sabato 30 aprile 2011

La devozione popolare e la sfida per la modernità





Ezio Mauro


L'ultimo atto del lunghissimo pontificato di Giovanni Paolo II è in qualche modo il compimento del primo,la consegna di tutto se stesso-persona e pontefice-al trascendente con l'affidamento senza riserve del motto Totus tuus.
In questa ricerca e consapevolezza della beatificazione si intrecciano tutti gli elementi costitutivi della personalità e del carisma di Karol Wojtyla.La religiosità polacca,fortemente popolare e intrisa di simboli,attenta a preservare il carattere originario della fede,difendendola anche e soprattutto dalla modernità;l'universalità di questa fede nello stesso tempo primitiva e oltremodo autentica,capace secondo il Papa di diventare uno strumento non solo di conversione ma di contraddizione nella vicenda contemporanea,suscitando ugualmente scandalo nelle due parti del mondo in cui Wojtyla ha giocato la sua testimonianza più forte,l'Est e l'Ovest europei.Infine,la coscienza quasi superba di poter vivere come soggetto della volontà divina che si fa carne e cambia così il corso delle vicende umane,deviando la storia e ricomponendo la geografia del continente.
E'il "Papa vestito di bianco" e "insanguinato" che nelle ore dell'attentato ripercorre il paesaggio visionario di Fatima,facendosi strumento del sacrificio per la redenzione delle Russie:giungendo a incastonare come una reliquia contemporanea il proiettile di Alì Agca dentro la corona della Madonna di Fatima,piegando la curva della profezia fino a farla coincidere con la biografia vivente e sofferente di Karol Wojtyla,in questo modo quasi materialmente canonizzato in vita.
In realtà,al di là dei riti e delle beatificazioni solenni che parlano a chi crede,Giovanni Paolo II ha già un posto di primo piano nella storia,perchè la sua morte aveva chiuso simbolicamente il Novecento,dopo che la sua chiamata al soglio di Pietro aveva contribuito a riaprirlo:sfondando il muro ideologico in cui il comunismo sovietico aveva rinchiuso un intero secolo e la metà di un continente,tenendo così in scacco l'equilibrio del mondo.A Occidente ma soprattutto a Oriente sembrò un segno dell'impossibile,un rovesciamento simbolico quel suddito dell'impero sovietico che veniva innalzato su un altare universale,rivestito a Roma di paramenti sacri dopo essere stato perseguitato a Cracovia.Una sorta di ribellione che rendeva plausibile l'impensabile,in un mondo che era stato costruito col ferro e col fuoco per durare per sempre,immobile.
"Senza quel Papa venuto dall'Est e cresciuto sotto il comunismo-avrebbe riconosciuto a cose fatte Mikhail Gorbaciov,l'ultimo Segretario Generale del Pcus-nulla di ciò che è avvenuto in Europa sarebbe stato possibile,fino alla caduta del Muro".Di questo Wojtyla era consapevole,quando pregava in San Pietro per la conversione dell'Europa comunista.Vedeva nella presenza contemporanea di Gorbaciov al Cremlino un segno della provvidenza:"Nulla sarebbe stato possibile-rispose-senza quel Segretario Generale".E questa specialissima "natura" geo-religiosa del suo regno,questo incrocio provvidenziale di contingenze,sembrava avergli affidato il compito di muoversi dentro la storia del secolo per recuperare la frattura europea:ma poteva anche costringere ed esaurire qui la missione del pontificato.
Proprio la natura a-occidentale di Wojtyla,che restò tale anche dopo la caduta del comunismo perchè non poteva cambiare,proprio il suo vivere da un "altrove" gli aprirono invece la possibilità di andare oltre e di muoversi sull'asse Nord-Sud del mondo,non solo sulla frontiera tra Est e Ovest.In questo senso,portò fino in fondo(anche con le sue chiusure morali e culturali)l'alterità del "Papa straniero",poco attento alle vicende italiane,convinto davvero di dover svolgere una missione universale,e di poterlo fare.
Alla fine,la sofferenza del corpo esposta nella sua decadenza e nella tenacia della fedeltà,ha lo stesso segno di una biografia coscientemente offerta al disegno divino,fino al "Totus tuus" finale.Anche qui una fortissima contraddizione con i pudori e i veli ipocriti della modernità,la testimonianza di un'agonia consapevole come abbandono alla volontà trascendente,in una dimensione totale e primitiva(originaria)del cristianesimo:che suonava quasi a scandalo nell'Italia secolarizzata.
Tutto questo spiega la devozione popolare che porta milioni di fedeli a Roma per la beatificazione.E costringe la Chiesa a fare i conti con questo riemergere improvviso di un sentimento popolare del sacro,nello stesso momento in cui in realtà dovrebbe fare i conti con la modernità,rimandati troppo a lungo proprio dal Papa più amato,Karol Wojtyla.

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