"Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee,o le sue idee non valgono nulla o non vale nulla lui" (Ezra Pound) www.marcotatti.it contatto:marcotatti@tiscali.it
lunedì 12 marzo 2012
Leggere(e a prescindere da quello che si legge)è davvero il cibo della mente!
Con il rispetto e la stima che si devono avere per una figura come quella di Citati ,francamente non condivido assolutamente la sua tesi.La lettura di un certo libro piuttosto che di un altro e' un qualcosa che attiene sempre alla sfera individuale-soggettiva della persona.In virtù di' questa ineluttabile considerazione non ho,per esempio,mai letto Dan Brown e ho invece piu' volte letto libri di C...oelho e di Faletti. Forse perche'mi definisco lettore onnivoro non riesco,in questa fattispecie,a cogliere appieno la sua considerazione,e tuttavia,se e' vero che il 46 per cento degli italiani e'analfabeta di ritorno,perche'dire che e' meglio non leggere piuttosto che farlo con best-seller di autori come Dan Brown,Coelho,Faletti e eventualmente altri?
Il declino degli scrittori (e del pubblico)
Dan Brown, Coelho, Faletti:
bestseller da non leggere
Dimenticati i capolavori degli anni '60 e '70, la letteratura italiana oggi è fatta di trame banali e stile mediocre
Il declino degli scrittori (e del pubblico)
Dan Brown, Coelho, Faletti:
bestseller da non leggere
Dimenticati i capolavori degli anni '60 e '70, la letteratura italiana oggi è fatta di trame banali e stile mediocre
Paulo Coelho
Malgrado l'opinione di Roberto Calasso, credo che i lettori italiani siano peggiorati negli ultimi trenta-quarant'anni. Non c'è da meravigliarsi. La generazione letteraria del 1910-1924, che pubblicava i propri libri attorno al 1960-1970, è stata la più ricca e feconda apparsa da secoli nella letteratura italiana.
I lettori ereditavano le qualità degli scrittori. Erano lettori avventurosi e impavidi, che non temevano difficoltà di contenuto e di stile, fantasie, enigmi, allusioni, culture complicate e remote. In quegli anni libri bellissimi ebbero un successo che oggi non si potrebbe ripetere. Penso sopratutto a due casi. Quello dell' Insostenibile leggerezza dell'essere di Milan Kundera; e quello delle Nozze di Cadmo e di Armonia di Roberto Calasso. Non si era mai visto un così arduo libro di saggistica, fondato su una analisi rigorosa dei testi, conquistare un pubblico tanto vasto, e ripetere il suo successo in ogni Paese.
Oggi la lettura tende a diventare una specie di orgia, dove ciò che conta è la volgarità dell'immaginazione, la banalità della trama e la mediocrità dello stile. Credo che sia molto meglio non leggere affatto, piuttosto che leggere Dan Brown, Giorgio Faletti e Paulo Coelho. Intanto, continua la scomparsa dei classici. Gli italiani non hanno mai letto Dickens e Balzac. Oggi, anche Kafka (che nel 1970-80 era amatissimo) va a raggiungere Tolstoj e Borges nel vasto pozzo del dimenticatoio. Per fortuna, restano i poeti: o, almeno, una grande poetessa, Emily Dickinson.
Anche i numeri stanno calando. Negli ultimi mesi le vendite dei libri - sia delle clamorose novità sia del lento catalogo - sono discese di circa il 12 per cento rispetto agli anni precedenti: così mi dicono. È una vera catastrofe editoriale, alla quale speriamo che portino rimedio i prossimi mesi dell'anno. La spiegazione è ovvia: la crisi economica si è allargata e si è estesa. Ma niente è meno costoso, e tanto indispensabile, come il piacere della lettura.
Il principale rimedio è la diminuzione del prezzo dei libri. Molte case editrici ricorrevano, negli anni passati, a un sistema di vendite scontate (del 20 o 30 per cento) in alcuni mesi dell'anno, specialmente ottobre, novembre, dicembre. I risultati economici erano notevoli. La cosa mi sembra perfettamente legittima. Non vedo perché una casa automobilistica possa abbassare, per qualche mese, i prezzi delle vetture, e una casa editrice non possa diminuire quelli dei libri. Ma, nel 2010, è accaduta una cosa inverosimile. Sottoposto a non so quali pressioni, il governo ha di fatto ucciso le vendite straordinarie dei libri, o le ha ridotte al minimo. L'industria editoriale italiana è gracile e fragile. Se non si vuole farla affondare completamente, il provvedimento del 2010 va assolutamente abolito. Ogni editore venda i propri libri al prezzo che preferisce.
Pietro Citati
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