mercoledì 1 settembre 2010

Appello de l'Unità:primarie in tutte le circoscrizioni per la scelta dei candidati.


di Giovanni Maria Bellu.

Quando abbiamo deciso di lanciare la campagna per le primarie nelle circoscrizioni elettorali prevedevamo una risposta positiva. Ma non di queste proporzioni. A partire da lunedì allargheremo e razionalizzeremo le condotte, attrezzeremo il nostro sito in modo da semplificare e rendere più veloce il meccanismo delle adesioni. Non si preoccupino quelli che hanno inviato i loro messaggi e non li hanno visti pubblicati subito: li stiamo liberando tutti e nessuno resterà fuori. Il direttore nell’editoriale di ieri ha chiarito il senso di questa iniziativa. E le ragioni che ci hanno spinto ad avviarla in modo completamente aperto, senza far seguire al testo dell’appello le firme di autorevoli sostenitori. L'Unità è uno strumento di lavoro politico e culturale a disposizione dei milioni di cittadini dalle storie e dai percorsi diversi che hanno aderito al progetto del Partito democratico con la convinzione di poter costruire, sulle fondamenta delle altre città dove in passato vivevano i democratici italiani, la città futura. Nel cantiere di questa città c’è di tutto. Ci sono monumenti che il mondo ci invidia, ci sono quartieri residenziali e popolari, abitazioni costruite nell’emergenza e altre pensate ed edificate nei decenni, strade rettilinee e vicoli bui, c’è anche un cimitero dove non tutte le tombe hanno la croce. Quella del fondatore di questo giornale, per esempio. Ci sono sensibilità diverse e storie diverse. Quella comunista, quella cattolica, quella socialista e quella di chi, non riconoscendosi in alcuna delle storie precedenti, ha pensato di riconoscersi nella storia di un partito nuovo. I milioni di cittadini che hanno partecipato alle primarie degli anni passati rappresentano questo: la confluenza, in un unico luogo, di donne e di uomini provenienti da luoghi diversi, a volte lontani che, però, negli anni, sono stati illuminati dallo stesso sole. Un sole, lo diciamo a rischio di apparire retorici, “costituzionale”. Perché i vecchi e i nuovi abitanti della città che stiamo costruendo riconoscono tutti che il monumento più importante - uno dei monumenti che il mondo civile ci invidia - è quello che fu costruito in Italia dai padri costituenti subito dopo la guerra, quando le macerie erano molte, molte di più di quelle che oggi ci circondano. Che pure non sono poche. Fuor di metafora: sconfitte elettorali cocenti, occasioni drammaticamente perdute, la sottovalutazione del conflitto di interessi, l’incapacità di far seguire alla fondazione di un nuovo partito la nascita di una nuova classe dirigente che rappresentasse in modo adeguato il partito del futuro, cioè quella parte - che se non altro per ragioni anagrafiche è fatalmente destinato a diventare maggioritaria - dei militanti e degli elettori che non si riconoscono completamente in alcuna delle tradizioni precedenti.

Non è facile la vita nel cantiere della città dei democratici. Ogni tanto qualcuno perde la testa. Altri restano con le mani in mano e guardano la luna rimpiangendo un passato irripetibile. Ci sono quelli che entrano ed escono in relazione all’orario della distribuzione dei pasti. E quelli che entrano negli edifici di pregio e studiano come sottrarre gli arredi perché già pensano a piccole aree incontaminate dove costruire case comode dalle quali irridere la fatica di chi invece, come noi, pensa che si debba stare qua. Perché solo qua, ripulendo le macerie ed edificando nuove impalcature, c’è lo spazio per una città abbastanza grande per tutti. Solo qua, nella storia di questo paese, della sua sinistra, delle sue eccellenze e delle sue meschinità. Ci conforta sapere che i dirigenti del Partito democratico, ai quali l’appello con tutte le firme sarà consegnato (e saranno consegne periodiche, perché di firme contiamo di raccoglierne moltissime) apprezzino la nostra iniziativa. Dal segretario Pier Luigi Bersani a Valter Veltroni. Siamo convinti che, tra le responsabilità di una classe dirigente, una delle più grandi sia preparare e favorire il proprio ricambio. Non si può dire: chi c’è si faccia avanti. Bisogna creare le condizioni perché questo avvenga. La nostra iniziativa è un modo per aiutare i dirigenti di oggi a individuare quelli di domani. L’impressionante risposta che voi lettori avete dato (nelle pagine successive diamo conto di una parte, piccola, dei messaggi) ci conferma in un’altra convinzione: che la disaffezione, il disimpegno, l’astensionismo, il farsi da parte, non siano il frutto marcio di una società in crisi, ma precise responsabilità della politica. Se la gente non partecipa è perché non trova i luoghi. Quando il luogo esiste, la gente partecipa. Se ne ha la prova tutte le volte che si apre un luogo d’incontro. Ieri è avvenuto a Torino con la festa del Partito democratico. Le primarie nelle circoscrizioni non solo consentiranno di rimediare al vulnus alla democrazia prodotto dalla porcata di Roberto Calderoni, ma saranno anche un momento per dare a ciascuno dei cittadini che in questi anni hanno creduto alla città futura la possibilità di controllare il lavoro degli ingegneri e degli architetti. Non solo portare mattoni, ma decidere l’architettura della casa comune.

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