
(Sergio Luzzato)
A differenza della riforma dell'università, tuttora discussa in parlamento, la riforma Gelmini delle scuole superiori è ormai una realtà. Una realtà che il ministero dell'Istruzione presenta con toni trionfalistici - «riforma storica» - mentre nel mondo degli insegnanti prevalgono le critiche.
Come tutte le riforme, anche questa non va giudicata in astratto, ma in concreto: occorrerà dunque attenderla alla prova dei fatti.
Nondimeno, è fin d'ora possibile distinguere fra alcuni ambiti d'intervento in cui la riforma promette di riuscire efficace, e altri in cui appare penalizzata in partenza, per il modo in cui i tagli finanziari imposti dal governo sono destinati a incidere sulla qualità dell'insegnamento nella scuola pubblica. Perciò, si può già sottomettere la riforma Gelmini a una specie di esame, utilizzando - in maniera semiseria - i parametri della vecchia triade: "promossa", "bocciata", "rimandata".
1Gli indirizzi e le materie
PROMOSSALa riforma semplifica e rinnova il panorama dell'offerta formativa a livello di licei. L'eccessiva varietà della situazione preesistente (gli oltre 300 indirizzi della fase cosiddetta "sperimentale") viene infine razionalizzata: ai quattro licei tradizionali - classico, scientifico, artistico, linguistico - se ne aggiungono due nuovi, quello musicale e quello delle scienze umane. Già quest'anno, gli studenti usciti dalla scuola media inferiore hanno avuto modo di scegliere entro una gamma di possibilità chiare e definite.
Quanto alla nuova distribuzione delle ore d'insegnamento per materia, va senz'altro nella giusta direzione il potenziamento delle ore di matematica, di fisica e di scienze. In compenso, è assai criticabile il ridimensionamento delle ore di geografia. Ma il limite più grave della riforma sta nella persistente svalutazione del diritto e dell'economia, due materie ancora confinate (secondo una logica culturale risalente alla riforma Gentile del 1923!) agli istituti tecnici e al solo liceo delle scienze umane.
2 Gli orari
BOCCIATA La riforma Gelmini comporta una riduzione degli orari d'insegnamento settimanale, sia pure con modalità variabili secondo che si tratti di licei o di istituti tecnici. In sostanza, i nostri ragazzi passeranno sui banchi meno ore che nel passato.
. È questa una decisione di assai dubbia opportunità. E le rassicurazioni del ministro sul fatto che manchi una correlazione diretta fra numero di ore di scuola e qualità della performance didattica non bastano a vincere il sospetto che la misura sia stata adottata soprattutto, o forse unicamente, per ridurre il numero di insegnanti, cioè i costi.
In ogni caso, nel momento in cui la scuola deve fronteggiare la concorrenza di "agenzie formative informali" che i ragazzi trovano molto più attraenti (internet, i social network ecc.) risulta improvvida qualunque politica che li allontani dai banchi, consegnandoli - soprattutto quelli provenienti da un ambiente sociale e familiare meno favorito - al quasi-nulla dei telefonini e delle chat.
3 Gli stranieri e gli assenteisti
RIMANDATA È più che condivisibile il tetto del 30% di stranieri sul totale degli alunni di una classe. La misura vale non già per discriminare gli stranieri, ma anzi per evitare che, in certi quartieri di certe città, le classi diventino simili a ghetti.
Appare invece più "propagandistica" che assennata la regola (già valevole per le medie, ed estesa adesso alle superiori) per cui chi supererà il tetto delle 50 assenze annuali verrà automaticamente bocciato. Il giusto proponimento di responsabilizzare, con questa minaccia, le famiglie oltreché i ragazzi, si scontra con l'evidenza sociale per cui l'eccesso di assenze è spesso un effetto (e non la causa) di situazioni di disagio altrimenti profonde, che una "bella" bocciatura di fine anno non basterà certo a sanare.
4 Il rapporto con gli insegnanti
BOCCIATA La riforma Gelmini non incide in se stessa sullo statuto degli insegnanti: tuttavia, interviene al culmine di una stagione in cui i tagli degli organici hanno considerevolmente peggiorato la situazione degli insegnanti stessi, così nell'effetto "percepito" come nella realtà. E il problema non riguarda soltanto i famosi precari: investe direttamente i professori di ruolo.
Il tetto massimo di alunni per classe è stato aumentato, con effetti sulla qualità della didattica che ben difficilmente potranno rivelarsi positivi. Intanto, la scure dei tagli già sta colpendo alcuni "servizi trasversali" quali il coordinamento fra i corsi, l'educazione alla cittadinanza, la mediazione culturale con gli stranieri, mentre sta riducendo a zero la progressione stipendiale dei docenti per scatti di anzianità.
l governo sembra non rendersi conto che una politica sistematica di riduzione dei costi sul fronte degli organici contribuisce a ridimensionare ancora di più - allo sguardo dei ragazzi - la figura del loro insegnante, che essi hanno sempre più ragione di percepire come socialmente dequalificata, economicamente sottopagata, culturalmente frustrata.
Su questo punto, il ministro Gelmini risponde alle critiche sostenendo che proprio i risparmi sul capitolo di spesa relativo agli stipendi consentiranno di premiare con aumenti di stipendio gli insegnanti più meritevoli. Peccato che, per ora, i professori delle scuole italiane abbiano conosciuto soltanto la fase A (riduzione degli organici, blocco degli scatti di anzianità) mentre per la fase B (redistribuzione dei risparmi secondo criteri meritocratici) si ha a che fare con meri annunci, ripetuti da tempo e da tempo rimasti tali.
In definitiva, il quadro d'insieme riesce chiaro. Condivisibile in molte sue linee direttrici, la riforma della scuola del ministro Gelmini si scontra con una logica che prescinde dal potere d'intervento del ministro stesso, e che riguarda l'entità drammatica dei tagli imposti al sistema dalle manovre finanziarie del governo.
Sui banchi delle nostre scuole, si vanno celebrando le proverbiali nozze con i fichi secchi.
Nessun commento:
Posta un commento