mercoledì 1 settembre 2010

Partiamo da qua. Concita De Gregorio.


È vero, la mia generazione non ha fatto la guerra. Ce lo siamo sentiti dire tante e tante volte da bambini come fosse un poco una colpa, un lusso, un privilegio. Eppure qualcosa ci è rimasto, della storia dei nonni. Ci hanno insegnato fin da piccoli, per esempio, a non lamentarci. A cavarcela da soli. A trovare le soluzioni. A protestare davanti a una porta chiusa solo dopo aver cercato in tutte le forme lecite la chiave per aprirla.
Deve nascere da qui il tremendo fastidio che abbiamo di fronte ai mezzofondisti del lamento. Ai bastiancontrari di professione. Ai soloni che spiegano incessantemente cos'è che non va, cosa sarebbe meglio, sì ma il problema è ben altro, ai benaltristi. Molti di costoro non avranno mai soddisfazione: non l'avranno per statuto ed è bene lasciarli al loro destino. Continueranno a criticare, a dissentire, ad esercitare la loro penna e le loro parole nella risentita e sdegnosa protesta perché come anche i bambini che giocano coi mattoni sanno ci vuole molta più visione, molto più coraggio, molta più ostinazione e caparbia fiducia nel futuro - molto più tempo - a immaginare un castello e realizzarlo che a demolirlo con un colpo di mano.

Non c'è dubbio che la pluralità di voci, per così dire, a cui i leader del centrosinistra ci hanno abituati sia uno straordinario esercizio di libertà democratica. Non c'è neppure dubbio alcuno che arrivi un momento, sempre arriva, in cui il coro deve intonarsi e cantare "in voce sola". Ugualmente, non c'è dubbio che arrivi un momento in cui alle parole devono seguire i fatti. Un progetto, possibilmente compatibile con la realtà, da mettersi in pratica subito. Così si parte. Con la testa e con i piedi.
L'Unità cammina da molti mesi in questa direzione. Chiede a chi soffre di eccesso di protagonismo di fare un passo indietro (è possibile avere buone idee e lavorare per gli altri senza farlo in proprio e a danno del vicino? E' possibile non aspirare ad essere solisti ma contribuire col proprio strumento alla buona riuscita dell'orchestra? Crediamo di sì) e chiede a chi ha qualcosa di buono da dire di fare un passo avanti. Il rinnovamento della classe dirigente non avverrà per concessione della medesima. Avverrà se gli aspiranti innovatori si faranno avanti e se ci sarà chi li sostiene. Chi li deve sostenere siete voi, ammesso che lo meritino e non sarà solo un criterio generazionale a decidere cosa sia meglio e cosa no. Se fosse ancora qui Vittorio Foa credo che molti lo voterebbero.

Abbiamo lanciato ieri la proposta delle primarie nei collegi. Scegliamo noi, scegliete voi chi volete in Parlamento. Non lasciate che siano i partiti a imporre i candidati. E' poco? No, è moltissimo. Provate a pensare a quello che succederebbe: sareste davvero alla guida. Il resto - il programma, le scelte concrete, quelle tattiche e strategiche - non potrebbero più prescindere dalla voce di quelli che voi stessi avete indicato. Sarà questa da oggi la nostra campagna. Migliaia di persone ci hanno scritto, ieri, chiedendoci da dove cominciare. Partiamo da qui, dal nostro giornale. Gireremo l'Italia come già stiamo facendo con l'Unità mobile per raccogliere le vostre voci. Scriveteci. L'appello che trovate in prima pagina non porta firme illustri, niente premi Nobel né cantanti, per una volta. Niente sponsor politici di questa o quell'area. I firmatari dell'appello siete voi.

Nessun commento:

Posta un commento