
(Antonio Noto,Direttore IPR Marketing)
Tutto, ma non il Porcellum. In una graduatoria dei sistemi elettorali preferiti dagli italiani, la legge attualmente in vigore si colloca all'ultimo posto, scavalcata da tutte le opzioni attualmente sul tavolo. Un effetto del gradimento prossimo allo zero tra gli elettori dell'opposizione, certo, ma anche della cospicua quota di insoddisfatti presenti all'interno della stessa maggioranza. Ad oggi, questo dicono le cifre, nel centrodestra solo tre elettori su dieci auspicano il mantenimento del sistema che ha disciplinato le ultime due consultazioni elettorali.
Ciò non significa che dagli intervistati provenga una chiara indicazione sull' alternativa da preferire. Il quadro infatti risulta piuttosto polverizzato, con le due grandi opzioni sul tavolo, proporzionale e maggioritario, attestate su livelli di apprezzamento sostanzialmente equivalenti. All'ampio consenso raccolto dal sistema proporzionale di tipo tedesco, che si profila come la prima scelta degli italiani, fa riscontro un'analoga quota di adesioni nei confronti del maggioritario, distribuita però tra le ipotesi di doppio turno e turno unico.
Il risultato, all'apparenza neutro, se letto in chiave prospettica e confrontato con i riscontri degli ultimi mesi evidenzia invece delle tendenze abbastanza chiare: da un lato, il costante incremento di popolarità dei sistemi che valorizzano il principio della rappresentatività; dall'altro, il crescente scetticismo verso formule che concepiscono l'aggregazione e la semplificazione come presupposto necessario per la stabilità e la possibilità di governo.
Il dato non può non essere letto come una valutazione degli italiani sulla tenuta e la solidità dei confini dell'attuale "geografia" politica oltre che, con riferimento ai due poli, della scarsa coincidenza tra omogeneità formale e univocità della proposta. Il crescente riscontro dell'ipotesi proporzionalista può essere allora interpretato come il desiderio di recuperare un'individualità autentica e conclamata, in alternativa ad una composizione del quadro politico solo all'apparenza semplificata e razionale.
Come che sia, l'indagine mostra quanto il tema delle regole assuma agli occhi degli italiani una rilevanza significativa e inedita, con una percentuale di indecisi attestata su livelli nettamente inferiori rispetto al passato. A questo proposito è lecito supporre che l'acceso ma argomentato dibattito sulla legge elettorale di questi mesi, oltre a fornire maggiori elementi di valutazione, abbia spogliato il tema delle"regole del gioco" del suo tradizionale carattere asettico e alchemico, per evidenziarne le ricadute sostanziali sull'agibilità della politica e sulla qualità della democrazia del nostro Paese.
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