e mattoni – dove si intrecciano interessi politici, immobiliari, sanitari, dove le mani sulla città sono piuttosto tentacoli che sanno infilarsi ovunque e dove i nomi che girano nella roulette del potere sono sempre gli stessi: caste e famiglie. Una città, per dirne una, dove un autentico tesoro archeologico a cielo aperto, come la necropoli punica di Tuvixeddu, stava per essere inghiottito dal cemento, non fosse stato per l’ostinazione dell’ex governatore Soru.
Non è facile spiegare quanto il malaffare sia diventato l’affare, in questa città. Quanto il diritto sia confuso con il favore. Ed è per questo che il testa a testa fra Zedda e Fantola ha già il sapore di una vittoria, comunque finisca. Perché i cittadini, dal basso, hanno avuto un sussulto di dignità ed hanno deciso di ribellarsi a questo manipolo di faccendieri travestiti da politici che siedono fra i banchi del consiglio comunale. I cittadini hanno saputo lanciare un messaggio forte: voltiamo pagina. Voltiamo pagina, perché la Sardegna sta vivendo una crisi senza precedenti e Cagliari ne è l’estrema propaggine: disoccupazione giovanile al 54 per cento, attività che chiudono, in un effetto domino che sta travolgendo, una dopo l’altra, tutte le categorie produttive. Crisi testimoniata, d’altra parte, dai quotidiani assedi sotto il palazzo della Regione di categorie lavorative o sociali autenticamente disperate.
Al di là della sanguinosa forza di fuoco che gli avversari sapranno mettere in campo per mantenere le mani sulla città, le urne hanno già detto che la loro ora è finita. E che il vero vincitore morale di queste elezioni, con la sua faccia pulita e la sua temerarietà, è Massimo Zedda e con lui tutti i cagliaritani che hanno scelto di rialzare la testa. Il vincitore è anche il Pd, che ha superato il Pdl per numero di voti presi ai seggi e si è speso con forza per questo candidato, nel rispetto dell’esito delle primarie.
Queste elezioni, che in molti altri centri sardi hanno visto trionfare il centrosinistra – in cima a tutti Olbia, quella che Berlusconi voleva rendere la dependance di Villa Certosa – sono un avviso di sfratto per il governo nazionale e regionale, per il presidente della Regione Ugo Cappellacci. Quel Cappellacci che aveva esordito, in campagna elettorale, con lo slogan “La Sardegna torna a sorridere”. La Sardegna, invece, due anni dopo non sorride per niente: dai pastori agli operai, passando per il popolo delle Partite Iva, non c’è alcun sorriso in loro. E la vittoria di queste elezioni è che tutte queste persone, questo popolo arrabbiato, ha tradotto in azione politica il malcontento ed ha saputo distinguere tra i responsabili di questa drammatica situazione e le forze che, al contrario, sono al loro fianco nella battaglia.
Resta da annotare, in questa entusiasmante tornata elettorale, il risultato del quorum sul referendum nucleare – il 60% dei sardi si è recato alle urne ed il 98% per cento di loro si è espresso contro l’atomo – che speriamo sia di buon auspicio per quello nazionale e che ha restituito ai sardi la coscienza del valore della terra che abitano. Nonostante persino il centrodestra abbia tentato di mettere il cappello a questa vittoria, questa coscienza è, per una parte importante, l’esito di una linea politica attenta all’ambiente e al territorio che il centrosinistra sardo ha perseguito strenuamente e che oggi sta dando i suoi frutti..
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