lunedì 11 aprile 2011

Il Partito Democratico e i cattolici.














Venerdì sera si è svolto a Cagliari un interessantissimo convegno organizzato dalla associazione "TrecentosessantaSardegna" titolato "I cattolici,i democratici".
Quando ho ricevuto l'invito dal mio amico Francesco Sanna,pensavo di poter essere presente,pur avendo per quella data già un precedente impegno;poi,come capita,all'ultimo momento non ci sono riusciuto.
Da cattolico e democratico ho ritenuto l'argomento estremamente importante,oltrechè coinvolgente.
Qual era dunque l'oggetto di questo dibattito?
L'incontro si poneva l'obiettivo ambizioso di verificare se esiste uno spazio per una presenza di uomini e donne della cultura cattolica nel Pd,come è possibile declinare i valori del magistero sociale della Chiesa nel Pd, a che punto è il cantiere.
Al di là delle risposte molto articolate che sono state date da relatori che certamente,più di altri,potevano,in merito, argomentare, come i senatori del Pd Marco Follini,Stefano Ceccanti e lo stesso Francesco Sanna,anche io ho le mie risposte per queste domande.
Intanto non condivido l'analisi che,dopo questo convegno,ha fatto Raimondo Schiavone su RosaRossa online.
Io non credo che un incontro del genere possa essere derubricato a iniziativa,in vista delle elezioni comunali di Cagliari,per attrarre l'elettorato cattolico.
Anni fa,ai tempi dell'università,anche con Davide Carta e Francesco Sanna,ci siamo più volte ritrovati,erano i tempi del movimento giovanile della Democrazia Cristiana,a disquisire di temi analoghi(mi riferisco all'importanza,anche nell'azione politica,della Dottrina Sociale della Chiesa).
Da allora è passato tanto tempo,nel corso del quale sono caduti muri,ideologie,i partiti dell'epoca,dc e pci tra tutti, non esistono più.
Francamente ritengo che il mio percorso politico,dalla dc fino al pd,passando per ppi,asinello e margherita,sia stato coerente anche con i dettami contenuti nella "Rerum Novarum" di Papa Leone XIII del lontano 1891.
Uno dei punti più importanti di questa enciclica,sulla quale,tra l'altro,essendo stato questo argomento oggetto della tesi di laurea di mia moglie, ho avuto modo di leggere documenti davvero interessanti,è la figura dell'uomo come centro dell'ordine economico, sociale, politico, insieme alla sua famiglia. Debbo anche sottolineare,per quanto mi riguarda, come questi insegnamenti, sono di un attualità estrema,se pensiamo a tutte le problematiche,anche di di ordine religioso,ancora oggi aperte nei vari angoli del mondo,dove,evidentemente,il diritto e l'esercizio della vita religiosa risulta palesemente violato;oppure i temi del lavoro, della famiglia, al giusto salario, alla libertà, alla partecipazione alla vita dello Stato, all'istruzione, alla collaborazione nella produzione della ricchezza.Papa Ratzinger nella sua enciclica, «Caritas in Veritate», sulla dottrina sociale della Chiesa, ha tracciato, in perfetta continuità con i suoi predecessori, le linee guida per ristabilire una esatta gerarchia dei valori ponendo al centro di essi la persona. Ma non si è fermato qui! Egli ha infatti proposto, come già aveva fatto Giovanni XXIII, la Istituzione di una Autorità politica mondiale che, come ha scritto il papa, "dovrà essere regolata dal diritto, attenersi in modo coerente ai principi di sussidiarietà e di solidarietà, essere ordinata alla realizzazione del bene comune, impegnarsi nella realizzazione di un autentico sviluppo umano integrale ispirato ai valori della carità nella verità"

Oggi,parlare di dottrina sociale della chiesa da democratico non significa guardare al passato,ne accentuare posizioni confessionali,tanto meno,considerazione questa che non condivido assolutamente,costruire un ponte con l'Api di Rutelli o l'Udc di Casini per arrivare alla dissoluzione del Partito Democratico.
Io non ho,evidentemente,da iscritto e dirigente del Pd,alcuna intenzione di tirare la coperta ideologica del Pd,che Schiavone definisce troppo corta per assecondare e giustificare le varie rivendicazioni di tutte le anime del partito a seconda delle convenienze.Io non ho, nel partito, alcuna convenienza da cercare,ne prevaricazioni da adottare nei confronti di chi proviene da culture politiche differenti dalla mia,ne ritengo di dovermi ritrovare su di un piedistallo in virtù del mio essere cattolico,aggiungo praticante.
Semmai,questo si,mi ritengo impegnato a contribuire,nel mio piccolo,a dare una mano alla crescita e al radicamento del Partito Democratico,partito plurale e inclusivo,in ogni dove,anche sulla base di quelle che sono le mie convinzioni religiose che mi supportano poi nel mio agire politico,così come risultano fondamentali per il partito le esperienze e le culture di chi ha,in passato,maturato altre esperienze.
Il richiamo a svestirsi definitivamente delle vecchie casacche di appartenenza in vista di un Pd davvero unito è stato fatto sia dal mio segretario provinciale nel corso dell'ultima assemblea provinciale,sia dal segretario regionale,sempre nell'ultima assemblea regionale.
Come ha giustamente ricordato Follini nel corso di questo convegno,"il Partito Democratico è un luogo nel quale cattolici e laici si confrontano ad armi pari e dove non ci sono i guelfi e i ghibellini di memoria storica:questo è un valore prezioso per noi e per il Paese per abbattere finalmente uno steccato storico"

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