martedì 31 gennaio 2012

Il ventaglio di proposte del PD sulla riforma del mercato di lavoro:considerazioni













A proposito di riforme del mercato di lavoro e delle proposte del Pd o del centro-sinistra in genere.
La flexicurity proposta da Ichino prevede un contratto unico sempre a tempo indeterminato ma con la possibilità in ogni momento di licenziamento individuale per motivi economici,tecnici o organizzativi.Ora,al di la dell'indennizzo per i licenziati commisurato agli anni di lavoro,all'assegno di dis...occupazione,finanziato anche dalle aziende,pari al 90% il primo anno e all'80 e al 70% nei due anni successivi e della particolarità che le imprese si fanno carico anche della formazione e del collocamento dei licenziati,resta il fatto,e aggiungo io il neo, che viene meno la garanzia dell'articolo 18 per i nuovi assunti.Non condivido,pur non ritenendomi un integralista di questo importante strumento di garanzia per il lavoratore,la considerazione di Monti e le conseguenti interpretazioni sul non considerare un tabù l'approccio sull'articolo 18,e soprattutto non ammetto che il giuslavorista per eccellenza del Pd possa contemplare nella sua proposta il superamento di un qualcosa che certamente non può essere definito tabù.Il reintegro poi,previsto sempre nella bozza-Ichino,solo in caso di licenziamento di tipo discriminatorio lascerebbe,a mio dire,un elevato e arbitrario spazio di manovra al datore di lavoro.Non male invece i contratti a termine permessi solo oltre la soglia di reddito di 40 mila euro.
Anche la proposta Damiano,che prevede un contratto unico di inserimento formativo,una sorta di periodo di prova(massimo tre anni),più lungo quindi di quello attuale,in cui è possibile il licenziamento,lo trovo,per il lavoratore,specie per quello in prova,molto pericoloso,perchè solo dopo questo tempo si applicherebbero tutte le regole previste attualmente,compreso l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
Trovo invece un tantino più moderna e di prospettiva la proposta Boeri-Garibaldi,con il contratto unico e a tempo indeterminato diviso in due distinte fasi,dove per i neo-assunti nei primi tre anni è possibile il licenziamento per giusta causa,anche economica,e non è previsto il reintegro,ma solo un indennizzo.Ci sono però tutele crescenti,tali da far ritenere, all'impresa,molto oneroso il licenziamento.Dopo i tre anni scatterebbe la fase di stabilità del contratto,e si applicherebbero le tutele previste dall'articolo 18.I contratti atipici diventerebbero contratto unico se il guadagno supera una certa quota,con l'esclusione di lavori stagionali e prestazioni professionali.
Insomma,mi pare che in questa partita così importante e determinante per il futuro del nostro Paese il Pd sia in campo con idee importanti e innovative, frutto delle tante competenze e intelligenze eccellenti di cui lo stesso dispone.

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