"Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee,o le sue idee non valgono nulla o non vale nulla lui" (Ezra Pound) www.marcotatti.it contatto:marcotatti@tiscali.it
venerdì 20 maggio 2011
Giubilate il soldato Silvio Lai
Appuntale tutte al petto, segretario, quelle mostrine, ostentale come un navy seal reduce dalla scampagnata di Abbottabad.
Avrai tempo di ringraziare il candidato di SEL tra dieci giorni quando sarà sindaco.
Cagliari, Olbia, Carbonia, Villacidro, Monserrato, Capoterra, Sinnai, Elmas, Pirri.
E tante altre: forse meno vistose ma baluginanti almeno quanto uno specchietto retrovisore che riflette il sol dell’Avvenire.
Sull’ammaccatura nuorese nicchia, tossisci e voltandoti alla tua sinistra dai la colpa a Peppino Pirisi o a Efisio Arbau.
Non a destra che tanto poi Francesca Barracciu spiattella tutto.
Molla la prudenza da role playing perché è vero che il gran bel risultato del Partito Democratico alle amministrative sarde è il frutto di un lavoro di squadra, da dividere in parti più o meno eque tra dirigenti, candidati e attivisti e blablabla, ma non dimenticare mai che prima delle amministrative tutti erano pronti a farti il bucio.
Se te la senti ricordalo ai più bellicosi.
Ricordi? C’era la fila per baloccarsi al gioco del privatizzare le vittorie e socializzare le perdite ma soprattutto fare a pezzi il segretario.
Rammenti? Silviolai è un burattino nelle mani (ieri) di Cabras, Fadda, (oggi) di Soru; silviolai non vince neanche contro questo Cagliari calcio di fine campionato; silviolai ha il nome (e l’altezza) uguale a quello lì; silviolai è più intelligente che bello; silviolai non si fida neanche di silviolai; silviolai non è capace a fare il flashmob e manco a usare facebook; silviolai ha fatto sciogliere i Beatles, fatto suicidare Kurt Cobain e portato alla follia Sid Barrett.
E così via, in un tourbillon di silviolai quotes dove l’accusa meno pesante era quella di non conoscere lo statuto del PD sardo. Come se esistesse, uno statuto del PD sardo.
Non stare li sulla graticola a lasciarti giudicare dall’apparatčik che il loro è un giudizio da Dio vendicativo, non certo da evangelici porgitori dell’altra guancia o da frazionisti di una staffetta.
Dando per certo che da noi l’autorevolezza - tanto millantata da tanti ma posseduta da pochi - è difficile da far risaltare quando si cerca di far conciliare un branco di lupi famelici, è altrettanto plausibile che l’eccesso di misura sia ancora più dannoso perché verrà scambiato per arrendevolezza o timidezza.
Com’è dunque che dicono i commentatori politici fighi?
Dalle urne il segretario del Partito Democratico Sardo ne esce rafforzato e se persino il versatile Veltroni ritira la sua richiesta di verifica al vincente Bersani, figuriamoci quanto ci si possa spaventare, dalle nostre parti, per le promesse di fuoco&fiamme di taluni.
Se poi è verosimile che il PD sardo abbia trovato la formula miracolosa e sconosciuta per vincere le elezioni – ovvero cercare con la forza dell’unità di prendere un voto in più rispetto a un centrodestra inetto, inconcludente e populista – riflettiamo a quanto possa vivere di rendita il nostro segretario.
Sino alle prossime regionali, credo.
O alla prossima ricaduta nell’auto-lesionismo.
Luca Mereu
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