giovedì 21 aprile 2011

Nel girone del rebetico (Bis).














Emiliano cita questa sua nota,totalmente condivisibile, confezionata nel luglio scorso...la ripropone oggi,ovviamente ancora condivisibile in toto, a sottolineare che nulla è cambiato nel Pd sardo...evidentemente questo è il nostro incredibile modus agendi...aggiungo ancora una volta che così non si costruisce niente,ma anche questa considerazione,ahinoi,non è certamente nuova!E allora?



Emiliano Deiana

C'è un capitolo nel libro di Vinicio Capossela Non si muore tutte le mattine che si intitola Nel girone del rebetico. Il rebetico è un genere di musica popolare greca meno famosa del sirtaki: è musica delle città di porto di derivazione turca. Rebetico dal turco rebet, ribelle. Difatti irebetici sono ribelli tristi senza rivoluzione. Soprattutto però il rebetico è un lamento che si canta in coro, ma si balla da soli. Chi canta il rebetico è chiamato mangas e quando canta tutti lo devono guardare negli occhi perchè l'unica cosa importante è la verità. Sia per lui che per chi l'ascolta, cosicchè il suo dolore è il dolore di tutti...la sua verità è la verità per tutti...il suo sogno è il sogno di tutti. Perchè parlo del rebetico? Secondo me è la parabola del Pd sardo. Servono oggi, con la destra allo sbando, i nuovi rebetici, dei ribelli che contribuiscano a disegnare i contorni di un progetto di un popolo. Dei ribelli che siano capaci di lanciare segnali chiari ai vecchi leader del centrosinistra sardo: noi ci siamo e stiamo organizzando la ribellione rispetto ai vostri metodi, ai vostri programmi, al vostro modo di fare e di essere. Siamo qui, siamo pronti. Ora sta a voi decidere se collaborare sulla base di presupposti nuovi o se scontrarci in maniera definitiva per la guida del Centrosinistra. Uno scontro che, se non produrrà un accordo, rischia di sancire una nuova sconfitta per l'area riformista nonostante i fallimenti della destra. Credo che i più accorti fra i capi del Pd se ne rendano conto nonostante privatamente sbraitino contro i rebetici, i nuovi ribelli che vogliono cantare in coro e ballare da soli.

Scrivevo questa cosa il 16 luglio 2010 e da allora nulla è cambiato nel Pd Sardo.

Abbiamo assistito con speranza all'ultima Direzione e all'ultima Assemblea Regionale. Sembrava che il Segretario ce la potesse fare a impostare un nuovo schema di gioco con la prospettiva di creare il Partito Democratico Sardo. E in questa prospettiva doveva costituirsi la Segreteria Regionale e i Forum tematici che coordinassero l'attività politica. E allora andiamo per ordine. Il Segretario aveva individuato - assai giustamente dal mio punto di vista - nella mancata amalgama fra le esperienze costitutive del Pd il vulnus e la debolezza del nuovo Partito. Tutti i Big sono rimasti troppo ancorati ai gruppi d'origine e sono stati incapaci di liberarsi delle zavorre ideologiche del passato. In più nel Pd sardo si è rimasti impigliati alla vecchia diatriba fra soriani e antisoriani che ha macchiato la nascita, nel 2007, del Partito Democratico.

Se questa analisi è vera (come è vera) la Segreteria e i Forum non possono rifarsi agli stessi errori del passato. Non basta un'indicazione da un Big per essere nominato. Occorre che la prospettiva politica del Partito Democratico sardo - autonomo e federato con quello nazionale - sia declinata da donne e da uomini slegati da logiche che hanno caratterizzato gli scontri del passato. Pena il fallimento dell'intera operazione. E sia declinata da donne e da uomini che credono davvero nel progetto e non lo vedano come base d'appoggio per future alleanze, schieramenti o posizionamenti, ma come approdo. Il 16 luglio dicevo che ci volevano dei rebetici che guidassero il cambiamento nel Pd della Sardegna. Oggi lo ribadisco con ancora più forza e determinazione. Silvio Lai non deve nominare una Segreteria per "accontentare" questo o quello. Silvio Lai deve nominare una Segreteria che sia funzionale al mandato dell'Assemblea Regionale: l'Assemblea Programmatica di luglio e il Congresso fondativo che sancirà la nascita - anche a costo di uno scontro feroce col Pd nazionale - del Partito Democratico Sardo. In quella Segreteria non deve nominare "nomi" e "casacche", ma gente che lavori - pancia a terra - per la ditta. I Big nessuno vuole espellerli da nessun luogo decisionale, ma dovrebbero - a mio modestissimo parere - liberare il Segretario dall'accerchiamento a cui è sottoposto affinchè, sentiti tutti, possa decidere in maniera libera e autonoma, quali uomini possano lavorare gomito a gomito con lui.

Tutte le altre soluzioni sarebbero soluzioni pasticciate che avvantaggerebbero "il palo" dei Soliti Ignoti: Paolo Fadda. Un palo rimasto ad assistere al disfacimento di un Partito che dovrebbe rappresentare la guida dell'intero Centrosinistra sardo. Un palo che fin dal 2007 pensa a se stesso e ad utilizzare il Partito a suo uso e consumo. Un palo che prefigura un partito di pochi e per pochi, in cui le decisioni sono prese nelle segrete stanze e mantenute oscure per il popolo bue.

E allora che Silvio Lai mostri coraggio, esca allo scoperto, parli alla militanza attiva. In linea con quanto scritto nel documento conclusivo dell'ultima Assemblea Regionale dove non mi pare ci sia scritto che la Segreteria e i Forum siano nominati con logiche spartitorie, ma secondo una logica unitaria e che punta all'unità. Una unità che non viene fatta dai "nomi", ma dalle idee e dalle capacità che ciascuno sarà in grado di porre al servizio del PD Sardo.

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