
di Serena Lullia.
La terza investitura di Renato Soru a guida della Sardegna arriva dal fondatore del quotidiano “La Repubblica”, Eugenio Scalfari. E’ lui che al convegno di Sinistra Democratica chiede all’ex governatore di scendere di nuovo in campo per dare un futuro all’isola.
Una richiesta che arriva dopo l’annuncio dello stesso Soru di voler mettere in stand by il suo ruolo di leader del centrosinistra sardo in attesa della fine del processo Saatchi & Saatchi. «Non può aspettare i tempi del processo – ha detto Scalfari alla fine del convegno sul piano paesaggistico -. Lei è un uomo del Pd. Il partito e la Sardegna hanno bisogno di lei». Parole che infiammano il pubblico del cineteatro. Una lunga maratona di interventi che ruotano attorno al Ppr, a sei anni di distanza dal debutto.
Il dibattito, coordinato da Augusto Ditel, segna il trionfo dell’urbanistica verde, della difesa dell’ambiente dal grigio cemento. A osservare questa mobilitazione anti-mattone selvaggio, questo esercito di cittadini e amministratori per nulla affascinati dal cemento, ci sono i due orgogliosi padri del Ppr, Renato Soru e Gian Valerio Sanna. In platea un osservatore di eccezione, Eugenio Scalfari.
Nell’evento dell’estate gallurese più riuscito per il centrosinistra, il Ppr viene rilanciato come l’unico strumento urbanistico illuminato per dare un futuro di ricchezza alla Sardegna. Una tesi sostenuta da tutti i sindaci dei comuni rossi, da Orosei alla Maddalena a Bortigiadas fino a Santa Teresa.
A infiammare la platea sono le parole dell’ex assessore Gian Valerio Sanna: «Col Ppr abbiamo cercato di impedire che il territorio dei sardi fosse subordinato agli interessi privati dei soliti pochi pronti ad arricchirsi. Abbiamo detto basta al baratto di aree del Puc per i consensi elettorali. La giunta Cappellacci in 17 mesi ha cercato di tagliare le gambe di quella nostra visione basata sui valori della cultura, dell’ambiente e dell’identità. Con il piano casa, fondato su una idea liberticida dettata da Roma». Il gran finale è per Soru. L’ex governatore ripercorre la genesi e la storia del piano paesaggistico, ne ricorda la filosofia tra gli applausi: «Sei anni fa decidemmo di ripristinare le regole. Per impedire che un vuoto normativo consegnasse la Sardegna agli speculatori. Abbiamo scelto di lasciare intonsa quella parte di territorio ancora vergine. Un dovere verso le nuove generazioni per garantire ai sardi di vivere bene. Non il blocco dell’edilizia, ma la riqualificazione dell’esistente. Perchè il valore di un terreno non è dato dai metri cubi che si possono costruire. Ma dalla sua storia e dalla sua identità
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