"Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee,o le sue idee non valgono nulla o non vale nulla lui" (Ezra Pound) www.marcotatti.it contatto:marcotatti@tiscali.it
martedì 10 maggio 2011
Il regime delle panzane
Siamo totalmente immersi in un tempo contraddistinto dalla mancanza di memoria. Il regime delle panzane, delle bugie e delle barzellette ha cancellato il senso della memoria e con esso la verità dei fatti, la realtà degli antefatti che hanno costruito la nostra esperienza di vita, di lavoro, di sofferenza e di speranza.
Le bugie cancellano la verità e l’abitudine alla superficialità sta consumando la naturale attitudine a sperare che le cose cambino, che il destino di oggi sia la transizione per una condizione diversa del domani.
Berlusconi ha inculcato un modello culturale da regime delle panzane e tutti i suoi seguaci hanno costruito anche attraverso un’obbligata dissociazione mentale, la stessa prospettiva di comportamenti e di parole.
Guardate Cappellacci, ultimo governatore d’Italia in tutte le classifiche di gradimento, sembra l’icona della smemoratezza fatta diventare strategia quotidiana dell’inganno, delle bugie e dell’inconcludenza.
Si fa vedere spesso di questi tempi per la Sardegna a inseguire una pubblica ostilità al nucleare, a blandire una bandiera contro ogni colonizzazione energetica della nostra terra. Eppure non molti mesi fa ha rifiutato di impugnare, in nome dei Sardi, le norme che prevedevano la localizzazione e l’installazione di centrali nucleari così come molti suoi colleghi Presidenti di Regione hanno fatto. Ora, smemorato di quel rifiuto, fatto maturare di fronte al Parlamento dei Sardi, si fa riprendere con un prato verde sul fondo offendendo ancora una volta la verità dei fatti che l’ha visto protagonista dell’approvazione del peggior Piano casa fra tutte le regioni d’Italia. Altro che prato verde!
Sarà la classica conversione energetica sulla via di Damasco? Oppure questa nuova sponsorizzazione ha qualche cosa a che fare con la sua indomita inclinazione alle energie alternative e alle lobby che con lui trattavano per colonizzare la Sardegna in un altro modo? Domande legittime su fatti incontrovertibili. Infatti, è recente la presentazione di un nuovo disegno di legge della Giunta regionale nel quale si ritrovano, reiterate le stesse strategie che hanno visto il nostro Governatore protagonista di frequentazioni piduiste e affaristiche che hanno segnato non poco il profilo etico di questa esperienza di legislatura. In questo nuovo provvedimento il solito blocco delle autorizzazioni su eolico e fotovoltaico, intese e pateracchi di dubbia trasparenza.
Sui trasporti marittimi la stessa storia di bugie, propaganda e populismo. Affitta quattro traghetti dal 15 maggio al 15 settembre per la stagione turistica e finanzia con due milioni di euro un bonus per favorire i turisti che verranno in Sardegna. Ai poveri sardi residenti chi dovrebbe garantire il diritto di mobilità e di cittadinanza? Quando le vacanze saranno finite chi baderà a tutelare il diritto dei sardi a spostarsi e a non essere prigionieri dei cartelli imprenditoriali degli armatori? Ma i cartelli di armatori che si formano per tenere prigionieri i sardi non sono altro che il risultato della lotta per la conquista della Tirrenia, in questo momento in fase di trattativa privata con uno Stato che non sembra si sia accorto che questi signori hanno acquisito e, di fatto, esercitano un abuso di posizione dominante. Allo smemorato Cappellacci bisogna ricordare che le cose non stavano in questi termini e che nel 2006, irrisi da tutti, Soru e la sua Giunta avevano chiesto al Governo di trasferire alla Regione la Tirrenia perché fosse la Sardegna a gestire un processo di privatizzazione che non poteva intaccare il diritto dei sardi ad una piena cittadinanza statuale.
Senza memoria e senza dignità. Infatti, per seminare la cultura dell’inganno, delle panzane e delle promesse populiste serve proprio elidere la memoria dai cervelli degli uomini, trattarli come dei deficienti ai quali si possa propinare di tutto e di più in un rincorrersi quotidiano di propaganda per la sopravvivenza politica e di populismo paralizzante delle coscienze.
Cappellacci sembra rispondere perfettamente a questo canovaccio e dunque non lo si vede mai nelle aule della rappresentanza del popolo sardo al punto che sembra aver scambiato il Consiglio Regionale per un luogo per appuntamenti occasionali e protetti. Ovviamente, protetti da un apparato consistente di telecamere e giornalisti al seguito per immortalare e usare al meglio il virus del populismo e instillare a tutta forza ai sardi la necessaria e ulteriore perdita di memoria.
Il suo maestro Primo Ministro docet, e confidando nell’illimitata capacità degli Olbiesi e dei sardi più in generale a farsi abbindolare dalle sue conversazioni deliranti e spudoratamente mai suffragate da uno straccio di documento ufficiale, Berlusconi non è mancato all’appuntamento per l’esaltazione del suo candidato a sindaco di Olbia, propinando una serie interminabile di falsità e di promesse: la Sassari Olbia, la Olbia Palau, la continuità territoriale. Tutto a posto ci penserà lui. Ma poi anche una minaccia che speriamo non realizzi: farò Pili sottosegretario. Un copione perfetto e ben riuscito come sempre, merito della collaudata e spavalda macchina dei falsari del Popolo delle Libertà.
A dire il vero che la Sardegna rappresenti ogni giorno di più il simbolo nazionale di una terra oggetto di pirateria non sembra discuterlo più nessuno. Sono infiniti oramai i fatti e le panzane che hanno designato questo primato assoluto (fondi Fas, La Maddalena, G8, Entrate tributarie, SS-Olbia, Nucleare, Eurallumina etc). Una sola piccola domanda che mi assilla anche sullo stretto piano statistico: è possibile che al Geovillage si siano potuti addensare spontaneamente e senza incentivi tremila smemorati naturali?
Gian Valerio Sanna
martedì 3 maggio 2011
Facebook:cosa gli diamo?Il prezzo nascosto dei social network
Piero Troiano
E’ inutile negarlo: i social network sono l’unica area del web che gli utenti a qualsiasi livello, almeno una volta nella loro carriera di web-surfer hanno visitato.
La piacevole sensazione di accedere ad una “rete sociale” in cui con estrema libertà è possibile scambiare opinioni, mostrare aspetti della propria personalità, condividere foto, filmati, scritti, dire la propria con un semplice click, invoglia chiunque a “fare il passo”.
Se a questo aggiungiamo la possibilità data di rintracciare e contattare con estrema facilità persone che magari non vediamo da anni, il gioco è fatto…
Ed eccoci allora a pagare a cuor leggero il “piccolo” prezzo che viene richiesto per accedere ad un qualsiasi social network che si rispetti: affidare cioè ad emeriti sconosciuti, come minimo i propri dati anagrafici seguiti poi, se il caso lo richiede, dalle proprie tendenze culturali, gli orientamenti di genere, magari anche il proprio credo religioso o l’orientamento politico…
Certo “poca cosa” se paragonato al “vantaggio” di entrare finalmente a far parte di questo “mondo” così trendy, così di moda….
Nella società di oggi, non avere un account su Facebook o Netlog è sintomo di arretratezza: il livello culturale di una persona, la capacità di rapporto, pare vengano troppo spesso stimati solo in funzione del “numero di amici” collezionati sui forum (mi fa riflettere il recente caso della donna suicidatasi in totale solitudine dopo aver preannunciato la sera precedente, l’intento di consumare l’insano gesto ai suoi oltre mille “amici” di facebook ).
Analizziamo insieme alcuni aspetti che spesso non vengono valutati dagli ignari ed entusiasti utenti delle reti sociali, prendendo ad esempio facebook, il social network oggi più noto.
All’atto dell’iscrizione i gestori sottopongono all’approvazione dell’aspirante utente i termini di fornitura del servizio, condensati in una “Dichiarazione dei diritti e delle responsabilità” (notate con che carattere minuscolo è scritta?) che recepisce e precisa ulteriormente i “Principi di Facebook” .
L’accettazione dei termini è condizione vincolante per l’iscrizione al forum.
Diamo un’occhiata più attenta a quanto tra le altre cose, ci impone il documento:
• Diritti di proprietà intellettuale sui contenuti pubblicati:
Condivisione dei contenuti e delle informazioni
L'utente è il proprietario di tutti i contenuti e le informazioni pubblicate su Facebook e può controllare in che modo possono essere condivise mediante le impostazioni sulla privacy e le impostazioni delle applicazioni. Inoltre:
1. Per quanto riguarda i contenuti coperti da diritti di proprietà intellettuale, ad esempio foto e video ("Contenuti IP"), l'utente concede a Facebook le seguenti autorizzazioni, soggette alle impostazioni sulla privacy e delle applicazioni: l'utente fornisce a Facebook una licenza non esclusiva, trasferibile, che può essere concessa come sotto-licenza, libera da royalty e valida in tutto il mondo, che consente l'utilizzo di qualsiasi Contenuto IP pubblicato su Facebook o in connessione con Facebook ("Licenza IP"). La Licenza IP termina nel momento in cui l'utente elimina i Contenuti IP presenti sul suo account, a meno che tali contenuti non siano stati condivisi con terzi e che questi non li abbiano eliminati.
2. Quando l'utente elimina Contenuti IP, questi vengono eliminati in modo simile a quando si svuota il cestino del computer. Tuttavia, è possibile che i contenuti rimossi vengano conservati come copie di backup per un determinato periodo di tempo (pur non essendo visibili ad altri).
3. Quando si usa un'applicazione, i contenuti e le informazioni vengono messi in condivisione con l'applicazione. Le applicazioni devono rispettare la privacy dell'utente, ed è l'accordo accettato al momento dell'aggiunta dell'applicazione che controlla il modo in cui l'applicazione può utilizzare, archiviare e trasferire i contenuti e le informazioni (ulteriori informazioni sulla Piattaforma sono disponibili nella nostra Normativa sulla privacy e nella pagina Informazioni sulla Piattaforma).
4. Quando l'utente pubblica contenuti o informazioni usando l'impostazione "tutti", concede a tutti, anche alle persone che non sono iscritte a Facebook, di accedere e usare tali informazioni e di associarle al suo profilo (ovvero al suo nome e alla sua immagine).
5. I commenti o i suggerimenti degli utenti relativi a Facebook sono sempre benvenuti. Tuttavia, l'utente deve essere al corrente del fatto che potremmo usarli senza alcun obbligo di compenso nei suoi confronti (allo stesso modo in cui l'utente non è obbligato a fornirli).
Mi pare lecito “tradurre” in tal senso:
1. Qualsiasi contenuto, una volta “postato” può essere utilizzato da Facebook e quindi dai suoi iscritti, a proprio piacimento, senza alcun onere nei confronti del produttore del contenuto medesimo (attenti con le poesie, le foto, i filmati ecc…!). L’eliminazione dal sito dei contenuti da parte dell’autore non fornisce alcuna garanzia che gli stessi non siano stati già scaricati da altri utenti che potrebbero averli “ripostati” in altre aree del network, rendendone quindi vana la cancellazione.
2. L’eliminazione di un contenuto dall’intera area visibile di Facebook (da parte quindi sia dell’autore che da altri eventuali utenti che lo avessero “ripostato”), non lo elimina fisicamente dai server del forum, ed in tale caso, comunque, i gestori del forum possono disporne a proprio piacimento, fino alla definitiva cancellazione… E se questa non dovesse avvenire?
3. Alcune “applicazioni” disponibili per gli utenti del forum, possono utilizzare i dati forniti secondo modalità poco comprensibili per l’iscritto, che può trovarsi nella condizione di non sapere i contenuti forniti di fatto “che fine fanno” e chi può effettivamente prenderne visione… Di questa categoria fanno parte gli “aggregatori”: sofisticati software in grado di raccogliere i dati forniti dagli ignari utenti che esprimendo opinioni, partecipando a sondaggi, forniscono precise indicazioni sulle loro preferenze, tendenze, opinioni ecc… Capite che da qui alla “schedatura” di lontana memoria il passo è breve…
Passiamo ora all’aspetto della sicurezza. Quanto riportato nel documento su questo argomento mi ha quasi strappato un sorriso di tenerezza. Mi chiedo: possibile tanta ingenuità? Leggiamo:
• Sicurezza
Ci impegniamo al massimo per fare in modo che Facebook sia un sito sicuro, ma non possiamo garantirlo. Abbiamo bisogno che gli utenti contribuiscano con noi nei seguenti modi:
1. Non inviare o pubblicare in altro modo comunicazioni commerciali non autorizzate (ad esempio spam) ad altri utenti su Facebook.
2. Non raccogliere contenuti o informazioni degli utenti, né accedere in altro modo a Facebook, usando strumenti automatizzati (come bot di raccolta, robot, spider o scraper) senza la nostra autorizzazione.
3. Non intraprendere azioni di marketing multi-livello illegali, ad esempio schemi piramidali, su Facebook.
4. Non caricare virus o altri codici dannosi.
5. Non cercare di ottenere informazioni di accesso o accedere ad account di altri utenti.
6. Non denigrare, intimidire o molestare altri utenti.
7. Non pubblicare contenuti: minatori, pornografici, con incitazioni all'odio, con immagini o grafica di nudo o con violenza gratuita.
8. Non sviluppare o utilizzare applicazioni di terzi che contengano contenuti correlati all'alcol o comunque rivolti ad un pubblico adulto (comprese le pubblicità) senza le dovute restrizioni di età.
9. Non bandire gare, offerte o concorsi a premi ("promozioni") su Facebook senza il nostro consenso scritto. In caso di autorizzazione da parte nostra, l'utente è pienamente responsabile della promozione e si atterrà alle nostre Linee guida sulle promozioni e a tutte le leggi applicabili.
10. Non usare Facebook per scopi illegali, ingannevoli, malevoli o discriminatori.
11. Non intraprendere azioni che possano impedire, sovraccaricare o compromettere il corretto funzionamento di Facebook, ad esempio con un attacco di negazione del servizio.
Capite dunque? Sono gli utenti che debbono “contribuire” in quanto esclusivi responsabili di quanto sul forum avviene! E come dire “per favore rapinatori, andate a rapinare altrove” oppure “pedofili per cortesia girate al largo".
Tant’è che sui giornali non è raro leggere articoli come questo:
07.01.11 “Hallo Kitty” è una rivista per ragazzine adolescenti, per non dire bamine. Esce in edicola dal 2008, con servizi, consigli e curiosità sulla moda, le celebrità, la musica, lo shopping, la bellezza. Insegna alle bambine i primi rudimenti del make-up, come truccarsi (naturalmente con una linea di prodotti Hallo Kitty), ed offre loro anche consigli per i primi palpiti del cuore per i compagni di classe. Con il marchio “Hallo Kitty” vengono prodotti anche accessori e linee di abbigliamento. Insomma una rivista che fa tendenza, di cui le ragazzine si fidano, ed alla quale spesso si ispirano per il loro look e per i loro sogni. Sogni che un milanese di 28 anni ha sfruttato ed infranto fingendosi proprio un fotografo di moda, incaricato di compiere un casting per trovare giovanissime modelle per una linea di costumi da bagno firmata “Hallo Kitty”. Il tutto tramite Facebook.
Per non parlare poi dell’uso meno drammatico ma altrettanto insidioso che si può fare dei dati raccolti su un involontario campione così ampio di umanità…
Recente è l’articolo “Facebook: utenti-cavie per la pubblicità” apparso sul Wall Street Journal, un'inchiesta che metterebbe nuovamente in crisi il sistema di sicurezza di Facebook. Buona parte dei suoi attuali 500 milioni di utenti sarebbe infatti a rischio, apparentemente sacrificata agli oscuri signori dell'advertising; l'ennesimo buco tra le maglie della privacy garantita (o meno) dal sito in blu ha coinvolto in particolare tutti quei consumatori di applicazioni come FarmVille.
Vi segnalo infine un articolo molto 'acuto': “L'autarchia di Facebook un perfetto sistema autoritario on line”. Alcune affermazioni potrebbero sembrare esagerate ma serve comunque come prezioso spunto di riflessione.
Piero Troiano
E’ inutile negarlo: i social network sono l’unica area del web che gli utenti a qualsiasi livello, almeno una volta nella loro carriera di web-surfer hanno visitato.
La piacevole sensazione di accedere ad una “rete sociale” in cui con estrema libertà è possibile scambiare opinioni, mostrare aspetti della propria personalità, condividere foto, filmati, scritti, dire la propria con un semplice click, invoglia chiunque a “fare il passo”.
Se a questo aggiungiamo la possibilità data di rintracciare e contattare con estrema facilità persone che magari non vediamo da anni, il gioco è fatto…
Ed eccoci allora a pagare a cuor leggero il “piccolo” prezzo che viene richiesto per accedere ad un qualsiasi social network che si rispetti: affidare cioè ad emeriti sconosciuti, come minimo i propri dati anagrafici seguiti poi, se il caso lo richiede, dalle proprie tendenze culturali, gli orientamenti di genere, magari anche il proprio credo religioso o l’orientamento politico…
Certo “poca cosa” se paragonato al “vantaggio” di entrare finalmente a far parte di questo “mondo” così trendy, così di moda….
Nella società di oggi, non avere un account su Facebook o Netlog è sintomo di arretratezza: il livello culturale di una persona, la capacità di rapporto, pare vengano troppo spesso stimati solo in funzione del “numero di amici” collezionati sui forum (mi fa riflettere il recente caso della donna suicidatasi in totale solitudine dopo aver preannunciato la sera precedente, l’intento di consumare l’insano gesto ai suoi oltre mille “amici” di facebook ).
Analizziamo insieme alcuni aspetti che spesso non vengono valutati dagli ignari ed entusiasti utenti delle reti sociali, prendendo ad esempio facebook, il social network oggi più noto.
All’atto dell’iscrizione i gestori sottopongono all’approvazione dell’aspirante utente i termini di fornitura del servizio, condensati in una “Dichiarazione dei diritti e delle responsabilità” (notate con che carattere minuscolo è scritta?) che recepisce e precisa ulteriormente i “Principi di Facebook” .
L’accettazione dei termini è condizione vincolante per l’iscrizione al forum.
Diamo un’occhiata più attenta a quanto tra le altre cose, ci impone il documento:
• Diritti di proprietà intellettuale sui contenuti pubblicati:
Condivisione dei contenuti e delle informazioni
L'utente è il proprietario di tutti i contenuti e le informazioni pubblicate su Facebook e può controllare in che modo possono essere condivise mediante le impostazioni sulla privacy e le impostazioni delle applicazioni. Inoltre:
1. Per quanto riguarda i contenuti coperti da diritti di proprietà intellettuale, ad esempio foto e video ("Contenuti IP"), l'utente concede a Facebook le seguenti autorizzazioni, soggette alle impostazioni sulla privacy e delle applicazioni: l'utente fornisce a Facebook una licenza non esclusiva, trasferibile, che può essere concessa come sotto-licenza, libera da royalty e valida in tutto il mondo, che consente l'utilizzo di qualsiasi Contenuto IP pubblicato su Facebook o in connessione con Facebook ("Licenza IP"). La Licenza IP termina nel momento in cui l'utente elimina i Contenuti IP presenti sul suo account, a meno che tali contenuti non siano stati condivisi con terzi e che questi non li abbiano eliminati.
2. Quando l'utente elimina Contenuti IP, questi vengono eliminati in modo simile a quando si svuota il cestino del computer. Tuttavia, è possibile che i contenuti rimossi vengano conservati come copie di backup per un determinato periodo di tempo (pur non essendo visibili ad altri).
3. Quando si usa un'applicazione, i contenuti e le informazioni vengono messi in condivisione con l'applicazione. Le applicazioni devono rispettare la privacy dell'utente, ed è l'accordo accettato al momento dell'aggiunta dell'applicazione che controlla il modo in cui l'applicazione può utilizzare, archiviare e trasferire i contenuti e le informazioni (ulteriori informazioni sulla Piattaforma sono disponibili nella nostra Normativa sulla privacy e nella pagina Informazioni sulla Piattaforma).
4. Quando l'utente pubblica contenuti o informazioni usando l'impostazione "tutti", concede a tutti, anche alle persone che non sono iscritte a Facebook, di accedere e usare tali informazioni e di associarle al suo profilo (ovvero al suo nome e alla sua immagine).
5. I commenti o i suggerimenti degli utenti relativi a Facebook sono sempre benvenuti. Tuttavia, l'utente deve essere al corrente del fatto che potremmo usarli senza alcun obbligo di compenso nei suoi confronti (allo stesso modo in cui l'utente non è obbligato a fornirli).
Mi pare lecito “tradurre” in tal senso:
1. Qualsiasi contenuto, una volta “postato” può essere utilizzato da Facebook e quindi dai suoi iscritti, a proprio piacimento, senza alcun onere nei confronti del produttore del contenuto medesimo (attenti con le poesie, le foto, i filmati ecc…!). L’eliminazione dal sito dei contenuti da parte dell’autore non fornisce alcuna garanzia che gli stessi non siano stati già scaricati da altri utenti che potrebbero averli “ripostati” in altre aree del network, rendendone quindi vana la cancellazione.
2. L’eliminazione di un contenuto dall’intera area visibile di Facebook (da parte quindi sia dell’autore che da altri eventuali utenti che lo avessero “ripostato”), non lo elimina fisicamente dai server del forum, ed in tale caso, comunque, i gestori del forum possono disporne a proprio piacimento, fino alla definitiva cancellazione… E se questa non dovesse avvenire?
3. Alcune “applicazioni” disponibili per gli utenti del forum, possono utilizzare i dati forniti secondo modalità poco comprensibili per l’iscritto, che può trovarsi nella condizione di non sapere i contenuti forniti di fatto “che fine fanno” e chi può effettivamente prenderne visione… Di questa categoria fanno parte gli “aggregatori”: sofisticati software in grado di raccogliere i dati forniti dagli ignari utenti che esprimendo opinioni, partecipando a sondaggi, forniscono precise indicazioni sulle loro preferenze, tendenze, opinioni ecc… Capite che da qui alla “schedatura” di lontana memoria il passo è breve…
Passiamo ora all’aspetto della sicurezza. Quanto riportato nel documento su questo argomento mi ha quasi strappato un sorriso di tenerezza. Mi chiedo: possibile tanta ingenuità? Leggiamo:
• Sicurezza
Ci impegniamo al massimo per fare in modo che Facebook sia un sito sicuro, ma non possiamo garantirlo. Abbiamo bisogno che gli utenti contribuiscano con noi nei seguenti modi:
1. Non inviare o pubblicare in altro modo comunicazioni commerciali non autorizzate (ad esempio spam) ad altri utenti su Facebook.
2. Non raccogliere contenuti o informazioni degli utenti, né accedere in altro modo a Facebook, usando strumenti automatizzati (come bot di raccolta, robot, spider o scraper) senza la nostra autorizzazione.
3. Non intraprendere azioni di marketing multi-livello illegali, ad esempio schemi piramidali, su Facebook.
4. Non caricare virus o altri codici dannosi.
5. Non cercare di ottenere informazioni di accesso o accedere ad account di altri utenti.
6. Non denigrare, intimidire o molestare altri utenti.
7. Non pubblicare contenuti: minatori, pornografici, con incitazioni all'odio, con immagini o grafica di nudo o con violenza gratuita.
8. Non sviluppare o utilizzare applicazioni di terzi che contengano contenuti correlati all'alcol o comunque rivolti ad un pubblico adulto (comprese le pubblicità) senza le dovute restrizioni di età.
9. Non bandire gare, offerte o concorsi a premi ("promozioni") su Facebook senza il nostro consenso scritto. In caso di autorizzazione da parte nostra, l'utente è pienamente responsabile della promozione e si atterrà alle nostre Linee guida sulle promozioni e a tutte le leggi applicabili.
10. Non usare Facebook per scopi illegali, ingannevoli, malevoli o discriminatori.
11. Non intraprendere azioni che possano impedire, sovraccaricare o compromettere il corretto funzionamento di Facebook, ad esempio con un attacco di negazione del servizio.
Capite dunque? Sono gli utenti che debbono “contribuire” in quanto esclusivi responsabili di quanto sul forum avviene! E come dire “per favore rapinatori, andate a rapinare altrove” oppure “pedofili per cortesia girate al largo".
Tant’è che sui giornali non è raro leggere articoli come questo:
07.01.11 “Hallo Kitty” è una rivista per ragazzine adolescenti, per non dire bamine. Esce in edicola dal 2008, con servizi, consigli e curiosità sulla moda, le celebrità, la musica, lo shopping, la bellezza. Insegna alle bambine i primi rudimenti del make-up, come truccarsi (naturalmente con una linea di prodotti Hallo Kitty), ed offre loro anche consigli per i primi palpiti del cuore per i compagni di classe. Con il marchio “Hallo Kitty” vengono prodotti anche accessori e linee di abbigliamento. Insomma una rivista che fa tendenza, di cui le ragazzine si fidano, ed alla quale spesso si ispirano per il loro look e per i loro sogni. Sogni che un milanese di 28 anni ha sfruttato ed infranto fingendosi proprio un fotografo di moda, incaricato di compiere un casting per trovare giovanissime modelle per una linea di costumi da bagno firmata “Hallo Kitty”. Il tutto tramite Facebook.
Per non parlare poi dell’uso meno drammatico ma altrettanto insidioso che si può fare dei dati raccolti su un involontario campione così ampio di umanità…
Recente è l’articolo “Facebook: utenti-cavie per la pubblicità” apparso sul Wall Street Journal, un'inchiesta che metterebbe nuovamente in crisi il sistema di sicurezza di Facebook. Buona parte dei suoi attuali 500 milioni di utenti sarebbe infatti a rischio, apparentemente sacrificata agli oscuri signori dell'advertising; l'ennesimo buco tra le maglie della privacy garantita (o meno) dal sito in blu ha coinvolto in particolare tutti quei consumatori di applicazioni come FarmVille.
Vi segnalo infine un articolo molto 'acuto': “L'autarchia di Facebook un perfetto sistema autoritario on line”. Alcune affermazioni potrebbero sembrare esagerate ma serve comunque come prezioso spunto di riflessione.
Piero Troiano
Alla ricerca dell'alba(sull'incontro di Zedda e Bersani a Cagliari)
Giampaolo Cassita.
Occhiali che si incontrano e piccoli sorrisi. Barbe, pochi baffi, qualche cravatta rigorosamente blu, jeans che vacillando tra la falsa bancarella e l’ostentazione di una J tutta d’argento. Camicie quadrettate di morettiana memoria che Nanni non usa più (adesso gira le televisioni in blu e cravatta rossa, per dire) e libri. Si vendono (solo la biografia di Bersani che non è quella di Stalin, Mao, Marx o Berlnguer) e qualcuno passa con un invito ad una manifestazione per la presentazione di un libro su Antonio Gramsci.
La sinistra. Quello strano orizzonte che ha capito dove dovrebbe sorgere l’alba e si sta organizzando. Magari, con garbo riusciremo a vederla un giorno. Per ora la puntualità le fa perdere il treno. Sarà un mio vezzo, ma essere puntuali è il primo sintomo di serietà. L’incontro con Massimo Zedda e il segretario del PD PierLuigi Bersani è fissato per le ore 18 presso l’hotel mediterraneo. Ho un appuntamento e, per correttezza, scrivo sulla bacheca dell’evento che forse farò tardi ma spero di esserci. Arrivo alle 17.58 con scarpe non adatte alla camminata veloce, ma ho promesso e ci tengo. Invece dovrò attendere, dovremo attendere, tutti, sino alle 19.30 quando varcano la soglia sostenuti da un tiepido applauso, i due attori principali che, con Silvio Lai, guadagnano un tavolo gonfio di gente e di umori. La gente, nell’attesa lunghissima si scodella dentro un chiacchiericcio lento, da salotto di inizio secolo e c’è la bionda ossigenata e di sinistra che ostenta sicurezza convinta come nessuno che questa è la volta giusta; il signore comodamente impegnato in una conversazione con il suo blackbarry che dice che rispetto a Senis è tutto un’altra cosa e che sente che questa volta, insomma, meglio non azzardare. Poi, la parola ai protagonisti e Silvio Lai che poteva, davvero, dire molte cose (non dico di sinistra, epperò….) urla, quasi a squarciagola “Stiamo mettendo paura al centrodestra, perché stanno arrivando tutti i conti e le promesse non mantenute da Berlusconi.” Sarà, ma sento un’aria tiepida e i cuori non si scaldano e io, lentamente comincio a disperarmi. Ci sarà pure un cuore che batte da queste parti. Parla Luisella Ghiani, candidata come consigliera a Pirri e scherza sulla sua altezza fisica – sono diversamente alta – ma non è tempo di battute e le parole sono stantie e decisamente basse. Poi, come un cilindro dal cappello ecco Giacomo Mameli e ho un piccolo sussulto. Conosco l’uomo e conosco come scrive. Benissimo. Da applausi. Conosco anche quando parla. Da sconfitta sicura. Infatti non delude. Al di la di una bella frase sulla notizia cementizia riferita alla Sardegna l’intervento è un inno alla rottamazione totale: nel senso che era meglio lasciar perdere. Il dibattito no, insomma.
Aspetto con lievi timori il buon Massimo Zedda che arriva, giovane e vigoroso e apre subito con “amiche compagne, amici compagni.” Anche questo lo sento un tantino ruffiano ma tant’è, i compagni, da soli, non sono cosa da PD. Inizia con una frase ad effetto che, sinceramente stento a digerire: “Nei prossimi cinque anni ci impegniamo a riaprire le fabbriche che Berlusconi ha chiuso”. Ora, davvero, mi sembra un impegno da “campagna elettorale” e, per certi versi ci può stare. Quello che stona è che lo dice ad un pubblico che è sicuramente convinto di votare Zedda e, sicuramente non è interessato all’apertura delle fabbriche. Oddio, sul principio si, ci mancherebbe altro, ma quella frase mi rivela un’altra verità: non ci sono (almeno non nella iconografia classica) operai, sindacalisti, bandiere rosse, niente e la parola fabbrica sembra un ricordo quasi lontano, cementificato, dentro questa sala, per dirla con Mameli.
Zedda poi saluta il compagno Bersani (per fortuna che non dice compagno-amico…) e il Presidente Soru. Ovazione assicurata e standing ovation per un uomo che ha fatto solo il suo dovere: si è fatto processare. La normalità in questo paese diventa un fatto eccezionale. Son contento per Soru, per il suo testardo orgoglio, per quel suo essere serioso e scontroso, per quel suo essere docilmente silenzioso. Di un silenzio dirompente. Ma non tifo sulla giustizia. Non è una partita di calcio. E approvo moltissimo la sobrietà del Presidente.
Noi, in fondo siamo diversi da loro. Lo dice Zedda e lo dirà Bersani. Certo, come Michele Apicella/Moretti in “Palombella rossa”: “Noi siamo diversi, ma siamo uguali agli altri partiti”.
Bersani ammicca, gioca di fioretto, parla a braccio, gioca con le contraddizioni della lega, parla di autonomia, incita alla vittoria. Ce la faremo perché noi arriviamo da lontano. Applausi ma non lunghissimi.
Non sono un grande cronista e non sono, soprattutto, un buon politico. Osservo le cose, come si muovono gli attimi e gli sguardi, quanto pesa il sospiro di chi mi è accanto. Voterò Zedda affinchè quel sospiro diventi un sorriso vero, ma dovremmo imparare a smetterla con frasi ad effetto: Fantola un riformatore che non ha mai riformato nulla (urlato da Zedda due volte) i turisti a Cagliari erano attori senza regista, il 6 maggio sciopereremo con la CGIL (poteva dire forse che non avremmo scioperato? Sarebbe stata una notizia…) non siamo nemici degli imprenditori ma non faremo entrare mai in comune Flavio Carboni. Lo sapevamo Massimo (Zedda ovviamente) lo sapevamo ed eravamo profondamente convinti (e lo siamo ancora) che se tu diventassi sindaco avresti orizzonti diversi da Fantola. Speriamo lo capisca non quella folla dell’Hotel Mediterraneo ma gli altri, quella società che invece voterà Fantola perché è costretta, illusa, convinta che uno vale l’altro. Non siamo tutti uguali. Vero, verissimo ed è vero, caro Bersani che, come dici tu, siamo descritti come delle squadre scombinate, come una moltitudine (effettivamente una visione troppo biblica…) difficile da aggregare, ma che arriva il momento per ritrovare fiducia, forza, allegria e convinzione. Vero. Verissimo. Ma, in conclusione, compagno Bersani, in conclusione ti costava troppo dire che dentro quella grande eterogeneità comanda la passione? Ditelo, per cortesia, che abbiamo vene forti e che fanno rumore, che il calore è legato alla voglia di cambiare, che ci innamoriamo di tutto (De Andrè docet) e che gli italiani devono conoscere la verità e qualcuno, come ricordava Pasolini, la dovrà pur raccontare. Proviamoci allora e proviamo, soprattutto, a vincere una buona volta. Semplicemente. Basta poco, a volte.
sabato 30 aprile 2011
La devozione popolare e la sfida per la modernità
Ezio Mauro
L'ultimo atto del lunghissimo pontificato di Giovanni Paolo II è in qualche modo il compimento del primo,la consegna di tutto se stesso-persona e pontefice-al trascendente con l'affidamento senza riserve del motto Totus tuus.
In questa ricerca e consapevolezza della beatificazione si intrecciano tutti gli elementi costitutivi della personalità e del carisma di Karol Wojtyla.La religiosità polacca,fortemente popolare e intrisa di simboli,attenta a preservare il carattere originario della fede,difendendola anche e soprattutto dalla modernità;l'universalità di questa fede nello stesso tempo primitiva e oltremodo autentica,capace secondo il Papa di diventare uno strumento non solo di conversione ma di contraddizione nella vicenda contemporanea,suscitando ugualmente scandalo nelle due parti del mondo in cui Wojtyla ha giocato la sua testimonianza più forte,l'Est e l'Ovest europei.Infine,la coscienza quasi superba di poter vivere come soggetto della volontà divina che si fa carne e cambia così il corso delle vicende umane,deviando la storia e ricomponendo la geografia del continente.
E'il "Papa vestito di bianco" e "insanguinato" che nelle ore dell'attentato ripercorre il paesaggio visionario di Fatima,facendosi strumento del sacrificio per la redenzione delle Russie:giungendo a incastonare come una reliquia contemporanea il proiettile di Alì Agca dentro la corona della Madonna di Fatima,piegando la curva della profezia fino a farla coincidere con la biografia vivente e sofferente di Karol Wojtyla,in questo modo quasi materialmente canonizzato in vita.
In realtà,al di là dei riti e delle beatificazioni solenni che parlano a chi crede,Giovanni Paolo II ha già un posto di primo piano nella storia,perchè la sua morte aveva chiuso simbolicamente il Novecento,dopo che la sua chiamata al soglio di Pietro aveva contribuito a riaprirlo:sfondando il muro ideologico in cui il comunismo sovietico aveva rinchiuso un intero secolo e la metà di un continente,tenendo così in scacco l'equilibrio del mondo.A Occidente ma soprattutto a Oriente sembrò un segno dell'impossibile,un rovesciamento simbolico quel suddito dell'impero sovietico che veniva innalzato su un altare universale,rivestito a Roma di paramenti sacri dopo essere stato perseguitato a Cracovia.Una sorta di ribellione che rendeva plausibile l'impensabile,in un mondo che era stato costruito col ferro e col fuoco per durare per sempre,immobile.
"Senza quel Papa venuto dall'Est e cresciuto sotto il comunismo-avrebbe riconosciuto a cose fatte Mikhail Gorbaciov,l'ultimo Segretario Generale del Pcus-nulla di ciò che è avvenuto in Europa sarebbe stato possibile,fino alla caduta del Muro".Di questo Wojtyla era consapevole,quando pregava in San Pietro per la conversione dell'Europa comunista.Vedeva nella presenza contemporanea di Gorbaciov al Cremlino un segno della provvidenza:"Nulla sarebbe stato possibile-rispose-senza quel Segretario Generale".E questa specialissima "natura" geo-religiosa del suo regno,questo incrocio provvidenziale di contingenze,sembrava avergli affidato il compito di muoversi dentro la storia del secolo per recuperare la frattura europea:ma poteva anche costringere ed esaurire qui la missione del pontificato.
Proprio la natura a-occidentale di Wojtyla,che restò tale anche dopo la caduta del comunismo perchè non poteva cambiare,proprio il suo vivere da un "altrove" gli aprirono invece la possibilità di andare oltre e di muoversi sull'asse Nord-Sud del mondo,non solo sulla frontiera tra Est e Ovest.In questo senso,portò fino in fondo(anche con le sue chiusure morali e culturali)l'alterità del "Papa straniero",poco attento alle vicende italiane,convinto davvero di dover svolgere una missione universale,e di poterlo fare.
Alla fine,la sofferenza del corpo esposta nella sua decadenza e nella tenacia della fedeltà,ha lo stesso segno di una biografia coscientemente offerta al disegno divino,fino al "Totus tuus" finale.Anche qui una fortissima contraddizione con i pudori e i veli ipocriti della modernità,la testimonianza di un'agonia consapevole come abbandono alla volontà trascendente,in una dimensione totale e primitiva(originaria)del cristianesimo:che suonava quasi a scandalo nell'Italia secolarizzata.
Tutto questo spiega la devozione popolare che porta milioni di fedeli a Roma per la beatificazione.E costringe la Chiesa a fare i conti con questo riemergere improvviso di un sentimento popolare del sacro,nello stesso momento in cui in realtà dovrebbe fare i conti con la modernità,rimandati troppo a lungo proprio dal Papa più amato,Karol Wojtyla.
giovedì 28 aprile 2011
Partecipiamo numerosi!
Ales,sabato 30 Aprile 2011-Sala Convegni del Comune,ore 18,00
Manifestazione del Partito Democratico contro il nucleare e per le energie pulite.
Verso il Partito Democratico Sardo.
Dal blog di Gianni Sanna riporto una sua breve nota sulla direzione regionale del Pd del 26 u.s. e la relazione integrale del segretario regionale Silvio Lai sul percorso che ci porterà al Partito Democratico Sardo,con alcune note organizzative anche per i segretari di circolo relative alla mobilitazione sul referendum contro il nucleare e sul tesseramento 2011.
Direzione Regionale Pd.Silvio Lai:l'ambizione di parlare alla Sardegna.
Gianni Sanna.
I presupposti ci sono tutti. Ora si tratta di passare dalle parole ai fatti. Silvio Lai ci prova ad avviare il processo che porterà al Partito Democratico della Sardegna. La sua relazione, che riporto in calce a questa annotazione, contiene una road map: tempi stretti ed un percorso certamente impegnativo. Su quell’obiettivo, il partito sardo, “si sono infatti misurati negli ultimi venti anni parte dei gruppi dirigenti ” dei partiti di provenienza senza riuscire mai a centrarlo. Oggi è possibile. L’ambizione e’ assai condivisa dai quadri. Francesco Licheri ed Antonello Cabras con due contributi assai apprezzabili approfondiscono il percorso verso quel traguardo. Ma tutti gli interventi sono sulla stessa linea.
Nella riunione è stata comunicata anche la Segreteria Regionale, la Segreteria dell’unità. Quell’ “unità per ripartire”, interpretata in vari modi da protagonisti ed osservatori durante e dopo l’Assemblea del 26 Marzo. Paolo Fadda decide di fare la minoranza, ma il suo sembra un’atteggiamento informato comunque ad un grande senso di responsabilità. Il rischio di una “prigione dorata” per Silvio Lai non è ovviamente scongiurato e forse rimarrà latente sino alla fine. Non mi stancherò di ripetere che molto dipenderà da lui. Dalla sua capacità di condividere senza farsi imbrigliare. Dalla tenacia con cui perseguirà l’ambizione del Pd di parlare alla Sardegna e non più a se stesso. Tra i suoi collaboratori ci sono peraltro le risorse perchè tutto ciò sia possibile.
Stasera ho avuto la sensazione che Silvio ne sia abbastanza consapevole. E la consapevolezza – si sa – aiuta la determinazione.
La relazione di Silvio Lai alla Direzione Regionale del 26 Aprile 2011
1. La direzione è convocata oggi per discutere innanzitutto dell’ordine del giorno dell’ultima assemblea regionale e della sua applicazione.
2. Tra di noi ci sono voci dissonanti riguardo a quella decisione perché le amministrative da una parte e l’aggravarsi della crisi industriale richiamavano un’altra agenda. Tuttavia, lo dico con convinzione, come l’ho detto nelle conclusioni del 26: ci stiamo dando un compito che non è sostitutivo del lavoro ordinario.
Al contrario, abbiamo assunto un impegno sul quale si sono misurati negli ultimi venti anni parte dei gruppi dirigenti che ci hanno preceduto. Un impegno straordinario e parallelo che dobbiamo accompagnare alla azione di opposizione in consiglio regionale, di costruzione e rafforzamento del partito, e soprattutto di sfida alle amministrative.
3. Ci siamo dati impegni e date molto precise per realizzare questo processo, questo percorso che si basa sull’applicazione dell’articolo 13 dello statuto del Partito Democratico.
Il primo impegno è la celebrazione dell’assemblea programmatica entro il mese di luglio.
Nel dibattito ci siamo detti che era opportuno ripartire dal progetto della legislatura passata correggendo, modificando e adeguando alle sfide di questa crisi e del futuro che si sta prospettando, le proposte che abbiamo fatto ai sardi.
La proposta è di ripartire da alcuni punti che sono le coordinate base di un progetto di governo come viene dalle nostre esperienza di centrosinistra e di raccogliere le nuove sfide del federalismo, dal ruolo della Sardegna nel Mediterraneo e in Europa e poi da un tema sul quale ho chiesto un contributo speciale che è quello della forma partito più dinamica che raccolga e incontri la forma nuova della società sarda.
Identità e cultura, Ambiente e territorio, sistemi produttivi e politiche del lavoro, infrastrutture e reti di servizio. diritti e coesione sociale, federalismo, autogoverno e riforma istituzioni, forma partito e forma della società e infine la Sardegna tra il Mediterraneo e la vocazione europea.
Nove gruppi di lavoro che devono lavorare da subito per predisporre delle tesi per l’assemblea regionale immediatamente dopo le amministrative, la prima settimana di giugno e in quella sede convocare l’assemblea programmatica di luglio.
4. Dalla discussione in assemblea deve partire un confronto che coinvolga circoli e territori, con tappe precise di approfondimento pubblico per concludere con la celebrazione di una assemblea programmatica aperta che approvi un progetto che da quel momento va offerto al confronto con tutti i democratici e con le forze sociali ed economiche, con i movimenti e le forze politiche che siano interessate al progetto di un partito democratico e riformista sardo.
Dall’assemblea programmatica deve partire anche l’elaborazione dello statuto e delle regole congressuali che devono essere costruiti con i soggetti costituenti che aderiscono al progetto.
Questa seconda fase parte a settembre e si può concludere in due mesi con l’approvazione del nuovo statuto da parte dei soggetti costituenti e dell’assemblea nazionale del Pd e delle regole congressuali che porteranno alla terza fase che porterà al congresso costituente di gennaio. Per un nuovo soggetto politico regionale, autonomo e federato, riformista e democratico che sia lo strumento di una nuova partecipazione, di una nuova stagione politica, di un nuovo progetto.
Tre fasi, per delineare un progetto coraggioso, per confrontarlo con chi vuole parteciparvi e costruirlo insieme, e per far nascere il nuovo soggetto politico che lo può interpretare.
5. Dobbiamo avere l’ambizione di parlare alla Sardegna e non più a noi stessi. Nella testa dei cittadini la vicenza di questa Giunta Regionale è già terminata, penso che arriveranno conferme anche dalle elezioni amministrative. A quella esperienza conclusa e ormai inutile deve corrispondere una naturale scelta verso di noi, verso una proposta migliore che non è automatica se non lo sapremo meritare.
Penso che sia chiaro che l’obiettivo che ci siamo posti è ambizioso e richiede che sia davvero sincera e priva di retropensieri la firma apposta a sancire la volontà unitaria dell’ordine del giorno dell’ultima assemblea.
Stiamo costruendo un nuovo soggetto politico e se tenteremo di accontentarci di una pura operazione di cosmesi politica faremmo un danno più grave della rinuncia stessa al progetto.
Stiamo costruendo un progetto e non solo un programma politico, e sarebbe un errore se scrivessimo e pensassimo le cose che mirano alle prossime elezioni piuttosto che un disegno più di lungo respiro.
Stiamo percorrendo una strada che non serve se siamo solo noi ad utilizzarla, se pensiamo serva a ridare forma e unità al Pd di oggi, dobbiamo avere l’ambizione di di aumentare i compagni di strada restituendo interesse ai trecentomila che ci hanno già votato una volta e ai tanti che potrebbero votarci se sapremo dare una visione e non solo fare una promessa.
Stiamo costruendo una comunità, dove esistono anche gli elementi affettivi che legano la solidarietà reciproca e quindi abbiamo bisogno di rinnovare i nostri strumenti di relazione interna per dare forza alla nostra alterità.
6. C’è anche un po’ di più.
Alla nostra esperienza e alla nostra decisione guarda con attenzione e interesse anche il Partito Democratico, che in quell’articolo 13 pensato prima della valanga della legge 42, dei decreti sul federalismo, vedeva solo un percorso per forze locali.
Oggi per primi intraprendiamo una strada che può essere peculiare e innovativa, quanto esiziale per alcune regioni, che non sono speciali, nelle quali i movimenti e i partiti regionalisti sono diventati un’offerta politica che fa invecchiare quella del Pd o la rende meno capace di adattarsi e rappresentare le ragioni di un territorio, che siano all’interno di un interesse nazionale che non prevarica senza essere compreso.
Ho incontrato Bersani prima di questa direzione per due volte, perché fosse chiara la strada che avevamo scelto e perché il suo percorso fosse pienamente inserito all’interno dell’articolo 13 e ho trovato il riconoscimento di un interesse nazionale nei confronti di questa esperienza, tanto da immaginare un percorso paritetico di confronto.
Ora sta a noi superare i nostri limiti e immaginare una sfida che va presa sul serio e non derubricata come un passaggio occasionale.
7. Sul fronte degli organismi e degli strumenti necessari a condurre in porto questo lavoro, voglio dire che i componenti della segreteria sono stati nominati aderendo alle indicazioni statutarie quando alla indicazione dell’ordine del giorno, nei prossimi giorni completeremo il rinnovamento dei forum che avranno i compiti ordinari di elaborazione da sottoporre al partito e quelli straordinari di contributo alla conferenza programmatica, completeremo la direzione, sostituendo i componenti decaduti e gli organismi assembleari con la prossima assemblea di giugno.
Nel frattempo individueremo i responsabili dei gruppi di lavoro per la conferenza programmatica e il coordinamento della conferenza sul quale c’è già una proposta. L’insieme dei gruppi di lavoro con i componenti la direzione nazionale e la segreteria costituiranno la sede operativa della conferenza programmatica.
Alla segreteria toccherà il compito aggiuntivo di intervenire e facilitare i processi unitari nei territori dove questi non si sono realizzati da subito e di mettere in atto gli obiettivi relativi allo strumento di adesione al partito con innovazioni che partiranno già dalla campagna 2011 nel mese di maggio.
Questo è il percorso che dobbiamo realizzare e gli strumenti necessari sapendo che alla direzione come all’assemblea toccano compiti fondamentali che richiederanno un coinvolgimento straordinario e frequente.
8. In queste 4 settimane la nostra attenzione massima deve essere riposta alla campagna delle amministrative e a quella del referendum. Parto da quest’ultimo per segnalare una grande opportunità.
La decisione del governo d rinunciare al programma nucleare, al di là di ogni convinzione personale, rappresenta una sconfitta per la coalizione che governa il paese che molto aveva investito, anche in termini simbolici, sul rilancio di questa fonte energetica. Se differenze c’erano sul fronte economico queste riguardano le scelte come questa e l’atteggiamento di fronte alla crisi economica.
È dunque un dato di valenza politica elevata, spiegabile ai cittadini, il cambiamento del governo sul tema, spinto certamente dalla reazione dell’opinione pubblica dopo Fukushima, ma di assoluta rilevanza per il fatto che ancora una volta, una esigenza del premier, quella sul referendum sul legittimo impedimento prevale sugli elementi strategici generali del centrodestra.
La decisione del governo ha per effetto la cancellazione probabile del referendum sul nucleare del 12-13 giugno lasciando oltre al quesito già citato i due quesiti sull’acqua per i quali come Pd voteremo tre si.
Con la cancellazione del referendum abrogativo sul nucleare del 12 giugno, il referendum regionale sardo assume una valenza più ampia.
Penso che dobbiamo attivare nei prossimi giorni un impegno straordinario nei centri dove si vota che coinvolgono il 30% della popolazione e soprattutto nei centri dove non si vota, perché è li che faremo o no il quorum. Dobbiamo evitare la sensazione che il tema sia già stato archiviato e chiederò a tutti i segretari di circolo di organizzare assemblee in ogni località nei prossimi venti giorni. Un’assemblea per informare i cittadini del referendum sul nucleare e per promuovere insieme il tesseramento 2011, che è già nelle disponibilità provinciali e cittadine.
È una occasione importante perché questa volta la volontà dei sardi può rappresentare la volontà di tutti gli italiani.
9. L’altra richiesta che voglio fare a tutti i segretari di circolo e a tutti gli iscritti al Pd in Sardegna è è di chiedere un voto per Cagliari e Olbia. Per la prima volta negli ultimi 17 anni Cagliari e Olbia votano insieme, le due città più ostili al centrosinistra; anche quando 5 anni fa eravamo al governo nazionale e regionale contemporaneamente abbiamo subito due cocenti sconfitte al primo turno.
Questa volta il centrodestra si è diviso, e la divisione è profonda con radici locali e nazionali, non sono possibili ricuciture e noi abbiamo la possibilità di arrivare al secondo turno e cogliere l’occasione di una impresa altrimenti impossibile. Per la prima volta i due candidati favoriti non sono sicuri di vincere, secondo alcuni sono loro ad inseguire.
Non ci sono solo le divisioni del centrodestra, se lo sappiamo cogliere c’è un primo segnale che può arrivare da due città dove sono più frequenti gli outing di chi dice “ho votato centrodestra adesso no”.
Per questo Cagliari e Olbia sono due esigenze regionali e possono diventare dei casi nazionali. Per questo serve che ogni iscritto al Pd pensi ad un voto per Cagliari, ad un voto per Olbia, un voto per due sindaci diversi che non sono del Pd ma che il Pd sostiene con convinzione e con forza.
Queste amministrative hanno poi anche altre letture, ci sono i due capoluoghi del Sulcis di Iglesias e Carbonia, nel Medio Campidano Villacidro che può tornare al centrosinistra con un sindaco donna e Sardara, così come un sindaco donna guida il Pd in uno dei centri della area metropolitana di Cagliari che vanno al voto, Sinnai, gli altri sono Capoterra, Monserrato e Elmas, oltre a Sarroch.
Poi c’è la lettura dei centri costieri del nuorese, dove il centrosinistra si ripropone e di alcuni altri centri dove il centrosinistra può tornare alla vittoria come a Sennori nel Sassarese.
È un turno delle amministrative non banale e che può misurare il consenso della Giunta Regionale, in cui il centrodestra ha più da perdere perché votano roccaforti strategiche
Bersani ha raccomandato un voto per la città e un voto per il Paese perché molte grandi città misurano anche il cambiamento o meno di un sentimento che alle regionali non aveva cambiato il segno; ma molto è passato sotto i ponti e molti sono i cambiamenti avvenuti.
10. Molto di questo cambiamento ha tinte più fosche piuttosto che luminose. La maggioranza parlamentare è più forte ma più spregiudicata e decadente, il livello di sfida istituzionale si è innalzato e le paratie nel Paese rischiano di abbassarsi. I Tg di ieri confrontavano il 25 aprile istituzionale con celebrazioni fasciste e in camicia nera, con scritte oltraggiose sui monumenti ai caduti e con i fischi ai due ministri della Repubblica durante la celebrazione al monumento del milite ignoto. Ma neanche le immagini della manifestazione di Milano erano rassicuranti, la politica fischiata da entrambe le parti, Bersani e Moratti, come la politica tenuta a distanza ci dicono della lontananza del nostro dire dalle attese che ci sono e dalle fibrillazioni che aumentano.
La politica regionale passa più inosservata rispetto a quella del Paese ma come ho avuto modo di dire prima penso, temo che nella testa della maggioranza dei cittadini sardi questo governatore, questa maggioranza e con essa questa legislatura siano vicende concluse.
Un timore che nel distacco della politica dai cittadini ci finiamo anche noi se non sapremo dare il colpo di reni che è atteso. E non abbiamo molto tempo.
Cerchiamo da subito di mettere in campo il meglio di noi stessi non per noi stessi ma per quello che ci è stato dato il compito di fare.
Direzione Regionale Pd.Silvio Lai:l'ambizione di parlare alla Sardegna.
Gianni Sanna.
I presupposti ci sono tutti. Ora si tratta di passare dalle parole ai fatti. Silvio Lai ci prova ad avviare il processo che porterà al Partito Democratico della Sardegna. La sua relazione, che riporto in calce a questa annotazione, contiene una road map: tempi stretti ed un percorso certamente impegnativo. Su quell’obiettivo, il partito sardo, “si sono infatti misurati negli ultimi venti anni parte dei gruppi dirigenti ” dei partiti di provenienza senza riuscire mai a centrarlo. Oggi è possibile. L’ambizione e’ assai condivisa dai quadri. Francesco Licheri ed Antonello Cabras con due contributi assai apprezzabili approfondiscono il percorso verso quel traguardo. Ma tutti gli interventi sono sulla stessa linea.
Nella riunione è stata comunicata anche la Segreteria Regionale, la Segreteria dell’unità. Quell’ “unità per ripartire”, interpretata in vari modi da protagonisti ed osservatori durante e dopo l’Assemblea del 26 Marzo. Paolo Fadda decide di fare la minoranza, ma il suo sembra un’atteggiamento informato comunque ad un grande senso di responsabilità. Il rischio di una “prigione dorata” per Silvio Lai non è ovviamente scongiurato e forse rimarrà latente sino alla fine. Non mi stancherò di ripetere che molto dipenderà da lui. Dalla sua capacità di condividere senza farsi imbrigliare. Dalla tenacia con cui perseguirà l’ambizione del Pd di parlare alla Sardegna e non più a se stesso. Tra i suoi collaboratori ci sono peraltro le risorse perchè tutto ciò sia possibile.
Stasera ho avuto la sensazione che Silvio ne sia abbastanza consapevole. E la consapevolezza – si sa – aiuta la determinazione.
La relazione di Silvio Lai alla Direzione Regionale del 26 Aprile 2011
1. La direzione è convocata oggi per discutere innanzitutto dell’ordine del giorno dell’ultima assemblea regionale e della sua applicazione.
2. Tra di noi ci sono voci dissonanti riguardo a quella decisione perché le amministrative da una parte e l’aggravarsi della crisi industriale richiamavano un’altra agenda. Tuttavia, lo dico con convinzione, come l’ho detto nelle conclusioni del 26: ci stiamo dando un compito che non è sostitutivo del lavoro ordinario.
Al contrario, abbiamo assunto un impegno sul quale si sono misurati negli ultimi venti anni parte dei gruppi dirigenti che ci hanno preceduto. Un impegno straordinario e parallelo che dobbiamo accompagnare alla azione di opposizione in consiglio regionale, di costruzione e rafforzamento del partito, e soprattutto di sfida alle amministrative.
3. Ci siamo dati impegni e date molto precise per realizzare questo processo, questo percorso che si basa sull’applicazione dell’articolo 13 dello statuto del Partito Democratico.
Il primo impegno è la celebrazione dell’assemblea programmatica entro il mese di luglio.
Nel dibattito ci siamo detti che era opportuno ripartire dal progetto della legislatura passata correggendo, modificando e adeguando alle sfide di questa crisi e del futuro che si sta prospettando, le proposte che abbiamo fatto ai sardi.
La proposta è di ripartire da alcuni punti che sono le coordinate base di un progetto di governo come viene dalle nostre esperienza di centrosinistra e di raccogliere le nuove sfide del federalismo, dal ruolo della Sardegna nel Mediterraneo e in Europa e poi da un tema sul quale ho chiesto un contributo speciale che è quello della forma partito più dinamica che raccolga e incontri la forma nuova della società sarda.
Identità e cultura, Ambiente e territorio, sistemi produttivi e politiche del lavoro, infrastrutture e reti di servizio. diritti e coesione sociale, federalismo, autogoverno e riforma istituzioni, forma partito e forma della società e infine la Sardegna tra il Mediterraneo e la vocazione europea.
Nove gruppi di lavoro che devono lavorare da subito per predisporre delle tesi per l’assemblea regionale immediatamente dopo le amministrative, la prima settimana di giugno e in quella sede convocare l’assemblea programmatica di luglio.
4. Dalla discussione in assemblea deve partire un confronto che coinvolga circoli e territori, con tappe precise di approfondimento pubblico per concludere con la celebrazione di una assemblea programmatica aperta che approvi un progetto che da quel momento va offerto al confronto con tutti i democratici e con le forze sociali ed economiche, con i movimenti e le forze politiche che siano interessate al progetto di un partito democratico e riformista sardo.
Dall’assemblea programmatica deve partire anche l’elaborazione dello statuto e delle regole congressuali che devono essere costruiti con i soggetti costituenti che aderiscono al progetto.
Questa seconda fase parte a settembre e si può concludere in due mesi con l’approvazione del nuovo statuto da parte dei soggetti costituenti e dell’assemblea nazionale del Pd e delle regole congressuali che porteranno alla terza fase che porterà al congresso costituente di gennaio. Per un nuovo soggetto politico regionale, autonomo e federato, riformista e democratico che sia lo strumento di una nuova partecipazione, di una nuova stagione politica, di un nuovo progetto.
Tre fasi, per delineare un progetto coraggioso, per confrontarlo con chi vuole parteciparvi e costruirlo insieme, e per far nascere il nuovo soggetto politico che lo può interpretare.
5. Dobbiamo avere l’ambizione di parlare alla Sardegna e non più a noi stessi. Nella testa dei cittadini la vicenza di questa Giunta Regionale è già terminata, penso che arriveranno conferme anche dalle elezioni amministrative. A quella esperienza conclusa e ormai inutile deve corrispondere una naturale scelta verso di noi, verso una proposta migliore che non è automatica se non lo sapremo meritare.
Penso che sia chiaro che l’obiettivo che ci siamo posti è ambizioso e richiede che sia davvero sincera e priva di retropensieri la firma apposta a sancire la volontà unitaria dell’ordine del giorno dell’ultima assemblea.
Stiamo costruendo un nuovo soggetto politico e se tenteremo di accontentarci di una pura operazione di cosmesi politica faremmo un danno più grave della rinuncia stessa al progetto.
Stiamo costruendo un progetto e non solo un programma politico, e sarebbe un errore se scrivessimo e pensassimo le cose che mirano alle prossime elezioni piuttosto che un disegno più di lungo respiro.
Stiamo percorrendo una strada che non serve se siamo solo noi ad utilizzarla, se pensiamo serva a ridare forma e unità al Pd di oggi, dobbiamo avere l’ambizione di di aumentare i compagni di strada restituendo interesse ai trecentomila che ci hanno già votato una volta e ai tanti che potrebbero votarci se sapremo dare una visione e non solo fare una promessa.
Stiamo costruendo una comunità, dove esistono anche gli elementi affettivi che legano la solidarietà reciproca e quindi abbiamo bisogno di rinnovare i nostri strumenti di relazione interna per dare forza alla nostra alterità.
6. C’è anche un po’ di più.
Alla nostra esperienza e alla nostra decisione guarda con attenzione e interesse anche il Partito Democratico, che in quell’articolo 13 pensato prima della valanga della legge 42, dei decreti sul federalismo, vedeva solo un percorso per forze locali.
Oggi per primi intraprendiamo una strada che può essere peculiare e innovativa, quanto esiziale per alcune regioni, che non sono speciali, nelle quali i movimenti e i partiti regionalisti sono diventati un’offerta politica che fa invecchiare quella del Pd o la rende meno capace di adattarsi e rappresentare le ragioni di un territorio, che siano all’interno di un interesse nazionale che non prevarica senza essere compreso.
Ho incontrato Bersani prima di questa direzione per due volte, perché fosse chiara la strada che avevamo scelto e perché il suo percorso fosse pienamente inserito all’interno dell’articolo 13 e ho trovato il riconoscimento di un interesse nazionale nei confronti di questa esperienza, tanto da immaginare un percorso paritetico di confronto.
Ora sta a noi superare i nostri limiti e immaginare una sfida che va presa sul serio e non derubricata come un passaggio occasionale.
7. Sul fronte degli organismi e degli strumenti necessari a condurre in porto questo lavoro, voglio dire che i componenti della segreteria sono stati nominati aderendo alle indicazioni statutarie quando alla indicazione dell’ordine del giorno, nei prossimi giorni completeremo il rinnovamento dei forum che avranno i compiti ordinari di elaborazione da sottoporre al partito e quelli straordinari di contributo alla conferenza programmatica, completeremo la direzione, sostituendo i componenti decaduti e gli organismi assembleari con la prossima assemblea di giugno.
Nel frattempo individueremo i responsabili dei gruppi di lavoro per la conferenza programmatica e il coordinamento della conferenza sul quale c’è già una proposta. L’insieme dei gruppi di lavoro con i componenti la direzione nazionale e la segreteria costituiranno la sede operativa della conferenza programmatica.
Alla segreteria toccherà il compito aggiuntivo di intervenire e facilitare i processi unitari nei territori dove questi non si sono realizzati da subito e di mettere in atto gli obiettivi relativi allo strumento di adesione al partito con innovazioni che partiranno già dalla campagna 2011 nel mese di maggio.
Questo è il percorso che dobbiamo realizzare e gli strumenti necessari sapendo che alla direzione come all’assemblea toccano compiti fondamentali che richiederanno un coinvolgimento straordinario e frequente.
8. In queste 4 settimane la nostra attenzione massima deve essere riposta alla campagna delle amministrative e a quella del referendum. Parto da quest’ultimo per segnalare una grande opportunità.
La decisione del governo d rinunciare al programma nucleare, al di là di ogni convinzione personale, rappresenta una sconfitta per la coalizione che governa il paese che molto aveva investito, anche in termini simbolici, sul rilancio di questa fonte energetica. Se differenze c’erano sul fronte economico queste riguardano le scelte come questa e l’atteggiamento di fronte alla crisi economica.
È dunque un dato di valenza politica elevata, spiegabile ai cittadini, il cambiamento del governo sul tema, spinto certamente dalla reazione dell’opinione pubblica dopo Fukushima, ma di assoluta rilevanza per il fatto che ancora una volta, una esigenza del premier, quella sul referendum sul legittimo impedimento prevale sugli elementi strategici generali del centrodestra.
La decisione del governo ha per effetto la cancellazione probabile del referendum sul nucleare del 12-13 giugno lasciando oltre al quesito già citato i due quesiti sull’acqua per i quali come Pd voteremo tre si.
Con la cancellazione del referendum abrogativo sul nucleare del 12 giugno, il referendum regionale sardo assume una valenza più ampia.
Penso che dobbiamo attivare nei prossimi giorni un impegno straordinario nei centri dove si vota che coinvolgono il 30% della popolazione e soprattutto nei centri dove non si vota, perché è li che faremo o no il quorum. Dobbiamo evitare la sensazione che il tema sia già stato archiviato e chiederò a tutti i segretari di circolo di organizzare assemblee in ogni località nei prossimi venti giorni. Un’assemblea per informare i cittadini del referendum sul nucleare e per promuovere insieme il tesseramento 2011, che è già nelle disponibilità provinciali e cittadine.
È una occasione importante perché questa volta la volontà dei sardi può rappresentare la volontà di tutti gli italiani.
9. L’altra richiesta che voglio fare a tutti i segretari di circolo e a tutti gli iscritti al Pd in Sardegna è è di chiedere un voto per Cagliari e Olbia. Per la prima volta negli ultimi 17 anni Cagliari e Olbia votano insieme, le due città più ostili al centrosinistra; anche quando 5 anni fa eravamo al governo nazionale e regionale contemporaneamente abbiamo subito due cocenti sconfitte al primo turno.
Questa volta il centrodestra si è diviso, e la divisione è profonda con radici locali e nazionali, non sono possibili ricuciture e noi abbiamo la possibilità di arrivare al secondo turno e cogliere l’occasione di una impresa altrimenti impossibile. Per la prima volta i due candidati favoriti non sono sicuri di vincere, secondo alcuni sono loro ad inseguire.
Non ci sono solo le divisioni del centrodestra, se lo sappiamo cogliere c’è un primo segnale che può arrivare da due città dove sono più frequenti gli outing di chi dice “ho votato centrodestra adesso no”.
Per questo Cagliari e Olbia sono due esigenze regionali e possono diventare dei casi nazionali. Per questo serve che ogni iscritto al Pd pensi ad un voto per Cagliari, ad un voto per Olbia, un voto per due sindaci diversi che non sono del Pd ma che il Pd sostiene con convinzione e con forza.
Queste amministrative hanno poi anche altre letture, ci sono i due capoluoghi del Sulcis di Iglesias e Carbonia, nel Medio Campidano Villacidro che può tornare al centrosinistra con un sindaco donna e Sardara, così come un sindaco donna guida il Pd in uno dei centri della area metropolitana di Cagliari che vanno al voto, Sinnai, gli altri sono Capoterra, Monserrato e Elmas, oltre a Sarroch.
Poi c’è la lettura dei centri costieri del nuorese, dove il centrosinistra si ripropone e di alcuni altri centri dove il centrosinistra può tornare alla vittoria come a Sennori nel Sassarese.
È un turno delle amministrative non banale e che può misurare il consenso della Giunta Regionale, in cui il centrodestra ha più da perdere perché votano roccaforti strategiche
Bersani ha raccomandato un voto per la città e un voto per il Paese perché molte grandi città misurano anche il cambiamento o meno di un sentimento che alle regionali non aveva cambiato il segno; ma molto è passato sotto i ponti e molti sono i cambiamenti avvenuti.
10. Molto di questo cambiamento ha tinte più fosche piuttosto che luminose. La maggioranza parlamentare è più forte ma più spregiudicata e decadente, il livello di sfida istituzionale si è innalzato e le paratie nel Paese rischiano di abbassarsi. I Tg di ieri confrontavano il 25 aprile istituzionale con celebrazioni fasciste e in camicia nera, con scritte oltraggiose sui monumenti ai caduti e con i fischi ai due ministri della Repubblica durante la celebrazione al monumento del milite ignoto. Ma neanche le immagini della manifestazione di Milano erano rassicuranti, la politica fischiata da entrambe le parti, Bersani e Moratti, come la politica tenuta a distanza ci dicono della lontananza del nostro dire dalle attese che ci sono e dalle fibrillazioni che aumentano.
La politica regionale passa più inosservata rispetto a quella del Paese ma come ho avuto modo di dire prima penso, temo che nella testa della maggioranza dei cittadini sardi questo governatore, questa maggioranza e con essa questa legislatura siano vicende concluse.
Un timore che nel distacco della politica dai cittadini ci finiamo anche noi se non sapremo dare il colpo di reni che è atteso. E non abbiamo molto tempo.
Cerchiamo da subito di mettere in campo il meglio di noi stessi non per noi stessi ma per quello che ci è stato dato il compito di fare.
mercoledì 27 aprile 2011
Spalancate le porte a Cristo!
Spalancate le porte a Cristo!
Non abbiate paura di accogliere Cristo
e di accettare la Sua potestà!
Aiutate il Papa
e tutti quanti vogliono servire Cristo
e, con la potestà di Cristo,
servire l'uomo e l'umanità intera!
Non abbiate paura!
Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo!
Alla Sua salvatrice potestà
aprite i confini degli Stati,
i sistemi economici come quelli politici,
i vasti campi di cultura,
di civiltà, di sviluppo.
Non abbiate paura!
Cristo sa cosa è dentro l'uomo.
Solo Lui lo sa!
Oggi così spesso l'uomo non sa
cosa si porta dentro,
nel profondo del suo animo,
del suo cuore. Così spesso è incerto
del senso della sua vita su questa terra.
E' invaso dal dubbio
che si tramuta in disperazione.
Permettete a Cristo di parlare all'uomo.
Solo Lui ha parole di vita,
sì, di vita eterna!
Meditazioni di Giovanni Paolo II
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