"Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee,o le sue idee non valgono nulla o non vale nulla lui" (Ezra Pound) www.marcotatti.it contatto:marcotatti@tiscali.it
mercoledì 18 maggio 2011
Analisi psicosociale del voto
Dal Blog di Emiliano Deiana
Tutti quelli che a vario titolo, Dirigenti e/o attivisti, si occupano di politica quando vincono le elezioni assomigliano ad amatori dopo un feroce amplesso con la democrazia. Sigarettina e camicia aperta sul villoso petto discettano sulle tecniche e sulle tattiche che hanno portato alla "sborrosissima" vittoria.
Tutti, indeffettibilmente, hanno la ricetta: il Viagra democratico.
Primarie si, primarie no. Primarie gnam!
Porta a porta o Social Network e Community.
Sperimentale copula, nel talamo della desistenza, col Terzo Polo. Ipotesi di mènage a trois.
E' bello per un osservatore psicosociale il giorno dopo le elezioni.
E' bello parlare con gli "artefici" delle vittorie.
E' bello, financo, leggere tutte (e dico tutte) le analisi del voto: dalle più strampalate e roboanti a quelle minimaliste.
E' bello il giorno dopo le elezioni quando quelli a te più affini hanno vinto.
Ed è anche bello consolare quelli, fra gli affini, che hanno lottato e perso.
Ma più bello del bello è sperimentare che c'è ancora un pò di speranza nel mondo, in Italia, in Sardegna.
Una speranza che può avere il volto serafico di Gianni Giovannelli approdato per chissà quale magheggio dalle parti della sinistra, ma che ha consentito di strappare a Berlusconi la città più berlusconiana d'Italia dopo Arzachena. Al primo turno, senza ballottaggio. Ed Olbia, da ieri notte, è già più bella anche se non si sa perchè. O forse lo si sa, perchè lo si è sempre saputo.
Una speranza che può avere il volto affilato e pallido di un vecchio arnese della politica, cresciuto a Frattocchie e tarallucci, come Piero Fassino. Un Fassino che si è messo in gioco, ha affrontato le primarie e ha vinto al Comune di Torino direttamente al primo turno. Un Fassino che, fra Primarie e campagna elettorale, ha perso cinque dei 53 chili del suo peso forma.
Una speranza che ha la faccia da bravo figliolo di Massimo Zedda, uno che ogni volta che lo intervistano ha lo sguardo smarrito di un Gagarin lanciato nello spazio sul Soyouz. Massimo Zedda che ha sconfitto l'evergreen Cabras alle Primarie e poi ha trascinato il miglior prodotto della Cagliari guasta al ballottaggio. Ce la farà!
Una speranza che ha la faccia stranita di Virgilio Merola che sotto le due torri di Bologna ha sconfitto il candidato della Lega e ha assisitito all'esplosione orgasmica del grillismo che ha raggiunto il 9% dei consensi. Che poi uno si chiede, ma Merola non doveva essere candidato a Napoli? Roba di sceneggiata, diciamo...
Una speranza che ha la faccia leguleia, ma piaciona di Luigi De Magistris che a Napoli (lui, non Mario Merola...) ha portato la destra al ballottaggio ed espulso il candidato democraticaticamento prefettizio Morcone dalla partita decisiva. Una faccia che è l'evoluzione di quella dipietresca, ma che alimenta la speranza di pulizia in una città sommersa dai rifiuti. Che il Pd formato Cozzolino non si accordi con Cosentino, mi raccomando! Che San Gennaro vigila...
Una speranza che soprattutto ha la faccia da Lord inglese di Giuliano Pisapia. Un lord che sta al terrorismo esattamente come un direttore d'orchestra sta al Metal. Un tipo che non può essere accusato di giustizialismo perchè è un garantista, e quando Berlusconi non può accusare qualcuno di giustizialismo "ci" mancano gli argomenti. Giuliano Pisapia che, come un consumato tombeur de femmes, ha sedotto l'anima addormentata di Milano, ne ha riscoperto la bellezza. Perchè Milano l'è bela e lo sarà ancor di più quando l'anima nera della città rappresentata da Berlusconi e i suoi accoliti sarà cacciata nelle fogne della storia. Verrà il tempo che ricorderemo tutto questo come una malattia, come si ricordano le operazioni alle tonsille. E il tempo verrà dopo il ballottaggio che la decrepita Moratti, ai milanesi, glieli ha sballottati per bene i cosiddetti, per cinque anni.
Ma la speranza ha anche il volto scanzonato dei giovani sardi che hanno votato per la prima volta per dire di no al nucleare con un Si. Una specie di Si come per un matrimonio con la propria terra, perchè non c'è amore più sublime di quello con la terra che ti genera e ti rispetta. Ma che vuole eguale rispetto ed eguale amore.
E la speranza ha il volto dei vecchi che sono andati a dire Si alla vita e No alla morte. Perchè più si avvicina l'ora della morte e più la si ama la vita. E si fanno queste rivoluzioni gentili per amore dei figli, per amore dei nipoti che li vedi giocare felici, fuori dai seggi, che volano sulle altalene.
Non è questa l'analisi di un fine politologo. E' lo sbrago sentimentale di uno (e di molti) che pensano, nonostante tutto, che la sinistra sia meglio. Perchè alimenta la speranza, perchè scuote ancora quel pò di coscienza che ci è rimasto, perchè nonostante le mille sconfitte ci tiene aggrappati a sè come un naufrago allo scoglio.
Oggi, nonostante gli affaticati amatori elettorali, non me ne frega un tubo delle tattiche e delle tecniche sessuali per arrivare all'amplesso istituzionale.
Mi interessa l'anima e il cuore della nostra gente, quella che si spende, quella che soffre, quella che si candida e ci mette la faccia, quella che scarpina avanti e indietro per città e paesi sospinta da idee e passione.
Per quelli che, nonostante tutto, ci credono ancora.
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